NEWS   |   Italia / 18/12/2018

Renzo Zenobi: chi è e perché scriviamo di lui

Renzo Zenobi: chi è e perché scriviamo di lui

Domanda numero uno, a beneficio dei più giovani: chi è Renzo Zenobi? Domanda numero due, per tutti: perché a settant'anni Renzo Zenobi decide di incidere un nuovo album? Non serve capovolgere lo schermo per sbirciare le risposte. Soluzione uno: Zenobi è stato uno dei più grandi (e dei più sottovalutati) cantautori italiani, trascinato al Folkstudio negli anni Settanta da Francesco De Gregori, che gli invidia soprattutto il fingerpicking, quella tecnica che permette di pizzicare le corde della chitarra trasformandola in un vero e proprio strumento polifonico. De Gregori lo ingaggia per accompagnarlo nei suoi primi dischi, "Rimmel" compreso: il suo stile si riconosce soprattutto in "Pezzi di vetro", "Piccola mela" e nella precedente "La casa di Hilde", scritta con Edoardo De Angelis. Ma soprattutto De Gregori lo "costringe" a comporre e cantare canzoni, lui che in repertorio ha soltanto una singolare interpretazione di Paolo e Francesca ispirata alla Divina Commedia. Così nasce "Silvia", che rivela uno straordinario talento poetico, unico nel panorama italiano. "Tutto su un tramonto viola acceso con il tè sopra Firenze, nuovi giorni prometteva aprile. Cerchi di limone alle colline, il tuo glicine sognava nodi di mare sulle nostre dita...". De Gregori e gli altri artisti, tra cui Antonello Venditti, Giorgo Lo Cascio, Ernesto Bassignano, restano incantati dalla delicatezza senza tempo di Renzo. Resta avvinto anche Ennio Melis, papà dei cantautori e megadirigente RCA, che, alla faccia di vendite non proprio principesche, gli fa incidere 5 album in 4 anni, dal 1975 al 1979, per "riprenderselo" negli anni Novanta con altri due cd a sorpresa. Perfino Ennio Morricone si innamora delle canzoni di Zenobi e gli arrangia "Bandierine", uno degli album più suggestivi della musica d'autore italiana, dove la  magia sospesa della musica sorretta dai Cantori Moderni di Alessandroni viene interrotta solo dalla voce di Renzo, che con la sua raffinata erre moscia intona versi infiniti e letterari, come: "Quando le barche dondolano e rischiano il corallo e un po' di fondo di mare asciuga al sole sul tuo collo" (da "Ancora le dirai ti voglio bene"). Anche altri mostri sacri come Piero Ciampi, Claudio Baglioni, Paolo Conte, Ron, Nada, Ornella Vanoni, si appassionano alle creature di Zenobi; ma è Lucio Dalla a dargli visibilità, spingendo "Telefono elettronico" fino alla hit parade grazie a un arrangiamento moderno e a un controcanto irresistibile. Zenobi si ferma in meditazione per alcuni lustri, fino al ritorno dell'ispirazione con alcuni gioielli come "Francesco", che parla di "marine ventose con due suore lontane", "Quasi come le rime" ("Il pensiero di te è come la marea che gira due volte e ti bagna le scarpe"), "E noi piccoli piccoli" ("Le onde dei campi di grano e le ombre delle nuvole, i raggi obliqui e tiepidi sui petali selvatici"), "Questi tristi lunedì" ("giorni di fumo orizzontale che c'è molta umidità che sale su dalle colline e poi scoppia sopra il mare"), "Eravamo noi", "Franci" ("metti due stelle negli occhi") finché, per la coraggiosa MpRecords, ecco fresco di stampa a fine 2018 l'album "Volando", dodici inediti più una vecchia conoscenza, "Aviatore", già intensa di suo, e riarrangiata con solo voce e piano, non un piano qualsiasi ma quello di Arturo Stàlteri (ve li ricordate gli incipit di "Mio fratello è figlio unico" e "Il cielo è sempre più blu" di Rino Gaetano? ecco, è lui).
"Caro aviatore, prestami un'ala per scappare... La libertà è una porcheria, preghiera di un bugiardo come la mia. E portami via. Per gente distratta che ferisce senza farlo apposta sotto un cielo di nuvole rosse scrive t'amo con il suo aeroplano...".

E arriviamo alla questione numero due: qual è il senso di uscire a settant'anni con un album del tutto fuori contesto, sociale e musicale? Un album che torna alle origini della musica d'autore, che non si vergogna di essere poetico, che cerca ancora sfumature romantiche ed esistenziali quando nessuno sembra averne più bisogno? La risposta è nella domanda. Qui si parla di "tamerici e di sabbia", di "attimi d'amore", del "viso piovoso" dell' "amore del mio amore", dedicata alla madre ("che è sbiadita in una cornice d'argento") e, nella struggente "Provo a dormire e ti penso", con la confessione drammatica e serena: "Mi sto abituando ad andarmene piano". Ma non è un disco deprimente - al contrario, grazie anche all'arrangiamento di Claudio Corradini, collaboratore di Franco Battiato e dei Righeira, e all'interpretazione del gruppo Aliante, punto di riferimento del prog-rock italiano.
Ascoltare "Volando" potrebbe essere un'esperienza sorprendente anche per chi non frequenta la cosiddetta "canzone d'autore". Provare si può… magari cominciate da "Se rimani con me", che trovate qui sotto.
(Federico Pistone)

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