Aspettando il Festival: Baglioni, Carone, Dear Jack, Belleno, Di Palo... ma voi non siete già stanchi di Sanremo?

Aspettando il Festival: Baglioni, Carone, Dear Jack, Belleno, Di Palo... ma voi non siete già stanchi di Sanremo?

Aspettavo che si smorzasse la buriana per dire sommessamente la mia, ma temo che di questo passo arrivi il 5 febbraio, quindi lo faccio adesso.
Il tema è l’esternazione di Claudio Baglioni di cui sicuramente siete informati, e sulla quale ormai chiunque ha preso qualunque posizione.
Quello che mi pare non sia stato scritto, o che almeno non mi pare di aver letto, e che penso io, è molto semplice.

Claudio Baglioni è un cittadino italiano, e ha tutto il diritto di dire “Piove, governo ladro!” (anzi, lui – per il suo impegno a Lampedusa – magari ne ha anche più diritto di tanti altri). Il punto è dove e quando lo dice.
Siccome Baglioni è un capitano di lungo corso, sa benissimo che dire “piove, governo ladro!” al bar è un conto, dirlo in una affollatissima conferenza stampa per di più trasmessa in streaming è un altro.
Ora: un mio collega ha già spiegato altrove, e meglio di come lo potrei fare io, che se ai cantanti non si rivolgessero certe domande, magari loro non si sentirebbero in obbligo di rispondere.
Ma siccome Claudio Baglioni non è l’ultimo arrivato, se al giornalista che gli ha chiesto un’opinione sulla questione migranti avesse semplicemente risposto “La mia opinione la tengo per me, sono qui per parlare d’altro”, nessuno si sarebbe permesso di criticarlo.
Oltretutto, essendo diventato il titolo di tutti i giornali, il parere di Baglioni sui migranti ha rubato spazio all’argomento di quella conferenza stampa (il Festival di Sanremo). Il che magari ha dato grande visibilità a Baglioni e al suo pensiero, ma ne ha tolta al Festival. A meno che – essendo un furbone di tre cotte – Baglioni non l’abbia fatto apposta; e in effetti da giorni il suo cognome è su tutti i giornali, più di quanto ci sarebbe stato se in quella conferenza stampa avesse parlato solo di Festival.

Colgo l’occasione per scrivere qualcosa di impopolare anche su un’altra questione. Si è riaperta, come al solito, la corsa alla lamentazione di quelli che non sono stati ammessi al Festival.
Si sono lamentati Pierdavide Carone e i Dear Jack, lagnandosi perché la loro canzone “Caramelle” non è stata ammessa in gara e dichiarando che si è trattato di censura per il tema trattato (la pedofilia) – e procurandosi così più spazio sui giornali e nelle radio di quanto ne avrebbero avuto se avessero partecipato al Festival. Si sono lamentati Nico di Palo e Gianni Belleno (adesso si fanno chiamare Of New Trolls) – anche la loro canzone è su temi di attualità; alcune parole chiave del testo: dignità, terremoto, ipocrisie... – non tanto, almeno dicono, perché il brano “Porte aperte” non è stato ammesso, ma perché non sono stati chiamati per informarli della motivazione dell’esclusione.
Adesso aspettiamo che qualcuno strilli che “Porte aperte” è stata censurata per la frase “E la paura poi ci assale – nelle vie delle città / non ci permette più di camminare – con l’amata libertà / sono troppi gli occhi sconosciuti – troppi intorno a noi / tutti i nostri sacrifici – sono a rischio sai”; così tutti si rimetteranno a dire la loro (“Razzisti! Populisti! Qualunquisti!”) – e magari Giletti invita anche loro a “Non è l’Arena”.
(E siccome i giornali, per semplificare, hanno scritto di Belleno e Di Palo nominando i New Trolls, è arrivata un’inutile precisazione dall’ufficio stampa di Vittorio De Scalzi: “In merito alla querelle sorta sull’esclusione della canzone ‘Porte aperte’ alla 69° edizione del Festival di Sanremo, in cui per semplificazione giornalistica è stato usato il nome della band New Trolls, Vittorio De Scalzi, co-fondatore dello storico gruppo, afferma che: ‘L’esperienza New Trolls si è conclusa nell’ormai lontano 2011 con pronuncia giudiziale e quindi nessuna canzone può essere stata presentata a nome New Trolls’”. Per la serie: vediamo se scrivono anche di me).
Ci si domanda perché e con quali aspettative i cantanti si propongano al Festival: possibile che non abbiano ancora capito – non dico Carone e i Dear Jack, che pure lo sanno bene, per esperienza diretta, ma almeno Belleno e Di Palo, che sono anziani ed esperti – che al Festival di Sanremo non si scelgono le canzoni, ma gli interpreti, e non sulla base della canzone, ma secondo ben altre dinamiche? Almeno tacessero, se non vengono accettati: farebbero miglior figura.
Ma va bene così: tutto fa brodo, come diceva la canzoncina di un vecchio Carosello. Meno male che a Sanremo mancano solo tre settimane...

Franco Zanetti

 

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