NEWS   |   Italia / 20/01/2019

Gli Ex-Otago raccontano il nuovo album ‘Corochinato’: ‘È come una nottata, che inizia all’aperitivo’ – VIDEOINTERVISTA

Gli Ex-Otago raccontano il nuovo album ‘Corochinato’: ‘È come una nottata, che inizia all’aperitivo’ – VIDEOINTERVISTA

A circa due anni e mezzo di distanza da “Marassi”, quinta prova di studio degli Ex-Otago, la band capitanata da Maurizio Carucci torna a farci respirare l’aria di Genova, la sua città, “una gabbia da cui voler scappare il prima possibile ma anche una casa che come lei non c’è nessuno”, come la definisce il frontman della formazione ligure. E se nel 2016 la parola chiave di Carucci e compagni era stata il quartiere della bassa val Bisagno, adesso gli Ex-Otago – che vedono, accanto a Maurizio Carucci alla voce, Francesco Bacci alla chitarra elettrica, Simone Bertuccini alla chitarra acustica, Olmo Martellacci alle tastiere e Rachid Bouchabla alla batteria - vanno a grattare nel “mezzo dimenticato” racchiudendo il significato del disco in un termine sconosciuto a molti non genovesi: “Corochinato”. 

“È un vino aromatizzato che in antichità si faceva col bianco di Coronata, che è un quartiere di Genova dove c’erano dei vigneti, e la china, cioè varie spezie. È un aperitivo che ad oggi è diventato raro, che si beve in pochissimi posti decrepiti del centro storico, veramente tre o quattro. Ha una produzione limitatissimissima e soprattutto si beve in un momento bello della giornata, quando si finisce il lavoro e si va in questi baretti e si beve questo Corochinato, chiamato anche “asinello”, e si discute, si pontifica sulle varie vicende della società nostra”, spiega Carucci nel palazzo di vetro della Universal che svetta sui tetti della periferia nord di Milano, dove la band ha incontrato la stampa. Proseguendo: “Siccome intitolare un disco è sempre un’operazione difficile, spacca cervelli, ci è sembrato che questa bevanda potesse racchiudere in sé non solo il disco ma anche il progetto nostro perché tutte queste caratteristiche stanno anche molto bene su di noi, ce le sentiamo molto addosso. Per questo abbiamo voluto dedicare questo disco a questo vino, che necessariamente è diventato anche nostro”. 

Non si tratta, però, di provincialismo, perché ognuno, spiega il chitarrista Francesco Bacci, ha il suo Corochinato: “Crediamo che possa essere indossato da chiunque, ogni città ha il suo elemento tipico, identitario, che in qualche modo in un simbolo piccolo e quotidiano può racchiudere un senso gigante”. Ma non è tutto: il Corochinato è il simbolo dal quale la narrazione contenuta nell’album, in uscita il prossimo 8 febbraio, prende le mosse, per poi andare oltre. Si parte con un aperitivo, insomma, e poi ci si addentra nel cuore della notte. “Abbiamo provato a raccontarcela così: il disco è come una nottata, che inizia all’aperitivo con il Corochinato” - illustra Bacci – “E la nottata rispetto al giorno è molto più irrazionale, è molto più, se vuoi, confusionaria, contiene molti più opposti e molte più sorprese e il disco è come provare a scorrere una delle notti possibili, o tante notti tutte insieme: quella in cui stai a casa e bevi una tisana, quella in cui vai a spaccarti in discoteca, quella che ritorni all’alba senza aver concluso niente, tutte queste cose. Questo disco è un po’ così, un calderone di tutti questi possibili episodi di una comunissima vita notturna”. Per dare maggiore concretezza a questo viaggio, la band è partita dalle sue certezze, dal territorio del quale “conosciamo tutte le pieghette, le cose segretine”, dice Bacci prima di lasciare l’ultima parola a Carucci: “E che ci ha formati”.

Anticipato dai singoli “Tutto bene”, prima, e “Questa notte” poi, “Corochinato” vede alla produzione artistica Matteo Cantaluppi, già collaboratore del gruppo con “Marassi”. Può sembrare scontato che gli Ex-Otago siano uno dei tanti nomi dell’universo indie-pop italiano degli anni Duemila, ma la band non si è mai sentita particolarmente legata a un genere specifico e lo conferma anche “Corochinato”. “Dal punto di vista dei suoni, l’album non ha proprio un marchio, un timbro preciso. C’è molto anni Novanta secondo noi, ma c’è anche un bel po’ d’influenza anni Ottanta, ma non siamo mai stati particolarmente attenti alla ricerca del suono o del genere. Siamo sempre stati molto più attenti ai contenuti, cioè soprattutto alla melodia e ai testi. Poi effettivamente ognuno di noi ha degli ascolti che spesso sono anche simili e ultimamente stiamo ascoltando molte di queste cose qui, dai Porches ai Morcheeba a Cibo Matto, per cui sono inevitabilmente finiti anche nel disco, ecco”, precisa la band.

La musica di “Corochinato”, accompagnata dal repertorio degli Ex-Otago, andrà in tournée a partire dal prossimo mese di marzo, con il debutto del “Cosa fai questa notte? Tour 2019” sul palco del Teatro della Concordia di Torino il 30 marzo. “Stiamo lavorando molto su questo live, da mesi, perché vorremmo provare a creare più che un live un’esperienza che vada al di là della mera esecuzione, che provi in qualche modo a raccontarci un po’ di più attraverso varie sperimentazione e varie gag”, spiega il cantante genovese, passando poi ai dettagli: “Per cui sarà un live che mischierà la musica forte, pestona, alla musica accarezza… A noi, anche molto a noi: ci piacerebbe raccontarci, raccontare il progetto il più possibile perché poi se non lo raccontiamo noi non è che abbiamo molto altro da dire”. Il primo palco importante che aspetta la band genovese è però quello dell’Ariston, dove Carucci e soci porteranno il loro brano, parte di “Corochinato”, in gara alla sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo, “Solo una canzone”. Ai fan della prima ora che storcono il naso gli Ex-Otago rispondono con un sorriso: “Dopo tutto quello che è successo alla musica italiana è più snob non andare a Sanremo, oggi, secondo noi”.

 

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