NEWS   |   Industria / 12/11/2018

Da Lucca al successo in Corea col K-pop: come lavora l'autore internazionale oggi secondo Francesco De Santi (Gabesco Publishing)

Da Lucca al successo in Corea col K-pop: come lavora l'autore internazionale oggi secondo Francesco De Santi (Gabesco Publishing)

Classe 1977, originario di Lucca, dove ancora vive e lavora, Francesco De Santi (nella foto) è il fondatore e titolare della Gabesco Publishing, società di edizioni e produzione che dalla Toscana ha saputo espandersi fino all'estremo oriente, dove collabora con alcuni dei nomi di spicco del K-pop, il pop coreano che - passo dopo passo - sta conquistando una buona fetta di pubblico anche nei paesi anglofoni. Insieme al suo autore di punta, Gionata Caracciolo, De Santi ha saputo mettersi in gioco sul mercato internazionale, dove il concetto di autore - anzi, di autorialità - sta diventando sempre più lato e sfaccettato: con lui abbiamo parlato delle differenze tra Italia e resto del mondo, di come si scrivono oggi le canzoni e di come si potrebbero scrivere un domani. E, soprattutto, di come farle ascoltare.

 

Come siete arrivati con la Gabesco Publishing, da Lucca, a lavorare a Seul con i nomi di spicco del panorama K-Pop?

Abbiamo da sempre avuto più interesse nell'espandere la nostra attività all'estero rispetto che in Italia, perchè ormai è assodato che l'apertura mentale che troviamo in altri territori riguardo collaborazioni, facilità di comunicazione ed altri aspetti è nettamente superiore rispetto al nostro Paese. Detto ciò, il nostro approccio al Kpop è nato quasi esclusivamente da un fortunato incontro tre anni fa con il nostro attuale producer Gionata, grande professionista con una passione smodata per la cultura coreana. 
Avevamo avuto da poco un piazzamento con una famosa artista giapponese e fui contattato su Facebook da questo produttore che stava cercando di entrare nel mercato coreano. Visto che aveva scoperto che lavoravamo per il mercato asiatico pensò che avessimo i contatti anche con le etichette discografiche di Seul. In realtà all'epoca non avevamo nessun referente nel Kpop, ma ci piacemmo subito e vista la forte empatia decidemmo di iniziare insieme questa avventura. Questo per quanto riguarda l'inizio: arrivare a lavorare con i grossi artisti e grosse società è stato frutto di un lunghissimo lavoro fatto di studio del mercato, di creazione di tonnellate di brani, di ricerca di co-autori stranieri, di viaggi, email, telefonate e tutto quello che serve per creare un network vincente.


Il vostro produttore Gionata Caracciolo collabora abitualmente con autori nordeuropei e americani: quali sono le dinamiche del processo creativo?

Oggi il processo creativo è molto dinamico e viene principalmente svolto in due modi: o dal vivo, incontrandosi ai vari writing camp che vengono organizzati un pò ovunque nel mondo, oppure con sessioni separate rimanendo ognuno nel proprio studio. Il modus operandi, la maggior parte delle volte, è quello di mandare le tracce strumentali di Gionata - che vengono realizzate in base a quello che sappiamo o prevediamo il mercato possa richiedere - ai nostri partner stranieri. Questi autori poi selezionano la traccia o le tracce su cui lavorare in base ai loro gusti e, spesso, ai briefing più recenti. Il songwriter scrive poi la melodia, il testo e registra le voci. Se il lavoro convince tutti vengono mandati i files per il mix definitivo. Da questo momento in poi il brano è pronto per essere piazzato.


Una volta creata una potenziale hit, qual è il percorso di assegnazione che la porta a quello o quella che sarà il suo o la sua interprete finale?

Non esiste una formula magica ma solo un enorme costanza nello stare dietro alle case discografiche, agli editori locali e ad i vari songplugger che possono aiutarti nello scopo finale. Non c'è un vero e proprio percorso definito: ci vuole tanta creatività nelle pubbliche relazioni, proporre brani forti ed in linea con quello che viene richiesto e, diciamolo pure, anche tanta fortuna. 


Quali sono, a tuo avviso, i pro e i contro di scrivere "in squadra" e non come singoli autori?

La musica odierna non viene quasi più scritta da un solo autore, e questo è un dato di fatto che fa riflettere. 
E' difficilissimo poter trovare chi sia contemporaneamente un bravo produttore, un ottimo melodista e che sia in grado anche di scrivere testi: si tende per facilità e tempistiche a lavorare in team dove ognuno è specializzato nel proprio campo.  I pro sono sicuramente la velocità di realizzazione del brano, spesso una maggiore qualità e se il team "funziona" e si trova bene, anche un aumento esponenziale della creatività e dell'entusiasmo. Di contro può esserci forse un pò la spersonalizzazione e la mancanza di l'intimità del pezzo che può dare una penna sola. Comunque i pro sono sicuramente maggiori. Poi ovviamente dipende anche dai generi musicali che si vanno ad affrontare.  


Il discorso della creazione in vitro delle canzoni, con un team di autori che segue indicazioni impartite da una generica committenza o più semplicemente dal mercato, fa pensare che un domani l'autore, o la squadra di autori, possano essere sostituiti da un algoritmo...

Gli svilippi dell'intelligenza artificiale stanno riguardando tutti i campi lavorativi e sicuramente in futuro tramite il deep learning un computer potrà analizzare migliaia di hit e cercare di ricreare da zero un brano con quelle caratteristiche. Il problema - forse per fortuna - è che la musica rimane un "prodotto" impalpabile, soggettivo e sottoposto a mille variabili quindi secondo me non si potrà mai creare qualcosa di così empatico senza l'aiuto dell'essere umano. Probabilmente l'intelligenza artificiale potrà aiutare nel migliorare qualitativamente qualche aspetto del processo compositivo ma mai potrà svolgere il lavoro nella sua totalità. 


Un team internazionale è indispensabile per scrivere una hit internazionale? O credi che, in un prossimo futuro, un pool di autori italiano possa affermarsi come realtà autoriale anche al di fuori dei nostri confini?

Scrivere una hit internazionale è fattibile: il vero problema è far si che il brano venga selezionato da qualche artista che la elevi a tale status. Per arrivare ad avere questa possibilità è fondamentale che un autore o produttore italiano, per acquisire credibilità, si "allei" con colleghi stranieri di un certo calibro. Con un team solo italiano non è impossibile ma come ho detto secondo me è molto difficile al momento. Questo aspetto riguarda solamente poi i tempi di oggi visto che con la dance made in Italy negli anni '80 e '90 di hit in tutto il mondo ne abbiamo avute parecchie. 


Essendo voi riusciti a creare un team internazionale, avete in programma di espandervi su altri mercati oltre a quello coreano?

Certo, In realtà Gabesco ha già avuto altri piazzamenti in Giappone, Taiwan e Cina e questi paesi sono quelli su cui potenzieremo l'attività ed investiremo. Inoltre da qualche tempo sto aprendo grossi canali per riuscire ad inserire i nostri i pezzi nei telefim e film americani. AttuaImente forniamo brani e tracce strumentali per una famosa soap opera sulla CBS. Il business delle sincronizzazioni - soprattutto negli USA - è un altro ecosistema fondamentale per realtà come la nostra, e chi come noi ha un catalogo formato dal 90% di brani cantanti da madrelingua inglese deve assolutamente cercare di entrarci. 
 

Credi che il K-pop, o più in generale il pop asiatico, possa avere delle possibilità di fare breccia nel mercato italiano? Pensi che le comunità asiatiche presenti in Italia possano essere investite del ruolo di ambasciatori del genere presso il pubblico generalista?

L'Italia, come al solito, purtroppo arriva sempre in ritardo per quanto riguarda i trend. Forse oggi un po' meno rispetto al passato, ma non siamo mai di certo i primi ad accorgersi di quello che accade al di fuori del nostro paese. Basti pensare che la Korean Wave nel mondo - sebbene realmente esplosa a livello internazionale tra il 2017 e il 2018 - è già diversi anni che sta ottenendo ottimi numeri e riconoscimenti a livelli internazionale. La band dei Super Junior, con cui recentemente abbiamo lavorato, aveva già vinto diversi MTV Awards negli anni passati.   Con il brano e l'artista giusto anche l'Italia potrebbe scoprire questa realtà, che a livello underground è già molto conosciuta ma non è ancora totalmente mainstream qui da noi. Le comunità asiatiche presenti in Italia sono indubbiamente un ponte tra le culture musicali, ma di certo non potranno bastare per elevare il genere ad un pubblico più ampio. 


Venendo invece all'Italia, avete già dato brani a Mario Biondi e a diversi concorrenti dei talent show X-Factor e Amici: quali sono i vostri progetti nel prossimo futuro sul versante nazionale?

Sicuramente potenziare il nostro roster con autori italiani che sappiano scrivere per il nostro mercato. In Italia il testo è tutto e quindi cerceremo di scoprire soprattutto nuovi parolieri che sappiano comunicare con un linguaggio moderno ed attuale. E certamente anche continuare a sviluppare tutti i rapporti con le agenzie pubblicitarie e case di produzione televisive e cinematografiche.