NEWS   |   Recensioni concerti / 24/11/2018

Quando cantare il disagio non era una cosa 'mainstream': Vasco Brondi in teatro, il report del concerto

Quando cantare il disagio non era una cosa 'mainstream': Vasco Brondi in teatro, il report del concerto

Non c'è tristezza, solo un pizzico di malinconia. Soprattutto quando Vasco, alla fine del concerto, leggendo un racconto contenuto nel booklet della raccolta "2008/2018 Tra la via Emilia e la Via Lattea" ("Siccome ormai i cd sono inutili, almeno cerchiamo di farli belli", dice, aprendo la confezione), si guarda indietro e prova a rintracciare le orme lasciate sulla strada in questi dieci anni di Le Luci della Centrale Elettrica: l'uscita di "Canzoni da spiaggia deturpata" (l'album che fece di Vasco Brondi un cantore del disagio anni prima dell'avvento di Calcutta), i primi concerti con pochi spettatori sotto il palco e lui rigorosamente sbronzo, le avventure in auto con Giorgio Canali, il successo fuori dalla cerchia dell'indie, il sostegno di Jovanotti, De Gregori e pure di Battiato. Ma più forte della malinconia è la curiosità di scoprire cosa succederà quando alla fine di questo tour, a gennaio, il cantautore ferrarese spegnerà Le Luci della Centrale Elettrica.

Negli ultimi mesi Vasco Brondi ha sparso indizi significativi su quello che potrebbe essere il suo futuro. Con il suo ultimo album di inediti, uscito lo scorso anno, ha lasciato la sua Ferrara e si è lanciato alla scoperta della "Terra", intraprendendo una svolta quasi etnica. È da lì che riparte con questo tour e "Terra" è la mappa per orientarsi: spazia dai ritmi tribali dell'Africa ("Qui", "Stelle marine", "Nel profondo Veneto") a quelli latineggianti dell'America del Sud ("Un bar sulla Via Lattea"), passando le atmosfere desertiche e polverose del Medio Oriente ("Moscerini") ad altre più balcaniche ("Waltz degli scafisti"). E poi legge poesie di poeti sudamericani (come Roberto Bolaño), rievoca le sue ispirazioni letterarie, i viaggi mentali che s'è fatto "tra Ferrara e la Luna".

I concerti che fino a gennaio lo vedranno esibirsi nei principali teatri italiani (ieri sera il tour ha fatto tappa all'Auditorium parco della Musica di Roma, dove poi tornerà il 7 dicembre) hanno tutta l'aria di essere un ponte tra Le Luci della Centrale Elettrica e Vasco Brondi, tra il cantautore del disagio che si rifugiava dietro il nome di una band come alla ricerca di uno scudo e la versione adulta di quello stesso cantautore, che ora non sente più il bisogno di doversi nascondere. "Anche se", dice lui, "continuo ad ascoltare le stesse cose che ascoltavo quando avevo quindici anni". Tipo i CCCP, che "riuscivano a fare schifo anche ai punk" e che omaggia con una cover di "Amandoti".

Brondi non ha paura di mostrarsi vulnerabile, ora che si è idealmente tolto il costume e l'ha gettato in un bidone dell'immondizia nascosto in un vicolo buio e sporco (proprio come in questo meme, che è diventato virale sulle pagine social dei patiti dell'indie quando ha annunciato la fine delle Luci). Anzi, in più di un passaggio sembra sottolineare che mostrarsi vulnerabile era tutto quello che voleva: "Guarda qui ci sono tutti i miei punti deboli / guardami, mi lascio dietro degli spazi bianchi", canta con un filo di voce in "Le ragazze stanno bene". E nel ritornello di "Qui", accompagnato dalle percussioni selvagge di Anselmo Luisi e dal violino stile gypsy di Rodrigo D'Erasmo, urla che "è un superpotere, essere vulnerabili".

"Piromani", "Per combattere l'acne", "C'eravamo abbastanza amati", "Quando tornerai dall'estero", "Casa catastrofe", "Le ragazze stanno bene", "I destini generali", "Macbeth nella nebbia", "Ti vendi bene". Con i suoi cavalli di battaglia Vasco Brondi chiude cerchi aperti dieci anni fa. Quando suona "La gigantesca scritta Coop", dal suo primo album, rivolgendosi al pubblico composto in gran parte da ventenni, scherza: "Dieci anni fa, quindi avevate dieci anni. Be', ormai sono vintage, i teenager ascoltano altro...".
Lo studio dove ha registrato quel disco ha chiuso: ora c'è un sexy shop. Vasco Brondi non è più il cantore del disagio indie: l'indie è diventato il nuovo pop e cantare il disagio è diventata una cosa "mainstream". Chissà se almeno quella gigantesca scritta Coop è rimasta lì al suo posto.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Coprifuoco"
"Qui"
"Le ragazze stanno bene"
"I destini generali"
"Un bar sulla Via Lattea"
"Moscerini"
"Macbeth nella nebbia"
"Quando tornerai dall'estero"
"Amandoti"
"Cara catastrofe"
"Waltz degli scafisti"
"40 km"
"C'eravamo abbastanza amati"
"La gigantesca scritta Coop"
"Per combattere l'acne"
"La Terra, l'Emilia, la luna"
"Ti vendi bene"
"Stelle marine"
"Chakra"
"A forma di fulmine"
"Piromani"
"Mistica" "Nel profondo Veneto"
"Scontro tranquillo"

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