Gazzelle, dai localini ai palasport con il nuovo album 'Punk': 'Non devi fare la musica che si aspetta la gente' - INTERVISTA

Gazzelle, dai localini ai palasport con il nuovo album 'Punk': 'Non devi fare la musica che si aspetta la gente' - INTERVISTA

È successo tutto così in fretta che - per assurdo - sembra che Gazzelle stia in giro da anni. Invece "Superbattito", il suo album d'esordio, è uscito solamente l'anno scorso. E anche se non è stato un vero bestseller (all'inizio di quest'anno è stato ripubblicato con una manciata di inediti), ha comunque permesso al cantautore romano di prendersi le sue soddisfazioni: un tour nei club da oltre 90 concerti, un paio di Dischi d'oro, un passaggio al Concerto del Primo Maggio e una collaborazione "mainstream" come quella con Lorenzo Fragola per il singolo estivo "SuperMatina" (presentato pure sui palchi delle varie manifestazioni simil-Festivalbar). Ora, Gazzelle torna con "Punk", il nuovo album in uscirà questo venerdì, 30 novembre: "Il salto di qualità? Sta negli arrangiamenti, secondo me. C'è stata molta ricerca, maggiore attenzione rispetto al precedente. E anche più mezzi", racconta a Rockol, "sono cresciuto, ho più consapevolezza e sono più maturo. Oggi posso dedicarmi a tempo pieno alla musica".

"Punk" è sostanzialmente un disco di canzoni malinconiche che strizzano l'occhio a certe ballatone britpop: "Le mie influenze sono quelle: dagli Oasis ai Coldplay. Le band inglesi, insomma, a partire dai Beatles. Si vede anche a livello di look, no? Mi piacciono quei suoni", dice Gazzelle, mentre si gusta una sigaretta. "Il disco sta venendo molto blu", aveva anticipato ai suoi fan con un post pubblicato su Instagram quest'estate, durante le lavorazioni dell'album. Blu tipo? "Gli inglesi dicono 'blue' per esprimere la malinconia. Quindi se devo dare un colore all'album, dico che è blu", risponde lui.

Il primo singolo, "Tutta la vita":

Le differenze rispetto a "Superbattito" si sentono soprattutto negli arrangiamenti e nei suoni, con una minore presenza dell'elettronica e una maggiore presenza di strumenti più tradizionali come chitarre, pianoforte e archi: "È un disco suonato, a parte i pezzi in cui abbiamo voluto usare la drum machine. L'idea mia e del mio produttore, Federico Nardelli, era proprio quella di fare un disco molto arrangiato, ma senza esagerare. I pezzi risultano abbastanza scarni, inseguono sonorità anni '60 e '70, che non muoiono mai". Certo, non mancano tracce un po' più vivaci a livello di sonorità, come "Sopra" (con un giro di tastiera iniziale che ricorda parecchio certe atmosfere alla Liberato - Gazzelle, invece, dice che il riferimento, lì, sono i Coldplay), "Non è niente" o "OMG", anche se alla fine i testi restano malinconici: "Mi piace fare un po' come mi pare con il sound, creare contrasti tra la musica e le parole per non diventare troppo didascalico. Testo triste e musica triste... Poi è tutto troppo triste, per me. Ma in un pezzo come 'Tutta la vita' non ci puoi mettere una musica allegra, sotto", spiega a proposito delle scelte musicali.

Il titolo dell'album è una provocazione: "In questo caso ho usato 'punk' come sinonimo di altre parole, tipo 'fantasia' o 'libertà'". Se "Superbattito" era sexypop - Gazzelle usò questa parola per parlare del disco - il nuovo album cos'è? "Questo disco ha un approccio sicuramente punk, nel senso che non segue le regole che avrei dovuto seguire (o che dovrei seguire). L'ho scritto in totale libertà, di notte. E l'ho arrangiato come volevo. È un disco molto sregolato, che sa di punk anche se non è un disco di musica punk". Nell'immagine di copertina Gazzelle si lascia abbracciare da una ragazza: "È un momento di pace. Volevo andare in contrasto con il titolo e quella è una foto super romantica".

La copertina di "Punk":

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Nei mesi successivi all'uscita di "Superbattito" Gazzelle ha girato come una trottola, tra promozione, concerti e festival estivi. Nel backstage di uno di questi ha incontrato Ligabue, che gli ha dato qualche dritta (l'incontro è stato immortalato in un selfie prontamente postato sui social): "Era venuto a conoscenza di me e delle mie canzoni tramite altre persone. Così mi sono avvicinato, l'ho salutato e abbiamo iniziato a chiacchierare. Mi ha raccontato alcuni aneddoti sulla sua carriera e poi mi ha dato alcuni consigli. In situazioni del genere capisco di fare davvero il cantante". A giugno è stato ospite di una puntata delle audizioni di "X Factor" e si è seduto dietro al bancone dei giurati accanto a Manuel Agnelli, Fedez, Mara Maionchi e Asia Argento (che sarebbe poi stata sostituita con Lodo): "Mi sono sentito a disagio, si è notato. Mi sentivo un pesce fuor d'acqua, stralunato. Non mi fa impazzire l'idea di stare lì a giudicare la gente...". A proposito di "X Factor": la collaborazione con Lorenzo Fragola, ex vincitore del talent, ha un po' diviso i fan di Gazzelle, che sui social non hanno manifestato particolare entusiasmo: "Sinceramente non li ho letti, quei commenti. Ma chi se ne frega. Se voglio fare una cosa, la faccio. Non devi fare la musica la gente si aspetta che tu faccia. Sennò la fanno loro", dice lui, "con Lorenzo abbiamo fatto una cosa molto improvvisata, leggera e divertente. Diversa dal mio percorso".

Il tour nei club legato a "Punk" partirà a marzo, anticipato dalle due date evento al Forum di Assago a Milano (1° marzo) e al PalaLottomatica di Roma (3 marzo). Una scelta curiosa, quella di partire dai palasport e proseguire poi con i club: "Non c'è tanta strategia dietro. Volevo partire da Roma e Milano perché sono le città che conosco meglio e alle quali sono più affezionato. Sul palco saremo io e la mia band, con le violiniste che mi hanno accompagnato nei concerti di quest'anno". Ti senti pronto per queste grandi platee? "Non sono pronto. Ma finché non lo fai, non lo sarai mai. Il palasport è solo più grosso, ma per me rimane sempre un posto in cui cantare. Non sarà una grande produzione, non faremo una cosa sopra le righe. Per il tipo di persona che sono punterò tutto sull'emozione, non sui palloncini". Ma non pensi sia successo tutto troppo in fretta? "Penso sia il flusso naturale delle cose. Se il pubblico diventa troppo grosso, che puoi farci? Dici 'no, siete troppi'? Lasci fuori le persone? È nelle ambizioni di chiunque faccia questo mestiere fare le cose nel modo più grande possibile. Più le cose diventano grandi, meglio è. A me piace sognare in grande: il mio sogno, da ragazzino, era riempire un palazzetto, mica il localino", risponde.

Non sorprenderebbe vederlo in gara tra i "big" al Festival di Sanremo 2019. D'altronde, i pezzi contenuti nel disco sono solamente nove e potrebbero diventare di più in un eventuale repackaging sanremese. E poi un passaggio all'Ariston, di fronte a milioni di telespettatori, sarebbe un'ottima vetrina "mainstream", anche in vista dei due concerti-evento che lo attendono in primavera nei palasport. Lui, che a febbraio sarà comunque libero, dice però che Sanremo non rientra nei suoi piani: "Sognavo di andarci quando avevo dieci anni. Adesso non ci andrei. Ora come ora no".

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