NEWS   |   Industria / 07/12/2018

Secondary ticketing: così lo si combatte negli USA, in Gran Bretagna e in Australia. E in Italia?

Secondary ticketing: così lo si combatte negli USA, in Gran Bretagna e in Australia. E in Italia?

Problema globale che ormai da anni imperversa laddove trovi un mercato se non fiorente almeno in buona salute ove attecchire, il secondary ticketing è stato combattuto dalle amministrazioni dei paesi che per primi l’hanno conosciuto, cioè quelli anglofoni. In particolare, in Stati Uniti e Gran Bretagna, i legislatori si sono concentrati sulla parte finale della filiera, cioè l’utenza e le piattaforme operanti sul mercato secondario, da un lato sanzionando pesantemente chi deliberatamente operi a fini di lucro (in particolare, usando bot, software realizzati appositamente per fare incetta di biglietti presso gli operatori primari) e dall’altro esigendo trasparenza dai portali di rivendite. Ecco, di seguito, una carrellata dei provvedimenti presi per arginare il fenomeno del secondary ticketing sui maggiori mercati mondiali.

 

Stati Uniti

Negli USA dal dicembre 2016 acquistare biglietti online utilizzando bot – cioè automazioni informatiche che permettano l’acquisto simultaneo di più biglietti da rivendere sul mercato secondario – è un reato penale punibile con pene che prevedono (anche) la detenzione fino a un anno: la legge è stata promulgata a livello federale da Barack Obama poco prima di lasciare la Casa Bianca, sul impulso di un’inchiesta istruita nel 2015 dal procuratore generale dello stato di New York Eric Schneiderman, che mise sotto indagine tre piattaforme di secondary ticketing operanti negli USA - StubHub, TicketNetwork e Vivid Seats – per fare luce sul boom di speculazioni sui biglietti della branca americana del The River Tour 2016 di Bruce Springsteen.

 

UK

Nel marzo del 2017 il governo del Regno Unito ha emanato una legge che permette di comminare sanzioni di importo illimitato nei confronti di chi utilizzi bot per acquistare biglietti da rivendere sul mercato secondario. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato britannica ha imposto agli operatori secondary un codice di trasparenza che obbliga i siti di rivendita a informare i propri clienti circa la non ufficialità del circuito, la maggiorazione del prezzo e l’eventualità che la nominalità del tagliando acquistato non permetta l’accesso all’evento. Nei confronti di Viagogo, che lo scorso settembre è stata colta dalle autorità in violazione delle norme, è stato avviato un procedimento legale. Tutte i provvedimenti presi dal governo britannico per contrastare il fenomeno del secondary ticketing sono segnalati nella porzione del sito dedicata del portale Gov.uk.

 

Australia

Nel 2017 il parlamento del Nuovo Galles del Sud ha approvato una legge che punisce la rivendita di biglietti a prezzi superiori al 10% del face value con sanzioni minime da 22mila dollari (in caso di persone) o da 110mila dollari (in caso di società): nel novembre del 2018 il partito Laburista australiano, attualmente all’apposizione, ha proposto l’applicazione a livello nazionale delle leggi approvate dal Nuovo Galles del Sud, suggerendo anche una contestuale messa fuorilegge dei bot.

 

E in Italia? Del secondary ticketing si occupò per la prima volta il governo Gentiloni nel 2016, con un emendamento alla legge di stabilità – pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso aprile – che prevede "sanzioni amministrative pecuniarie da 5.000 euro a 180.000 euro per ciascuna violazione accertata" da comminare ai siti operanti sul mercato secondario e, "nei casi più gravi", "l'oscuramento del sito Web attraverso il quale la violazione è stata posta in essere".

L’emendamento contro il secondary ticketing presentato dall’onorevole Sergio Battelli incluso nella finanziaria sulla quale la Camera voterà la fiducia oggi, venerdì 7 dicembre, prevede che gli operatori sul mercato primario, dal prossimo mese di aprile, applichino il biglietto nominale a tutti i concerti di musica popolare contemporanea la cui capienza sia superiore ai 5000 spettatori. Sempre gli operatori sul mercato primario dovranno fornire delle piattaforme sulle quali sia possibile rivendere il titolo d’ingresso a un prezzo non superiore a quello del face value, e saranno tenuti a garantire la possibilità di cambiamento del nominativo.