“Io sono Mia”, il 14-15-16 gennaio al cinema il film su Mia Martini: recensione e interviste

“Io sono Mia”, il 14-15-16 gennaio al cinema il film su Mia Martini: recensione e interviste

“È un modo per chiedere scusa a Mia Martini”. La colpa evocata da Riccardo Donna, regista del film “Io sono Mia”, è di non aver fatto nulla per fermare le maldicenze che circondavano la cantante, malignità che ne rovinarono vita e carriera. È uno dei temi chiave del film interpretato da Serena Rossi che il 14, 15 e 16 gennaio sarà in quasi 300 sale italiane, con distribuzione di Nexo (qua l'elenco delle sale). Non è il ritratto di una vittima, ma di una donna forte e sola, una grande interprete che ha dovuto lottare contro i pregiudizi, una che ha preferito stare lontana dalle scene piuttosto che piegarsi ai capricci di impresari e produttori che la volevano diversa. La Mia Martini di Riccardo Donna è una pop star italiana cocciutamente indipendente che ha le idee chiare su cosa cantare e che affronta le avversità con classe.

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A un certo punto, la carriera di Mia Martini si fermò di fronte alla voce assurda secondo cui la cantante portava sfortuna. Registi e produttori televisivi non la volevano nei loro studi per il timore che accadesse qualcosa di brutto, i fonici toccavano amuleti, la gente stava lontana. Lei tornò a cantare nel 1989 presentando a Sanremo “Almeno tu nell’universo” di Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio. Un’intervista con una giornalista immaginaria (Lucia Mascino) che avviene nelle ore immediatamente precedenti l’esibizione è l’artificio narrativo attraverso il quale vengono raccontati gli episodi chiave della carriera di Mimì: il rapporto contrastato col padre, narrato in modo molto meno drammatico rispetto a quanto fatto da Loredana Bertè; gli inizi come cantante jazz; la svolta con “Padre davvero”; il trionfo di “Piccolo uomo” e “Minuetto”; l’operazione alle corde vocali che ne cambia la voce; il declino che la porta a cantare nelle feste di piazza; la sofferenza, tanta.

“Io sono mia” è anche la storia di una donna in cerca del grande amore, un aspetto che Serena Rossi (“Un posto al sole”, “Ammore e malavita”, doppiatrice di film d’animazione) interpreta con spirito quasi fanciullesco. È un lato poco noto del personaggio. “Se pensiamo a Mia Martini pensiamo a una donna malinconica e indurita dalla vita”, spiega l’attrice. “Eppure è riuscita a mantenere viva la parte di fanciulla che aveva dentro. Sapeva ironizzare sulle cose che le facevano male”. Conferma Loredana Bertè che nel film è interpretata da Dajana Roncione e che con la sorella Olivia ha fatto da consulente: “Era una bambina dentro e Serena ha tirato fuori questo lato. Questo film è un pezzo di vita autentica di Mimì”.

“Non volevamo fare un documentario, ma emozionare il pubblico”, spiega la sceneggiatrice Monica Rametta. Effettivamente il film non ha alcuna pretesa filologica, sorvola su alcuni aspetti controversi, mischia episodi realmente accaduti a fatti e personaggi inventati. Tra questi c’è il fidanzato Andrea (Maurizio Lastrico) che incarna varie figure maschili che furono presenti nella vita di Mia Martini tra cui Ivano Fossati, che però non è mai citato esplicitamente. “Lui e Renato Zero non hanno voluto che li si rappresentasse”, spiega Bertè (un po’ di Zero, in verità, rivive nel personaggio di Toni). Eleonora Andreatta, direttrice di Rai Fiction che ha prodotto il film con Eliseo, si augura che la pellicola “restituisca memoria e nome a una grande artista. Racconta quanto può essere violento il pregiudizio. Non si narrano i dettagli della vita di Mia Martini, si vuole coglierne l’essenza, il talento, l’unicità. È un tributo e un modo per farla conoscere ai più giovani”

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Oltre a essere un’attrice e conduttrice televisiva, Serena Rossi è anche cantante e nel film interpreta in modo convincente “Padre davvero”, “Piccolo uomo”, “Minuetto”, “Non finisce mica il cielo” e “Almeno tu nell’universo”, cui è dedicato il gran finale. Gli arrangiamenti sono curati da Mattia Donna, figlio del regista e cantautore emerso nel 2007 con l’album “Sul fianco della strada” che ha ricostruito il sound delle incisioni originali che coprono quasi vent’anni di storia. “Mia Martini aveva un’estensione vocale incredibile”, commenta Serena Rossi. “E poi, ogni parola che canta ha un peso, per questo era amata dagli autori. Lo diceva lei stessa in un’intervista: quando canto mi trasformo, faccio smorfie, divento brutta, perché vivo troppo quel che canto. Le sembrava un difetto, ma era la sua forza”.

“A Serena ho detto: sii te stessa, non fare imitazioni, trova l’anima di Mimì e sentiti libera”, spiega il regista. Eppure proprio da un’imitazione nasce l’idea di coinvolgere l’attrice, che ha interpretato “Almeno tu nell’universo” nell’edizione di “Tale e quale show”, programma a cui ha preso parte anche Luca Barbareschi di Eliseo Fiction. Per documentarsi, l’attrice ha letto libri, ascoltato musica, consultato vecchie interviste. “Abbiamo iniziato a girare il 14 maggio, giorno in cui fu ritrovata morta. In un certo senso, iniziamo dove lei ha finito”, dice. “Mi ha lasciato un esempio di dignità e di integrità, è una donna che non si è piegata a compromessi, una con le idee chiare. A un certo punto del film dice: meglio reclusa che umiliata. Ha sempre seguito il suo istinto. Ha detto dei no e ha pagato per questo. Non ha mai attaccato per difendersi, ma si è difesa col silenzio, lasciando parlare la musica, con grande eleganza”. Per Loredana Berté è stato “Serena è riuscita a far rivivere i suoi movimenti, gli scatti, la malinconia e il dolore che non mostrava spesso. In certe scene mi è sembrato di rivederla. Ho visto l’anima di Mimì”.

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