L’ordinario straordinario: Pink Floyd, la mostra 'Their Mortal Remains' di Dortmund vista con gli occhi del fan

L’ordinario straordinario: Pink Floyd, la mostra 'Their Mortal Remains' di Dortmund vista con gli occhi del fan

Non c’è due senza tre: dopo Londra e Roma, ho avuto la bella idea di visitare la mostra dei Pink Floyd anche a Dortmund.

Nel freddo, ma assolato, 2 gennaio 2019 sono salito con la mia Silvia di buon mattino su un treno ICE che da Düsseldorf mi ha portato a Dortmund dove, già all’arrivo in stazione ho avuto la piacevolissima sorpresa di intravedere la parte alta della Dortmund U-Tower e notare il muro di The Wall che viene costruito e buttato giù ogni tre minuti (e su quattro lati!!!) grazie a dei proiettori sapientemente posizionati. Non male come biglietto di benvenuto di gran lunga il migliore delle tre location di “Their Mortal Remains”, con tutto il rispetto per la “sacralità” del V&A e del Macro della mia città natia.

A differenza del fiume di gente di Londra e del deserto di Roma, in Germania ho trovato una discreta e ordinata presenza di persone del luogo che, con mia sorpresa, aveva un’età media adeguata ad aver visto Syd sul palco: evidentemente la gioventù tedesca avrà il suo trapper di riferimento.

Nelle varie sale, al di là della diversa disposizione imposta dalla logistica della struttura (la mostra è comunque tutta su un piano, il penultimo, della torre) non c’è nulla che non abbia già visto nelle altre città. Di diverso ho trovato i divieti: a Londra niente foto col Flash, a Roma niente foto nella performing room e a Dortmund vietato toccare il muro di “The Wall”; paese che vai usanza che trovi.

Come a Roma manca il furgone Bedford e la ricostruzione 3D della Battersea e il downsizing rispetto al V&A è più o meno lo stesso visto all’ombra del Colosseo; ho la vaga sensazione che Londra sia stata usata, anche, come allestimento completo da cui effettuare “prelievi variabili” di materiale a seconda delle varie tappe successive (chissà cosa avrebbe da dire a riguardo Po Powell).

Sono rimasto molto divertito nel vedere la riproduzione del velivolo usato nei concerti dei primi anni settanta con un fanalino fulminato e stupito nel vedere come i nostri amici teutonici non fossero per niente avvezzi a mostrare interesse per i mixer messi a disposizione per “giocare” con i vari canali di Money; contenti loro contenti tutti (in compenso il Prisma ha riscosso molti apprezzamenti)!

La sala riservata a Wish You Were Here è forse la più piccola che sia stata allestita fin’ora ma, a mio modesto parere, regala un’atmosfera più intima e raccolta che porta a stringerti all’assenza di Syd (nel 1975 come oggi che ci ha lasciato da quasi 13 anni).

Sull’ambiente di The Wall, a parte la mega sgridata che ho preso da una signora alla quale mancavano solo due doberman ringhianti e gli occhi iniettati di sangue, va segnalato il graditissimo avvicinamento della ricostruzione della scena dell’Hotel Tropicana (leggasi Nobody Home sul live) al pubblico; potrei quasi sedermi insieme al manichino a guardare la TV, ma la paura dell’arcigna addetta alla vigilanza mi ha pietrificato limitando di molto i miei movimenti. Stessa cosa accade nella sala relativa al 1987, dove il letto su cui siedono i manichini vestiti con le solite giacche ricoperte di lampadine è posto al centro e puoi finalmente girarci intorno e godertelo appieno.

A seguire, sempre in ordine cronologico e quindi di sala, arrivando al 1994 rischio l’infarto del miocardio notando che, verosimilmente durante il trasporto da Roma a Dortmund, la testa metallica di sinistra è stata visibilmente danneggiata a metà altezza e ha uno squarcio di circa 20 centimetri (non sarà la pietà di Michelangelo ma, avendo i fan dei Floyd ormai una certa età, meglio prestare più attenzione in futuro!); la coppia di teste di pietre è, al momento, intera. Sarà mia cura verificarne l’integrità alla prossima tappa.

Superando la sala\corridoio dedicata a “The Endless River”, si entra nella performing room che, come Roma, impallidisce rispetto all’allestimento audiovisivo del V&A. Purtroppo viene solo mostrata l’esecuzione di Comfortably Numb del 2 luglio 2005 che non è più preceduta dall’animazione relativa alla “discesa” nell’underground londinese e neanche dal video di Arnlod Layne; troppo datata per essere ancora apprezzata? Chi può dirlo, per me è una rinuncia poco gradita (chiederemo a Po anche questo!).

Finita la visita alla mostra si può godere del bel panorama dal bar della Dortmunder U, uscire e recarsi allo store collocato fouri dalla struttura (volendo ci si potrebbe anche andare prima di entrare, ma io non sono Mason l’Inside Out è una sua prerogativa!) dove, con uno sconto netto del 34%, puoi portarti via il catalogo ufficiale della mostra  in lingua italiana (devono essergliene avanzati proprio tanti in quel di Via Nizza).

Avete tempo fino al 10 febbraio per visitare la mostra e approfittare dell’offerta sul catalogo, al netto delle spese di trasferta ne vale la pena!

Me ne vado pensando che, forse, la migliore immagine da conservare è quella della sequenza video di Wot's... Uh The Deal, dove i Floyd vanno tutti d’accordo e riescono persino a ridere e gioire tutti insieme.

Love

Fabio "Floyd" Flecchia

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