Barezzi Festival 2018, il report della terza giornata

Barezzi Festival 2018, il report della terza giornata

Il set più atteso di questa terza giornata del Barezzi Festival, l’ultima prima della festa di fine rassegna che si svolgerà domani, 24 novembre, nella Sala Ipogea dell’Auditorium Paganini, prende il via alle 20.30 sul palco principale del Teatro Regio. Il protagonista è Nils Frahm, che definire pianista e compositore è riduttivo, dopo averlo visto in scena. Frahm è circondato da quello che sembra un piccolo studio di registrazione, con pianoforti, una riproduzione di un organo, sintetizzatori, mixer, equalizzatori e pedali di ogni genere. In questo universo, il polistrumentista nato ad Amburgo si muove incessantemente chiacchierando volentieri con il suo pubblico, ironizzando sugli strumenti che lo accompagnano, analizzando la struttura di alcuni dei suoi brani, come “Says”, uno dei più amati del suo repertorio, anche se l’artista non si capacita, racconta, del perché, a causa della sua grande semplicità. “Sono sempre gli stessi accordi”, lamenta ammiccante, prima di immergersi nuovamente nel flusso sonoro che l’ha reso uno degli artisti e performer contemporanei più interessante in circolazione. Il concerto di questa sera è parte – unica tappa italiana - del tour di Frahm a supporto della sua ultima prova di studio, “All Melody”, e del successivo EP “Encores 1”.

Subito prima di Frahm, nel ridotto del teatro, ha preso corpo l’esibizione di Dardust, al secolo Dario Faini, nella forma di uno show “tutto incentrato sul pianoforte”. L’artista, che è musicista, autore, compositore e produttore, ha messo da parte “i fardelli sia scenografici che elettronici” – ci ha raccontato prima di salire sul palco – “per ridare al pubblico l’idea originaria del brano, per tornare alla scintilla creativa”. Niente visuals, insomma, né luci, né scenografie: solo Dardust con il suo pianoforte e le sue canzoni.

Sempre sul palco del ridotto, ma alle 22.30, a chiusura della serata, tornano luci e consolle con la milanese Veyl – vero nome Viola d’Acquarone. Anche Veyl, come i colleghi che con lei hanno condiviso la terza giornata di festival, è una pianista e proprio dal pianoforte è partita, nel suo percorso artistico, che l’ha poi portata all’elettronica. Il ridotto è invaso dai suoni di “Ayorama” – l’EP, uscito due anni fa, di Veyl – e da alcuni dei pezzi più recenti dell’artista, frutto del lavoro, ci spiega nel pomeriggio in attesa di andare in scena, degli ultimi mesi. 

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