Warner, polemiche in Usa sui megastipendi ai dirigenti

Il nome della casa discografica di Madonna, R.E.M. e Red Hot Chili Peppers campeggia da qualche giorno sulle pagine economiche dei maggiori quotidiani internazionali in seguito alla notizia del suo prossimo collocamento in Borsa, previsto per il mese di maggio a Wall Street (vedi News). Ma negli Stati Uniti la Warner è nell’occhio del ciclone anche per gli stipendi da favola a cui il top management dell’azienda ha deciso di non rinunciare neppure in un periodo di recessione, tagli drastici ai costi e licenziamenti in massa. A rivelare le cifre dello “scandalo”, come Rockol riportò a suo tempo (vedi News), era stato qualche settimana fa l’autorevole Financial Times, puntualizzando che il totale degli onorari percepiti nel 2004 dai cinque massimi “executive” dell’azienda (a cominciare dal presidente Edgar Bronfman Jr., che l'anno scorso ha messo in tasca 6,25 milioni di dollari) ammontava a più del triplo dei ricavi operativi, 7 milioni di dollari, incassati negli ultimi dieci mesi dalla major
Le reazioni non si sono fatte attendere: Ritch Esra, coeditore della pubblicazione specializzata on-line Music Business Registry, ha dedicato all’argomento un editoriale estremamente critico, ricordando come nello stesso lasso di tempo la Warner abbia licenziato 1.600 dipendenti e chiuso i rapporti con 93 dei 193 artisti fino a quel momento sotto contratto con le sue etichette americane. “E’ un fatto che la dice lunga sul sistema di valori adottato dei proprietari dell’azienda”, scrive Esra, “ed è difficile afferrare o comprendere per cosa, in un caso come questo, i dirigenti debbano essere ricompensati”. “In fin dei conti”, conclude il giornalista americano, “questo spiega come Warner Music (così come le altre etichette che ne condividono la mentalità) abbia un reale interesse a restare fedele a un sistema malfunzionante e ormai totalmente inefficace di gestire i suoi affari invece di cercare di capire cosa fare per reinventarlo creativamente”.
Ma non si tratta di un caso unico: il sito americano HITS Dailydouble, che ha ripreso l’articolo citato, riferisce anche di commenti velenosi sui blog e riporta i contenuti di una lettera aperta che un ex dipendente della Warner a Londra, Carlos Anaia, ha indirizzato a Bronfman in persona. “Informare uno staff già col morale sotto i tacchi, e per di più attraverso una terza parte, che i salari e i bonus annui di ciascuno dei cinque top manager valgono più o meno 20 volte quel che io potrei guadagnare in una intera vita di lavoro è un comportamento giudicabile come più che insensibile. Se volevate farci sentire dei vermi”, conclude amaro Anaia, “ci siete riusciti”.
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