MGMT all'Estragon di Bologna, la recensione del concerto - FOTOGALLERY/SCALETTA

MGMT all'Estragon di Bologna, la recensione del concerto - FOTOGALLERY/SCALETTA

Qualche mese dopo avere fatto assaggiare al pubblico milanese i brani del nuovo “Little Dark Age”, gli MGMT tornano in Italia, questa volta riempiendo fino ai limiti della capacità l'Estragon di Bologna. Dopo un'apertura non memorabile di Matthew Dear, alle 21:45 la band sale su un palco ornato con colonne e palme e comincia proprio con la title track del disco uscito a febbraio, seguita dal secondo singolo estratto “When You Lie”.

Accompagnati da tre musicisti al basso, batteria e tastiere/chitarra, Ben Goldwasser e Andrew VanWyngarden indossano una longsleeve bianca e si muovono tra sintetizzatori e chitarre, mentre snocciolano una scaletta tratta per metà dall'ultimo LP. Ma sono i lavori pop e danzerecci che più sono rimasti nel cuore della gente: un riempipista per eccellenza di ogni set indie di fine anni Zero come “Time to Pretend”, infatti, suscita il primo grande boato di felicità di un pubblico giovane ed entusiasta, pronto a lasciarsi trasportare dalle forme musicali liquide e stranianti degli MGMT, potenziate da una selezione davvero azzeccata di splendidi visual e filmati.

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Su uno schermo verticale in fondo al palco, infatti, scorrono immagini di grande bellezza: backstage o dettagli di videoclip, ma soprattutto creazioni digitali. Osserviamo la corsa di un alce in una sorta di videogame spaziale, vecchie immagini di VHS di aerobica, uomini stilizzati, architetture fantastiche e altri soggetti che, mano a mano, si amalgamano a curve, linee e colori, in una progressiva e affascinante confusione di forme e superfici. Se questa indeterminazione è felice dal punto di vista visivo, lo è meno sotto il profilo uditivo: spesso dal palco arrivano suoni un po' troppo confusi, che tendono – soprattutto nella prima metà di concerto – a mangiarsi le voci.

Dopo una “Alien Days” più densa rispetto alla versione su disco e una “Flash Delirium” particolarmente riuscita, VanWyngarden introduce “Weekend Wars” come “un pezzo sotto scritto l'influenza di...”: ma non c'è bisogno di finire la frase, perché il primo singolo in assoluto della band è inzuppato in soluzioni lisergiche, così come la lunga versione di “Siberian Breaks” che segue. Si torna al pop per il gran finale del concerto, che inanella una riuscita “Me & Michael” e innesta all'interno di “Kids” nientepopodimeno che il tema de “La storia infinita”. Un vecchio trucco di repertorio della band, che però funziona sempre a meraviglia. Rimane tempo per i bis: dopo “When You're Small” e le esecuzioni non impeccabili di “Handshake” e “TSLAMP”, è il pubblico a scegliere la canzone finale. Da scaletta sarebbe dovuta essere “The Youth”, invece gli MGMT salutano un Estragon soddisfatto con l'omaggio affettuoso a uno dei loro tanti padri putativi, “Brian Eno”.

(Francesco Locane)

SCALETTA

James – Intro

When You Lie

Time to Pretend

She Works Out Too Much

Alien Days

Flash Delirium

James

Weekend Wars

Siberian Breaks

Electric Feel

Me & Michael

Kids (con The Neverending Story)

When You're Small

The Handshake

TSLAMP

Brian Eno

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