NEWS   |   Industria / 25/01/2019

Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 37: l’intervista a Mirkoeilcane, vincitore a Sanremo del Premio Enzo Jannacci 2018

Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 37: l’intervista a Mirkoeilcane, vincitore a Sanremo del Premio Enzo Jannacci 2018

Ideato nel 2017 da NUOVOIMAIE insieme a Paolo Jannacci, figlio del grande cantautore scomparso nel 2013, per celebrare l'ironia e la poesia dell'indimenticabile voce di "Vincenzina e la fabbrica", "Sfiorisci bel fiore", "Vengo anch'io no tu no", "Ho visto un re" e tanti altri successi, il Premio Enzo Jannacci ha onorato, negli ultimi due anni, gli artisti più promettenti inseriti nel novero di Giovani in gara sul palco del teatro Ariston in occasione del Festival della Canzone Italiana. "E' un atto d’amore, nel ricordo di papà e delle sue interpretazioni, che hanno reso i brani che ha cantato riconoscibili e inimitabili con un timbro, un’intonazione e un’intensità speciali, pieni di gioia e di passione per la musica", ha spiegato Paolo Jannacci, ribadendo l'impegno profuso dall'Istituto Mutualistico di Artisti Interpreti ed Esecutori in favore dei giovani.

Lo scorso anno ad aggiudicarsi il premio, grazie al voto della Giuria composta dallo stesso Paolo Jannacci e da Dodi  Battaglia e Maldestro in rappresentanza di NUOVOIMAIE, è stato Mirkoeilcane, giovane esponente della canzone d'autore in gara allo scorso Festival della Canzone Italiana con il brano "Stiamo tutti bene".

"C'era questa brutta abitudine, nei 'vecchi Sanremo': quello di lasciare i giovani ai margini", ha spiegato lo stesso Mirko Mancini, titolare del progetto premiato lo scorso anno: "La categoria cadetta veniva fatta esibire a notte fonda, o in tempi morti: perché il senso comune era che da Sanremo ci si dovesse aspettare sempre le stesse cose. E' stato un peccato, perché nell'ascoltare qualcosa di nuovo il peggio che può capitare è sorprendersi: parlando da spettatore, credo che sia il compito di chiunque si occupi di musica di portare il pubblico a scoprire qualcosa di nuovo. Per fortuna le cose sono cambiate, e dai Sanremo di oggi non c'è niente di cui lamentarsi".

Vincere il premio intitolato a Enzo Jannacci, per Mancini, è stato un grande onore: "Enzo Jannacci l'ho conosciuto grazie alle cassette che mio padre suonava in macchina: da bambino mi conquistò 'Giovanni telegrafista', un brano che a quell'età mi divertiva, ma crescendo mi ha fatto capire con che strumenti un grande cantautore riesca a dare un volto e una storia ai personaggi delle sue canzoni. Vincere il premio, per me, è stato molto importante: sono arrivato a Sanremo da cantautore, e venire riconosciuto da persone che ho sempre ammirato - il figlio di Enzo, Paolo, e Dodi Battaglia, che come chitarrista è sempre stato uno dei miei punti di riferimento - per me è stato senza dubbio un traguardo".

Avvicinarsi "da cantautore" a una manifestazione spiccatamente "pop" come il Festival è ancora un problema? "No, ma mi auguro che le eventuali distanze rimaste tra il mondo della canzone d'autore e il festival si assottiglino ulteriormente", spiega Mancini: "Ne guadagneremmo tutti. Non pretendo che Sanremo diventi il festival dei cantautori, perché il festival della Canzone Italiana è giusto che rappresenti tutti i generi, ma - sempre da spettatore - mi accorgo quando una canzone è cantata da chi l'ha scritta: c'è un'energia diversa. Allargando il quadro, Sanremo ha il vantaggio di essere una platea estremamente nazionalpopolare, che può portare all'attenzione di un pubblico vastissimo realtà solitamente lasciate appannaggio di chi frequenta i locali di musica dal vivo".

Qual è il consiglio - e l'augurio - che Mirko Mancini si sente di rivolgere ai giovani colleghi che, tra pochi giorni, vivranno l'esperienza che lui ha vissuto lo scorso anno? "Suggerirei a tutti di affrontare il Festival con calma, di prendere tutto con le pinze. So che pare un consiglio da anziano, categoria alla quale appartengo, ma a Sanremo - in pochi giorni - succedono così tante cose che ci si mette un anno a metabolizzarle. Chiunque salga su quel palco, davanti non solo alla platea ma anche a milioni di telespettatori, riesce ad avere immediatamente coscienza del valore della canzone che sta proponendo: con un brano scadente, a Sanremo, difficilmente si riesce a farla franca. Quindi auguro a tutti di accorgersi del valore delle proprie canzoni, e di esserne orgogliosi".

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