Industria musicale: nel 2017 le etichette indipendenti sono cresciute più dei competitor (ma gli artisti italiani sono tra i meno fedeli al mondo alle indies)

Industria musicale: nel 2017 le etichette indipendenti sono cresciute più dei competitor (ma gli artisti italiani sono tra i meno fedeli al mondo alle indies)

Le etichette indipendenti, nel 2017, sono cresciute a livello globale dell'11,3%, oltre un punto percentuale in più rispetto alla concorrenza, ferma nella crescita al 10,2%: questo è il risultato di una ricerca commissionata dal Worldwide Independent Network pubblicata oggi, martedì 4 dicembre. Nel corso dell'anno passato il volume d'affare generato dalle indies - sempre a livello globale - si è attestato a 6,9 miliardi di dollari, contro i 6,2 registrati l'anno precedente: la quota di mercato delle realtà discografiche alternative alle major, cresciuta del 38,4 rispetto al 2016, rappresenta oggi il 39,9 dell'intero comparto a livello globale.

Lo scenario è favorevole anche sul versante revenue: sempre nel 2017 le major hanno redistribuito alle indipendenti 1,5 miliardi di dollari alle indies, che hanno visto i proventi dal mercato dello streaming crescere addirittura del 46% rispetto al 2016.

C'è da segnalare, tuttavia, un dato interessante che riguarda l'Italia: mentre a livello mondiale la media della percentuale di artisti indipendenti che rinnovano i propri accordi discografici con le indie label è del 77%, nel nostro Paese la quota di band e cantanti fedeli alle realtà non major è appena del 41%, percentuale che pone la Penisola in coda alla graduatoria di affezione alle indies (seguita solo dal Belgio, con il 36%) e a decine di punti da paesi come la Spagna o i Paesi Bassi, dove la quota di realtà musicali che scelgono di restare discograficamente indipendenti oscilla tra il 97 e 93%.

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I dati riferiti dalla ricerca del Worldwide Independent Network raccontano che l'orientamento degli artisti nostrani non è correlato alla potenza che le realtà indipendenti hanno sul mercato domestico: in Spagna, per esempio, dove è stato rilevato il più alto tasso di fedeltà degli artisti alle indies, il mercato locale è dominato dalle major, che occupano l'85% delle quote, lasciando alle indipendenti solo il 15%.

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Così Claudio Ferrante, presidente e fondatore di Artist First, ha commentato il rapporto:

Stiamo percorrendo la strada giusta, ma il lavoro da fare è ancora molto. Il settore indipendente diventa sempre più influente e questo rispecchia la voglia del settore di crescere in modo sostenibile e duraturo. Se lo scorso anno gli indipendenti nel mondo hanno registrato l’incremento più alto degli ultimi diciannove anni, non ci resta che andare avanti con passione ed entusiasmo.

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