Galeffi, un anno di 'Scudetto' in tour: 'Adesso la gente per rimorchiare va ai concerti indie' - INTERVISTA

Galeffi, un anno di 'Scudetto' in tour: 'Adesso la gente per rimorchiare va ai concerti indie' - INTERVISTA

La vera notizia è che da quando ha firmato un contratto da autore con una major come Warner Chappell, lo scorso anno, Galeffi ha scritto alcune canzoni destinate ad altri interpreti: "Usciranno delle robe scritte da me", spoilera lui, che però al momento preferisce parlare dei suoi progetti. Il "Golden goal tour" nei club che lo terrà impegnato fino a fine dicembre, ad esempio, per festeggiare un anno di "Scudetto", il suo album d'esordio uscito nel novembre del 2017: "È stato un anno molto importante e il bilancio è positivo. Ma non mi accontento mai, mi aspetto sempre di più. Però sì, sono contento di come sono andate le cose", dice il cantautore romano a Rockol. 

Insieme a Frah Quintale e Giorgio Poi, Galeffi è tra le "next big thing" dell'itpop. Vero nome Marco Cantagalli, classe 1991, ha iniziato a scrivere canzoni ai tempi del liceo. Non per il bisogno di sfogare il suo disagio adolescenziale, ma per conquistare una ragazza: "Non sapevo fare niente, non sapevo suonare né cantare. E così mi sono buttato sul rap, che ti permette di essere semi-credibile senza saper fare chissà cosa, a livello di semplicità nell'approccio", racconta, "pensavo di avere delle chance dedicandole qualche canzone rap. Così ho cominciato a scaricare le basi, a scrivere rime e a rappare. Ma poi ho capito che non era la strada giusta".

Il video del nuovo singolo "Mai Natale".

Non era la strada giusta perché se cresci ascoltando le canzoni dei Beatles o di Cesare Cremonini, come nel caso di Galeffi, sviluppi inevitabilmente un senso della melodia che ti tieni dentro anche se poi nella vita non finisci a fare il cantautore: "Mi piaceva scrivere ritornelli, volevo cantare canzoni 'normali', pop. E allora ho iniziato a prendere lezioni di pianoforte e di chitarra". Quando è uscito "...Squérez?" dei Lùnapop, Galeffi aveva 8 anni e l'era di "50 Special" se l'è goduta tutta, tanto che poi si è fatto tatuare la ranocchia che compare sulla copertina dell'unico disco della band bolognese: "Cremonini è un fan della melodia. Per me è un gigante, arriva subito dopo i grandi miti, Battisti, De André e Dalla. Fa delle canzoni meravigliose. Ma non ho neanche metà del talento suo", dice Marco a proposito di uno dei suoi due idoli. Che quando ha saputo di essere il mito di Galeffi, gli ha scritto un messaggio su Twitter invitandolo a bere qualcosa insieme quando sarà di passaggio a Roma.

L'altro idolo è Francesco Totti, al quale ha dedicato l'ultima canzone dell'album, "Tottigol": "Avevo nove canzoni e 'Tottigol' era una di queste. Ma volevo che nell'ordine della tracklist fosse la numero 10, per omaggiarlo con il suo numero. Così all'ultimo minuto abbiamo dovuto registrare una strumentale, 'Quasi', e infilarla nel disco". Il Capitano è forse l'unico vero riferimento a Roma contenuto nelle canzoni di Galeffi: "Non mi piacciono troppo le canzoni che mi collocano geograficamente in un determinato posto. Tolgono la fantasia, invece io voglio lasciare libera l'immaginazione", spiega lui, che che è nato e cresciuto a Montesacro, quartiere nord-est della Capitale (attaccato alla San Basilio di Ultimo, Fabrizio Moro e Mannarino).

Per essere un album d'esordio pubblicato da un'etichetta indipendente (Maciste, la stessa di Gazzelle e Canova) e distribuito sempre da un'indipendente (se lo cercate sui siti dei grandi store online non lo troverete), il suo "Scudetto" ha riscosso discreti successi tra i seguaci della nuova scena romana: "Il passaparola è stato fondamentale, già prima dell'uscita del disco. Negli anni dell'Università avevo provato a tirare su qualche progetto, ma erano tutti finiti male e io avevo smesso di suonare, perché facevo altri lavori non avevo tempo. Quando ho iniziato a scrivere le canzoni che sono finite poi in 'Scudetto' alcuni amici hanno cominciato a farle girare, spingendomi in qualche modo a farle ascoltare dal vivo. Suonavo solo a Roma, si vociferava che c'era questo ragazzetto simpatico che faceva canzoni carucce. E poi è arrivata Maciste".

Galeffi nel backstage del Concerto del Primo Maggio 2018 a Roma, insieme ai compagni di etichetta Gazzelle e Canova.

Zitto zitto Galeffi è riuscito a conquistare così un posticino tutto suo nella cerchia dei cantautori romani di terza generazione: "Roma è sempre stata una città che ha sfornato cantautori importanti, in maniera ciclica. Poi se uno vuole chiamarle scene, casualità o coincidenze... Insomma, è poco rilevante", riflette lui, "da un po' di tempo le cose sono cambiate. Negli ultimi anni l'attenzione, la cultura del concerto e della musica dal vivo... Tutte queste cose sono venute un po' a mancare. Andavi in discoteca ad ubriacarti, facevi inutili file per sentire il dj di turno e poi dopo non ti ricordavi manco il nome della pischella. Adesso la gente per rimorchiare va ai concerti indie, invece".

Lo scorso maggio Galeffi si è esibito sul palco del tradizionale Concertone di Piazza San Giovanni, a Roma ("È un attestato, qualcosa che resta"), per tutto l'anno si è esibito dal vivo con "Scudetto" e tra una data e l'altra del tour ha cominciato a scrivere nuove canzoni (alcune sono già uscite, come "Uffa", "Mamihlapinatapai" e "Mai Natale"): "Il nuovo disco? Sono al punto di partenza. Ho una decina di pezzi, li ho scritti nel corso dell'ultimo anno. Ma riascoltando le demo penso di poter dire che forse ne terrei solo quattro. Nelle altre non mi ci rivedo più". Per ascoltare l'album, però, bisognerà aspettare un po': "Abbiamo fatto molte date, ora ho voglia di tornare alla vita di tutti i giorni. Giocare alla Play, guardare un film con gli amici o stare con la mia pischella", dice Marco alla fine della chiacchierata, "sono contento di chiudere l'anno così, in concerto, ma non vedo l'ora di tornare alla normalità".

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