NEWS   |   Pop/Rock / 14/02/2019

Dream Theater, ritorno all’heavy: JamesLaBrie racconta il nuovo album “Distance over time”

Dream Theater, ritorno all’heavy: JamesLaBrie racconta il nuovo album “Distance over time”

Bob Dylan si esiliò con The Band in una casa con vista sull’Overlook Mountain per rifondare la musica americana. I Led Zeppelin si chiusero nell’ex ospizio di Headley Grange, nell’East Hampshire, per ideare alcune fra le loro creazioni migliori. I Rolling Stones affittarono una villa sulla Costa Azzurra per incidere la loro musica più sgrammaticata e selvaggia. I Dream Theater si sono dati appuntamento in una fattoria nell’Upstate New York per ritrovare spontaneità e affiatamento dopo trent’anni passati assieme. Il risultato è “Distance over time”, quattordicesimo album del gruppo americano dove i cinque si sbarazzano di concept, prolissità e ballate mielose per tornare a fare rock pesante suonato in modo favoloso. “L’abbiamo inciso in un fienile riconvertito a studio di registrazione. Immagina, tutto in legno, un soffitto alto 10 metri, un suono pazzesco”, spiega a Rockol il cantante James LaBrie.

La storia è iniziata nel giugno 2018, quando i Dream Theater – il cantante James LaBrie, il chitarrista e produttore John Petrucci, il tastierista Jordan Rudess, il bassista John Myung e il batterista Mike Mangini – si sono ritrovati a vivere assieme in un fattoria vicino a Woodstock. “Distance over time” è stato registrato nello studio adiacente all’abitazione, il fienile riconvertito di cui parla LaBrie, suonando tutti assieme, nella stessa stanza. A parte un paio di idee nate durante i soundcheck, come “Viper king” e “Pale blue dot”, l’album è stato ideato in una continua conversazione creativa. “Nel giro di un mese avevamo messo assieme le canzoni, ma il tempo che abbiamo passato a comporre sarà stato di appena 17, 18 giorni. Non c’erano distrazioni, si faceva il barbecue, parlavamo, scrivevamo. Erano le condizioni ideali per fare un disco. Registrare in quel posto ci ha dato l’opportunità non solo di restare concentrati, ma anche di conoscerci meglio”.

L’ultimo disco dei Dream Theater era doppio, s’intitolava “The astonishing” ed era una vera e propria opera rock frutto di due anni di lavoro. Ambientato in un futuro distopico, era teatrale, monumentale, eccessivo. “Distance over time” ne è in qualche modo l’antitesi. “È più heavy”, dice LaBrie. È una scelta accuratamente studiata. Durante il tour di “The astonishing” la band ha discusso circa la strada da imboccare. “Abbiamo deciso unanimemente che avremmo fatto musica più pesante, bilanciandola con il nostro lato progressive”.

La copertina dell’album ideata da Hugh Syme – un robot che regge il teschio di uomo, una scena di “Amleto” ripensata per l’epoca dell’Intelligenza Artificiale – è stata molto chiacchierata poiché apparentemente ricalcata da una foto stock (vedi la copertina del libro di Roman Yampolskiy “Artificial superintelligence” o quella nel New York Times Magazine del 18 novembre 2018). L’immagine si ricollega a uno dei temi di “The astonishing”. Nel concept si narrava di un nuovo Medioevo in cui la musica era prodotta dalle macchine. La pratica musicale dei Dream Theater ne è in qualche modo l’antitesi: il gruppo mostra che cosa si può fare con muscoli, talento ed intelligenza musicale. “Viviamo in un mondo tecnologico ed è un territorio inesplorato che non esisteva 30 anni fa. Oramai si interagisce più online che nella vita reale, ma mi piace pensare ai Dream Theater come a un gruppo che usa la tecnologia per amplificare la potenza del messaggio”.

“Distance over time” contiene tre testi scritti da LaBrie, fra cui “At wit’s end” dove il narratore offre il suo aiuto a una donna rinchiusa in sé stessa. “L’ho scritta dopo aver letto un articolo sulle coppie in cui la donna ha subito violenza sessuale. A volte non riescono a uscirne. È come se quell’atto orribile si perpetuasse, distruggendo il rapporto. Non riescono più ad accettarsi, né a rapportarsi alle persone che conoscono”. LaBrie pensa che nel rock ci sia un problema di sessismo e violenza nei confronti delle donne? “Non ho scritto la canzone pensando al movimento #MeToo, ma se dovesse servire a rafforzarne il messaggio, per me sarebbe ok”. Ma c’è un problema? “Sai, la musica catalizza varie emozioni, purtroppo a volte è usata per i motivi sbagliati. L’essere umano tende all’irresponsabilità, che è frutto dell’ignoranza. Dobbiamo imparare il rispetto per il prossimo. Lo so che suona generico e smielato, ma è così”.

Curioso che, nel momento in cui s’allontanano dal concept di “The astonishing”, i Dream Theater vadano a recuperare un altro disco concettuale. Nel 2019 cade infatti il ventennale di “Metropolis Pt. 2: Scenes from a memory” e i cinque lo porteranno in tour unitamente a “Distance over time”. Spiega LaBrie che “inizieremo in marzo da San Diego. Ci saranno due set separati. Nel primo faremo canzoni del disco nuovo e altre che non suoniamo da un pezzo. Nel secondo faremo ‘Scenes from a memory’ dall’inizio alla fine, che è un disco fondamentale per la band. In giugno faremo i festival europei”. Le date italiane finora confermate sono il 13 giugno a Firenze Rocks e il 5 luglio al Rock the Castle di Villafranca di Verona. “In estate, la formula sarà probabilmente diversa. Ma quando torneremo in Europa in autunno, nei concerti al chiuso proporremo i due set con ‘Scenes from a memory’ per intero”.

Negli ultimi anni James LaBrie è stato più volte criticato per le performance vocali altalenanti. Le sue parti sono a volte impegnative e lo strumento di LaBrie, che ha 55 anni, non ha più l’estensione, la potenza e l’elasticità di un tempo. “Ci è passato chiunque faccia questo mestiere al nostro livello. Parlo di fare 3 ore di concerto in tour di 200 date, con 5 o persino 6 show alla settimana. Mi impongo di restare in forma, mangio in modo corretto, quando sono in tour evito di bere e fumare. Ma la voce è una strumento naturale e fragile, a volte si danneggia. Ci sono sere in cui è dura, in cui mi sento una schifezza e non dovrei neanche salire sul palco. Ma è il mio mestiere e perciò vado là sopra e mi prendo critiche e a volte insulti. Ma finché hai alle spalle una band che ti supporta, sei onesto e dai il 100%, va tutto bene”.

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