NEWS   |   Industria / 08/11/2018

YouTube: 'Pagati 1,8 miliardi di dollari all'industria discografica nel 2018

YouTube: 'Pagati 1,8 miliardi di dollari all'industria discografica nel 2018

Susciteranno sicuramente clamore, soprattutto nell'ambito del dibattito relativo al value gap, le rivelazioni contenute nel report "How Google Fights Piracy" diramato in questi giorni dal gigante di Mountain View: secondo le analisi condotte dai proprietari della piattaforma di flie sharing, tra l'ottobre del 2017 e il settembre del 2018 YouTube ha corrisposto all'industria discografica mondiale 1 miliardo e 800 milioni di dollari.

Nel rapporto viene sottolineato come dei sei miliardi di dollari versati negli anni dalla controllata di Google ai titolari dei diritti delle opere messe in streaming sulla propria piattaforma quasi la metà sarebbero stati ripartiti grazie a ContentID, il sistema informatico - la cui progettazione e attuazione è costata, riferisce Billboard, circa 100 milioni di dollari - che permette l'abbinamento automatico delle opere ai relativi titolari dei diritti in sede di upload (e, quindi, anche in caso di upload da parte di utenti o, più in generali, di terze parti).

A oggi il video musicale più visto su YouTube risulta essere "Shake It Off" di Taylor Swift, con la bellezza di 2 miliardi e 500 milioni di visualizzazioni. Allargando il quadro, nel 2018 è salito a più di cento i video che abbiano superato il miliardo di stream: il dato certifica una crescita esponenziale del servizio negli ultimi tre anni, considerato il fatto che - solo nel 2015 - i video disponibili in catalogo con oltre un miliardo di views erano appena quindici.

Gli analisti internazionali non hanno potuto non comparare i dati forniti da YouTube con quelli resi noti il mese scorso da Spotify: il servizio guidato da Daniel Ek aveva infatti rivelato di aver versato all'industria discografica, dal suo debutto sui mercati nel 2008 a oggi, dieci miliardi di dollari. Fatta una media sul periodo citato nel report di Google, Spotify corrisponderebbe all'industria 300 milioni di dollari grazie agli abbonamenti e agli sponsor sui account freemium, mentre YouTube ne corrisponderebbe 150 solo grazie alla pubblicità. Tuttavia lo scorso anno Lyor Cohen, chiamato nel quartier generale di San Bruno a fare da pontiere tra i vertici della società e la discografia tradizionale, sostenne che i pagamenti mensili di YouTube ai detentori dei diritti sulle opere messe in streaming fossero superiori a quelli di piattaforme a pagamento come la stessa Spotify e Pandora.