NEWS   |   Italia / 12/01/2019

Skiantos: la storia della copertina di “Ti spalmo la crema”

Skiantos: la storia della copertina di “Ti spalmo la crema”

Le due fotografie che preferisco di Guido Harari, ex fotografo “di cantanti” e oggi stimatissimo – e con ragione – ritrattista, sono:
1 – una foto che Guido mi ha scattato nel 1983, in cui indosso la mia divisa da bersagliere, con cappello piumato d’ordinanza (avevo finito da pochi giorni il servizio militare) e baffoni a manubrio irrigiditi dal gel;
2 – la fotografia di copertina di “Ti spalmo la crema” degli Skiantos.

Mi riferisco al marzo del 1984. Ero da poco rientrato (dalla caserma Piave di Albenga) al mio lavoro all’ufficio stampa della CGD. Come ho già raccontato altrove, da amico di Oderso Rubini e fan di tutte le sue produzioni, alla CGD facevo da infiltrato speciale, cercando di far del bene agli artisti di Oderso e cercando nel contempo di divertirmi per quanto possibile.
Nel 1981 ero riuscito a convincere la casa discografica a ristampare “Bianca Surf”, il 45 giri di Johnson Righeira; e da quel piedino messo nella porta era derivato l’incontro dei Righeira con i fratelli La Bionda, dal quale conseguentemente era scaturito nel 1983 “Vamos a la playa” (che fu un successo non da poco). In quegli stessi due anni, 1981 e 1983, avevo ideato e curato i due dischi grazie ai quali Ivan Cattaneo aveva dato una svolta – positiva, almeno economicamente – alla sua carriera: “Italian Graffiati” e “Bandiera Gialla”.
Sempre nel 1983, compii la scelta che avrebbe dato una svolta – negativa, almeno economicamente – alla mia, di carriera: dopo aver consigliato a Bibi Ballandi di tematizzare sugli anni Sessanta lo spazio che aveva rilevato su una collina dietro Rimini, declinai la sua proposta di “entrare in società” (lui ci metteva i soldi, io ci avrei messo il lavoro) e mi accontentai di propormi come ufficio stampa del locale - il Bandiera Gialla”. Bravo Zanetti, bella scelta lungimirante, complimenti. (Quell’estate rifiutai anche di occuparmi del programma televisivo che Italia Uno aveva chiesto a Ballandi di realizzare “in proprio” al Bandiera Gialla: al mio posto suggerii un giovanotto dai capelli rossi che lavorava al Credito Romagnolo e stampava in proprio una fanzine, il “Red Ronnie’s Bazar” – dando una svolta anche alla sua, di carriera).
E vabbé. Finita l’estate, un giorno venne da me Oderso – la racconto per come me la ricordo, ma se sbaglio Oderso mi corriggerà – per raccontarmi che dopo qualche anno di sbandamento gli Skiantos stavano provando a ripartire, in tre – Freak Sbarbo e Dandy - e mi fece ascoltare alcuni provini, fra i quali quello di “Canzone per l’estate”. Fu amore al primo ascolto: decisi che avrei provato a convincere la CGD a farne un disco. Io pensavo a un 45 giri, perché a quell’epoca la CGD coi tormentoni estivi aveva la mano felice: usciva da un uno-due micidiale (“Un’estate al mare” nel 1982 e la citata “Vamos a la playa” nel 1983) e io già gioivo a pensare che nel 1984 il boom l’avrebbe fatto “Canzone per l’estate” - che aveva come titolo completo “Canzone per l’estate (Un milione di copie già vendute)”.
Non so bene, non ricordo, come mai si decise invece di far fare agli Skiantos un album – di cover. Del resto, quell’anno Ivan Cattaneo un altro album di canzoni degli anni Sessanta proprio non voleva farlo (e aveva ragione, come dimostrerà nel 1986 il suo deludente “Vietato ai minori”), ma il revival degli anni Sessanta sembrava una miniera d’oro inesauribile. Sembrava.
Insomma, comunque, sarebbe bastato, dicevano in CGD, scegliere un po’ di canzoni non ancora sfruttate, sottoporle al trattamento Skiantos (del resto Freak Antoni con le cover ci aveva già giocato, sia nel suo box di 45 giri “L’incontenibile Freak Antoni”, sia col gruppo fantasma “Beppe Starnazza e i Vortici”) e oplà, il successo non sarebbe mancato.
Eravamo tutti convinti, contenti, motivati, e ci divertimmo molto nella scelta delle canzoni della tracklist, spaziando fra vecchi successi italiani e stranieri: non ricordo cosa lasciammo fuori, ma quel che c’era dentro lo so perché mentre scrivo ho per le mani il disco. Ero particolarmente soddisfatto dell’inclusione, nell’elenco dei titoli da provare a rifare, di “Surfin’ bird” dei Trashmen, una canzone di culto per me e per il mio amico e collega di trasmissione radiofonica Silvio Poli.
Però tutti dicevano che per ragioni editoriali (= per guadagnare qualcosa anche dalle edizioni musicali) nell’album ci volevano almeno un paio di inediti, e l’altro inedito era una canzone balneare intitolata “Ti spalmo la crema”.
La produzione in studio, per la serie “squadra che vince non si cambia” (in altre parole: se hanno fatto bingo con i Righeira lo faranno anche con gli Skiantos), fu affidata ai fratelli La Bionda. I quali, con tutto il rispetto, probabilmente, non so, come dire, ecco, insomma, non dev’essere scattata una particolare empatia fra loro e gli Skiantos. Altrimenti non avrebbero fatto, con “Ti spalmo la crema”, una “No tengo dinero” meno riuscita (“No tengo dinero” dei Righeira era uscita l’anno prima). E altrimenti forse si sarebbero resi conto che “Canzone per l’estate” era il titolo forte, anzi fortissimo, anzi sarebbe dovuta essere il 45 giri.

Io ne ero così convinto che ne sono convinto ancora oggi (e infatti l’ho fatta reincidere al mio amico avvocato/cantante Porfirio Rubirosa, nel 2012, con qualche ammodernamento minimo nel testo) (e rimango convinto che bisognerebbe riprovarci, con quella canzone, perché è uno spreco che non la conoscano tutti come tutti conoscono “Vamos a la playa” o “L’estate sta finendo” – altra grandissima canzone, la seconda, detto per inciso).


Però là in CGD erano tutti convinti che il 45 giri giusto fosse “Ti spalmo la crema”. O meglio: ne era convinta una signora il cui parere contava molto. E chissà, forse ne erano convinti anche gli Skiantos. Oderso, non so. Sta di fatto che l’album che io avrei voluto intitolare “Canzoni per l’estate” finì con l’intitolarsi “Ti spalmo la crema”, e io lo considero un’occasione buttata via. Chissà cosa ne sarebbe stato, degli Skiantos, se quell’estate del 1984 avessero sbancato le classifiche.
Mi diedi però un gran daffare almeno sulla copertina, come consolazione (ed ecco dove il cerchio si chiude – mille parole dopo). Volevo che gli Skiantos apparissero sepolti nella sabbia fino al collo, come nei fumetti di Tex Willer, quelli con un poveretto con solo la testa fuori dalla terra, cosparso di miele e lasciato in pasto alle formiche carnivore. Difficile da farsi “davvero”, soprattutto in aprile. Allora chiamai Guido Harari – anzi, chiamai Letizia Pepori, sua allora compagna, agente e mediatrice – e le raccontai che l’idea era di fare una foto col trucco, ma mostrando che c’era il trucco.
Ricordatevi che eravamo nel 1984, epoca precomputer. Adesso basterebbero cinque minuti di Photoshop. Allora servì un bel po’ di lavoro e di impegno in più.
Nello studio di Harari, in un interno di via Francesco Sforza, a Milano, Neri Oddo, l’assistente di Guido, preparò un tavolato di legno con tre buchi per le tre teste. Il tavolato era poggiato su due cavalletti di legno; sotto il tavolato sarebbero stati, comodamente seduti su tre sgabelli, gli Skiantos, con le teste fuori dai buchi.
Mancavano solo i dettagli. Per il cielo, un fondale di carta azzurra a vista, con i sostegni e le carrucole, a mostrare con evidenza che era tutto finto. Un telo verde per simulare le onde del mare. Per secchielli, palette, biglie e altri accessori da spiaggia riuscii a trovare un grossista a Milano che accettò di vendermi la merce in esemplari unici e non a dozzine (ma facendomi pagare un secchiello quanto ne avrei pagati 12 in negozio). Mancavano due elementi: la sabbia e una ragazza in bikini.
La necessità (e i budget ridottissimi) mi fecero trovare le soluzioni. La sabbia da edilizia, diceva Harari, non va bene, si capisce che non è sabbia di mare. Quindi il weekend prima dello shooting (che allora si chiamava ancora “il servizio fotografico”) andai in auto a Pesaro, dove avevo fatto le vacanze da bambino e dove avevo un amico bagnino, e mi feci aiutare da lui a riempire (di nascosto) una decina di sacchi neri, quelli dell’immondizia, con la sabbia della spiaggia, che caricai nel baule della mia Alfasud.
Soldi per pagare una modella professionista non ne avevo. Quelli del management degli Skiantos, quando glieli chiesi, mi risposero con il nome della loro azienda (A.Gi.Di., Abbiamo Già Dato). Allora riuscii a convincere una giovane e graziosa giornalista del settimanale “Grand Hotel”, Simona Rodolli, a prestarsi per pura amicizia. L’avrei voluta in bikini, ma lei si presentò con un costume intero da piscina: e vabbé. Era aprile, e la pelle di Simona era bianco latte (anzi, bianco Milano). Letizia Harari le cosparse la schiena di fondotinta, e ne spalmò anche sulle facce di Sbarbo, Dandy e Freak. Io scrissi sulla sabbia, come Franco IV e Franco I, non “t’amo” ma “SKIANTOS”, e Guido Harari scattò le foto.
Erano proprio come le avevo desiderate: si capiva che era tutto un trucco, si capiva che era una cosa fatta con poche lire, ma soprattutto si capiva che volevamo farlo capire. Bastava usarle intere, le foto, per far vedere l’allestimento scenico. Le portai tutto soddisfatto alla persona che allora in CGD si occupava di copertine, R.M.. Gli spiegai il concetto, lui mi disse che aveva capito e mi chiese di scrivere a mano, con calligrafia infantile, il titolo dell’album; eseguii, e gli affidai il tutto a cuor leggero.
Sbagliando: perché R. M. non aveva capito, e dalla copertina definitiva tagliò nettamente la parte inferiore, cioè quella in cui si vedevano gli Skiantos seduti sugli sgabelli, l’impalcatura di legno e insomma tutto il trucco della fotografia finta spiaggia. Rovinò completamente il mio concept (allora non si chiamava così); ma non c’era più tempo per rifare tutto.
E così, l’album degli Skiantos per il quale, realizzando un sogno da fan, avevo curato il “coordinamento del progetto” (così dice il credito sulla copertina), uscì con una foto tagliata sbagliata, con un 45 giri di lancio sbagliato, e non ebbe alcun successo.
Ancora oggi me ne dispiaccio. Ma la storia ve l’ho raccontata volentieri.

Franco Zanetti

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