NEWS   |   Pop/Rock / 21/01/2019

Gli Skunk Anansie festeggiano 25 anni: l’album dal vivo “25Live@25”, i concerti in Italia in luglio, la politica – INTERVISTA

Gli Skunk Anansie festeggiano 25 anni: l’album dal vivo “25Live@25”, i concerti in Italia in luglio, la politica – INTERVISTA

“Mi dispiace che la mia Italian è uno poco rustica”, si scusa Skin. La cantante è a Milano con il chitarrista Ace per presentare il primo album dal vivo elettrico degli Skunk Anansie. Si intitola “25Live@25”, è doppio ed esce per festeggiare i 25 anni di carriera del gruppo che debuttò a Londra nel marzo 1994. “Non siamo tipi nostalgici”, dice Skin, “però questo traguardo lo volevamo celebrare. Non è facile arrivare al quarto di secolo, specie in questo periodo in cui radio e tv non passano il rock. Ecco la nostra definizione di successo: esserci dopo tutti questi anni”.

“25Live@25” è un album dal vivo compilato come si faceva un tempo. Non è testimonianza di un singolo evento, ma raccoglie esecuzioni dal 2007 al 2018, comprese alcune registrate a Milano, Taormina e Rimini. Oggi gli Skunk Anansie fanno parte del mainstream, ma quando emersero dal melting pop della Londra anni ’90 erano un misto di energia e fervore politico. Skin cantava di sessualità, fascismo, religione e razzismo, mentre la band suonava un crossover influenzato dalle band americane come i Rage Against the Machine. Il successo del grunge e del rock alternativo aveva aperto una porta e loro firmarono il primo contratto discografico il giorno in cui fu trovato il corpo di Kurt Cobain, l’8 aprile 1994.

Il doppio live contiene le canzoni politicizzate dell’epoca come “Little baby swastikkka”, “Selling Jesus”, “Intellectualise my blackness”, “Yes it’s fucking political”. Sono ancora rilevanti? “Forse lo sono più di un tempo”, dice Skin. “Sono disgustata. Trump ha ridato energia alla destra in tutto il mondo che ora usa l’immigrazione per impaurire le persone. La destra usa la violenza, le menzogne e la paura per governare, la sinistra non può fare lo stesso perché lo considera immorale e perciò soccombe. Ma dobbiamo continuare a lottare, mantenere i nostri valori intatti, agire. Sono spaventava per quello che sta succedendo, anche in Italia”. Il rock può fare qualcosa oggi che è diventato middle class, come dice Skin? “Le cose potenti ci sono ancora, solo che devi cercarle nell’underground, tipo Sleaford Mods”, commenta Ace. “Il nostro caso è unico perché riuscimmo a diventare mainstream pur restando radicali”.

Quel tempo è lontano. Nel 1995, quando uscì l’album di debutto del quartetto “Paranoid & sunburnt”, Skin metteva paura per come cantava, per come si muoveva sul palco, per le cose che diceva. Molti anni dopo, eccola girare i centri commerciali italiani accolta dal pubblico televisivo che le chiede di ripetere “attacca!”, il suo cavallo di battaglia ai tempi di X Factor. Qualcosa è andato storto. “Sai, col successo arriva la fama, che ne è un sottoprodotto. E la devi gestire. In più, come artista devi fare cose diverse, prenderti dei rischi, devi sperimentare se non vuoi rifare sempre le stesse cose. Io ho tracciato una linea che cerco di non oltrepassare: faccio solo cose collegate alla musica, non quelle cagate da celebrity. Il giorno in cui mi vedrete partecipare a uno show di vip nella giungla vorrà dire che sarò fottuta”.

Quando le si chiede quali sono stati i momenti migliori e peggiori degli ultimi venticinque anni, Skin cita da una parte la lezione di canto presa a casa di Pavarotti, dall’altra lo scioglimento momentaneo del gruppo nel 2001 e la tragedia del 2011 al Pukkelpop, quando cinque persone morirono a causa del crollo di una struttura a causa di tempesta di pioggia e vento. “Io potrei citare il giorno in cui fummo headliner a Glastonbury, che è stato un po’ il picco della nostra popolarità”, dice Ace. “E invece ricordo con piacere un concerto a Madison, Wisconsin. Era la nostra prima volta in America, era in un locale piccolo, un bar. Non sapevamo se sarebbe venuto qualcuno e invece il posto si riempì. L’impianto faceva schifo, ma fu pazzesco, con Skin che faceva stage diving sulla gente. Ecco, in quel momento ho pensato: questa sì che è vita”.

La band si esibirà in Italia in estate, all’interno di quattro festival dal 4 e all’8 luglio. Intanto, sta lavorando a un nuovo album. “Possiamo solo dire che va in una nuova direzione. Quest’estate ascolterete anche degli inediti. Non sarà un concerto per nostalgici, saranno concerti diversi, più teatrali”. È noto che in Italia il quartetto è particolarmente popolare. Com’è che sono più famosi da noi che in Inghilterra? “In realtà, abbiamo successo in tutta l’Europa continentale”, risponde Ace. “Per dire, adesso siamo al numero 1 in Polonia. È un successo che ci siamo costruiti in Germania, Olanda, Svizzera, ma anche in Australia e Sud Africa, suonando, suonando e suonando”. E poi gli italiani apprezzano i testi, aggiunge Skin. “Amano le ballate e… le dive. E poi sono pazzi. Ricordo il nostro primo concerto qui, al Tunnel. Era la nostra prima volta fuori dall’Inghilterra, non sapevamo se agli italiani saremmo piaciuti. Andarono tutti fuori di testa. That was cool”.

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