NEWS   |   Industria / 08/01/2019

USA: addio a Alan Pearlman, 'padre' dei sintetizzatori ARP usati da Pink Floyd, Kraftwerk e Depeche Mode

USA: addio a Alan Pearlman, 'padre' dei sintetizzatori ARP usati da Pink Floyd, Kraftwerk e Depeche Mode

I suoi strumenti hanno rappresentato per anni le fondamenta del sound di band e artisti come - solo per citare i più celebri - Genesis, Kraftwerk, Pink Floyd, Who, David Bowie e Depeche Mode, diventando - insieme ai principali concorrenti, quelli prodotti dalla Moog - un pilastro della musica elettronica passata e contemporanea: Alan R. Pearlman, fondatore della manifattura di sintetizzatori ARP Instruments, è mancato lo scorso 6 gennaio all'età di 93 anni. A darne notizia è stata sua figlia Dina, per mezzo della sua pagina Facebook personale.

"Mio padre è scomparso oggi dopo una lunga malattia, all'età di 93 anni", si legge nel messaggio della Pearlman: "Troppo debole per parlare, questa mattina voleva ancora suonare il piano. Poi si è spento serenamente nel pomeriggio. E' stato un grande uomo e ha dato un grande contributo al mondo della musica così come lo conosciamo oggi. Spero di riuscire a dire qualcosa di più, ma adesso sono troppo triste per farlo".

Nato a New York nel 1925, studente di ingegneria, Pearlman lavorò per la NASA prima di fondare, nel 1969, la sua azienda, che battezzò con le iniziali del suo nome completo, Alan R. Pearlman: al primo prodotto di punta della società, l'ARP 2002, seguì l'ARP 2500, il main competitor di modelli di pari gamma della Moog che Jimmy Page dei Led Zeppelin definì "uno strumento fantastico, letteralmente capace di trasformare il suono che hai in testa in realtà".

Utilizzati da figure di spicco del rock, del soul e del jazz, da Pete Townshend a Stevie Wonder, passando per Edgar Winter ed Herbie Hancock, i synth della ARP seppero conquistare anche i produttori di colonne sono di Hollywood, che li usarono in classici della fantascienza come "Star Wars" e "Incontri ravvicinati del terzo tipo":

La ARP fallì nel 1981 a causa degli sforzi - rivelatisi poi commercialmente vani - di traslare le soluzioni tecnologiche dei sintetizzatori anche alle chitarre: Pearlman non uscì di scena, rimanendo sulla piazza con una nuova società di software chiamata Selva Systems.