NEWS   |   Industria / 04/12/2018

Zayn: ben 27 canzoni nel nuovo album dell'ex One Direction. Ma non è l'unico: ecco perché i dischi diventano sempre più lunghi

Zayn: ben 27 canzoni nel nuovo album dell'ex One Direction. Ma non è l'unico: ecco perché i dischi diventano sempre più lunghi

Nell'era dello streaming e della musica liquida i dischi, i cosiddetti long playing, sembrano essere diventati meno importanti dei singoli: sempre più spesso gli artisti preferiscono lavorare su singole canzoni anziché concentrarsi su album interi, dal momento che le persone oggi tendono a non impegnarsi più nell'ascolto di un disco intero (come magari succedeva fino a qualche anno fa) e a saltare - skippare - le tracce senza nemmeno ascoltarle. Paradossalmente, però, gli album stanno diventando via via sempre più lunghi: il caso più recente è quello di Zayn Malik, che ha da poco annunciato i dettagli del suo nuovo disco, "Icarus", di prossima pubblicazione. Conterrà 27 pezzi, praticamente il doppio di quelli inclusi nel suo album d'esordio come solista, uscito quasi tre anni fa. Ma non è l'unico.

La (recente) tendenza a fare dischi molto lunghi, che per certi versi sembrano andare oltre il concetto stesso di long playing, è tipica del mondo hip hop e r&b. Come l'ex cantante degli One Direction - solo per citare qualche esempio - anche Drake, Chris Brown, i Migos e Future.

A due anni di distanza da "Views" (che conteneva già venti pezzi per 81 minuti di musica), lo scorso giugno Drake è tornato sulle scene con un nuovo album di inediti, "Scorpion", un doppio disco da 25 pezzi, 90 minuti in totale. L'album ha infranto i record sulle piattaforme di streaming (nel giorno della sua uscita è stato certificato Disco di platino grazie ai numeri già accumulati nelle settimane precedenti dai singoli "God's plan, "Nice for what" e "I'm upset"), e in pochi giorni ha aiutato il rapper canadese a diventare il primo artista a superare i 50 miliardi di stream a livello mondiale.

L'edizione deluxe dell'ultimo album di Chris Brown di canzoni - o tracce, che spesso si preferisce chiamarle - ne aveva ben 57, per un totale di 3 ore e 18 minuti di musica: è stato certificato Disco d'oro negli Stati Uniti in meno di dieci giorni.

36, invece, le tracce contenute in "Culture II" dei Migos: lungo 106 minuti, il disco ha debuttato direttamente al primo posto della Billboard 200, con l'equivalente di 199.000 copie vendute (solo 38.000 delle quali relative alla vendita dell'album in formato fisico). E che dire dei quasi 40 pezzi del dittico "Future" e "Hndrxx", i due dischi di Future usciti all'inizio del 2017, 2 ore e passa di musica?

Billboard, la rivista che elabora le classifiche di vendita negli States, ha cominciato a prendere in considerazione lo streaming per l'elaborazione delle classifiche solamente a partire dal 2014: dalla scorsa estate, per dare più peso allo streaming a pagamento, al fine dell'elaborazione delle classifiche Billboard conta 1.250 streams come un'unità album per i servizi di abbonamento a pagamento, mentre i servizi gratuiti e supportati dalla pubblicità necessitano di 3.750 streams per equivalere a un'unità di album. La RIAA, Recording Industry Association of America, equivalente statunitense della nostra FIMI, ha invece cominciato a tenere in considerazione le riproduzioni in streaming nel conteggio dei dati necessari per assegnare le certificazioni d'oro e di platino agli album all'inizio del 2016.

Basta che una singola canzone venga riprodotta 1.500 volte per fare in modo che l'album nel quale essa è contenuta conquisti l'equivalente di una copia venduta. Per fare un esempio: "Hotling bling" di Drake, primo singolo di "Views", uscito addirittura un anno prima del disco e poi incluso nello stesso, dal momento che era stato riprodotto in streaming 400 milioni di volte ha permesso all'album di conquistare l'equivalente di 267.000 unità. Fare album più lunghi e con più tracce, dunque, significa avere più possibilità di vendere copie, scalare le classifiche e conquistare più rapidamente Dischi d'oro e di platino.