E' bello lavorare per la EMI: lo dice un sondaggio del Sunday Times

Si sente spesso ripetere che le case discografiche non godono di prestigio né tanto meno di una buona immagine pubblica, soprattutto oggi che il loro business tradizionale è entrato profondamente in crisi. Un sondaggio pubblicato qualche giorno fa dal Sunday Times smentisce parzialmente questa tesi collocando la EMI al quinto posto tra le società inglesi più apprezzate dai dipendenti, tra quelle che operano nel settore dei media, della pubblicità e delle pubbliche relazioni.
La graduatoria, che elenca “le 100 aziende per cui è meglio lavorare”, è stata redatta dal supplemento domenicale del quotidiano inglese sulla base di un questionario sottoposto ai lavoratori di tutti i settori industriali, articolato in 66 domande attinenti alla vita aziendale con riferimento ad aspetti come qualità del management, relazioni di lavoro, stipendi, sentieri di carriera, livelli di stress e quant’altro. Cinque dipendenti su sei della EMI inglese hanno risposto che sarebbero dispiaciuti di doversene andare, e otto su dieci hanno detto di ispirarsi direttamente alla figura del loro presidente Tony Wadsworth: un professionista il cui primo impiego nella casa discografica, come product manager, risale al 1982 e che all’interno dell’azienda ha scalato una alla volta tutti i gradini della piramide organizzativa. Tra i punti di forza dell’azienda, i dipendenti EMI hanno citato il livello di comunicazione esistente tra i vari reparti e i diversi gradi della scala gerarchica, nonché le numerose occasioni di socializzazione e di coinvolgimento nei processi decisionali. “Era e rimane parte della nostra cultura aziendale”, ha osservato Wadsworth. “”Se hai entusiasmo e conoscenza della materia qui ti viene data un’opportunità”.
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