NEWS   |   Recensioni concerti / 28/11/2018

Motta chiude a Roma il tour con Les Filles des Illighadad: il report del concerto

Motta chiude a Roma il tour con Les Filles des Illighadad: il report del concerto

Le luci si spengono mentre qualche spettatore sta ancora prendendo posto e in sala cala di colpo il silenzio più totale. Dal lato del palco fanno il loro ingresso Les Filles des Illighadad: si siedono a terra, parlano tra di loro e poi cominciano a suonare gli strumenti, intonando un canto che somiglia a un mantra. Nessuno capisce quello che stanno cantando, ma tutti gli spettatori hanno gli occhi incollati sul palco. Sono magnetiche nel loro restare immobili, sedute lì a terra. Ad un certo punto il pubblico comincia anche a tenere il ritmo battendo le mani a tempo: sembra come stregato da quelle tre maghe, ipnotizzato.

Devono aver fatto lo stesso effetto anche a Motta, quando le ha scoperte vedendole in concerto a Berlino, qualche mese fa, innamorandosene follemente - parole sue - a tal punto da volerle al suo fianco per questo mini tour teatrale. Va avanti così per un quarto d'ora almeno. Poi le tre musiciste - originarie di un piccolo villaggio del Niger - si alzano e in punta di piedi se ne vanno. I tecnici sistemano gli strumenti, si accertano che sia tutto a posto. E alla fine spunta il cantautore toscano, da solo, che imbraccia la sua chitarra e comincia a strimpellare le prime note di "Vivere o morire". I fari lo illuminano dal basso: dalla platea si riesce giusto a riconoscere la sua sagoma, la camicia nera che indossa e quei capelli lunghissimi e foltissimi.

La band lo va a raggiungere dopo il ritornello del secondo pezzo in scaletta, "La fine dei vent'anni": i musicisti sono gli stessi che affiancano Motta in concerto da ormai qualche anno, Cesare Petulicchio alla batteria e Giorgio Maria Condemini alle chitarre, con l'aggiunta di Carmine Ivone al violoncello. Motta, che nelle prime due canzoni mantiene una certa compostezza, alla fine si lascia andare: quando parte "Del tempo che passa la felicità", con un arrangiamento un po' tenebroso (complice anche la presenza del violoncello), il cantautore si scatena e comincia a camminare convulsamente avanti e indietro sul palco. Si scatena anche il suo pubblico, che è sostanzialmente un pubblico di musica indie rock, per niente abituato all'atmosfera dei teatri o delle sale da concerto (come quelle dell'Auditorium Parco della Musica di Roma): qualcuno lancia un urlo liberatorio, qualcun altro proprio non ce la fa a restare seduto e allora s'alza in piedi.

Il concerto scorre veloce, tra gli inni di "La fine dei vent'anni" del 2016 ("Mio padre era un comunista", "Sei bella davvero", la stessa "Del tempo che passa la felicità") e le canzoni del più recente "Vivere o morire", come "Chissà dove sarai" e "La nostra ultima canzone", che riceve pure una bella ovazione. Ma è un'ovazione da club, con gli spettatori che se ne fregano dei rituali e dell'atmosfera del teatro. "Mi parli di te", chitarra e voce, micidiale nel suo essere così cruda, chiude il set di Motta: "Scrivere canzoni ti permette di dire alle persone cose che altrimenti non gli diresti. Questa canzone è una serie di cose che avrei voluto dire a mio padre", dice lui.

Dopo una breve pausa tornano Les Filles des Illighadad, stavolta in versione rock, armate di chitarra elettrica e basso. E a sorpresa esce di nuovo anche Motta, che salta giù in platea e trascina gli spettatori sotto il palco - nel senso letterale del termine. "E mo' si balla", urla, dopo i ringraziamenti di rito, prima di innestare sopra al tappeto di suoni delle ragazze "Ed è quasi come essere felice" e "Roma stasera". Il concerto, l'ultimo dei quattro appuntamenti di questo tour, finisce così, in un bellissimo rito collettivo che sembra non finire mai.

di Mattia Marzi

"Vivere o morire"
"La fine dei vent'anni"
"Quello che siamo diventati"
"Del tempo che passa la felicità"
"Mio padre era un comunista"
"Sei bella davvero"
"La nostra ultima canzone"
"Chissà dove sarai"
"Cambio la faccia"
"Mi parli di te"
"Ed è quasi come essere felice"
"Roma stasera"

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