NEWS   |   Pop/Rock / 31/10/2018

I Greta Van Fleet e il vuoto del rock

I Greta Van Fleet e il vuoto del rock

In questi giorni avete sentito sicuramente parlare dei Greta Van Fleet: una band di giovani ragazzi del Michigan che, dopo un paio di EP, ha pubblicato il primo disco, “Anthem of the peaceful army”. Avrete sentito anche paragoni con i Led Zeppelin: ne ha parlato, scherzando, pure Robert Plant
La maggior parte dei commenti che si vedono in giro, però, sono indignati: “sono dei cloni”. Pitchfork ha dato un sonoro 1.6 su 10 al disco, con battute sagaci del tipo: “Suonano come dei ragazzi che si sono fatti una canna una volta sola, e hanno cercato di registrare un disco che assomigliasse ai Led Zeppelin prima di venire arrestati”. Metacritic, che dà un un punteggio basato sulle medie dei voti delle testate più importanti, attribuisce al disco solo 58 su 100. 
Nella mia bolla di amici leggo commenti duri, sullo stesso principio: sono dei cloni. Qualcuno argomenta e si spinge più in là: il rock si sa solo guardare indietro.  Non ho sentito il tormentone che periodicamente gira da anni: “Il rock è morto”. Ma sono sicuro che qualcuno, da qualche parte, l’avrà detto anche in questo caso.

Invece, fatevene una ragione: i Greta Van Fleet funzionano, e mostrano che del rock c’è ancora bisogno. Un rock diretto, non intellettuale, anche un po’ “ignorante” ma ben confezionato, che recupera i cardini storici del genere. E, sì, anche gli stereotipi.
I dati numerici, per capirci: l’album è terzo posto in classifica alla prima settimana, in America. In Italia, 6° posto, e addirittura primo posto tra i vinili (che piacciono ai più adulti, ma non solo). La data all’Alcatraz di Milano del 24 febbraio è andata esaurita in poco tempo. Funzionano, e tanto, anche in Italia.

Il successo non è l'unico parametro, sia chiaro: soprattutto nel rock conta la credibilità: come ogni gruppo al primo disco, c’è della strada da fare. I ragazzi suonano benissimo, sanno scrivere e, nel genere, hanno fatto un gran disco di rock “popolare”. Sì, ricordano cose già sentite. Ma lo stesso non si può dire del 90% della musica che ascoltiamo? Se pensate che siano troppo simili ai Led Zeppelin, i Greta Van Fleet probabilmente non stanno parlando a voi, ma ad un pubblico più generalista, che conosce poco quel rock (o non lo ha mai vissuto in prima persona). 

Però il successo dei GVF ci dice che in un’epoca in cui le classifiche sono dominate dal pop elettronico, dal rap, dalla trap, c’è ancora domanda per un gruppo nuovo che fa rock. I Greta Van Fleet colmano un vuoto, lo stesso che negli anni passati è stato riempito da gruppi come i Kings of Leon e i Black Keys: tutti grandi artigiani, nessuno particolarmente innovativo, eppure in grado di risvegliare una larga fetta di ascoltatori distratti. 
Poi, certo, tutti vorremmo ascoltare qualcosa di nuovo, di originale, e vorremo che abbia pure successo. Ma che la musica oggi tenda alla retromania non lo scopriamo di certo adesso: giusto ieri, su Rockol abbiamo pubblicato i dati di questa ricerca: la musica dal vivo funziona, ma manca il ricambio generazionale, perché andiamo a vedere sempre i mostri sacri. Se arriva un gruppo giovane, che suona bene, non lamentiamoci. Se non piace, semplicemente, ascoltate altro.
​(Gianni Sibilla)

Ps: Un consiglio finale: guardate questo stupendo documentario, “Everything is a remix”. La nostra è la “remix culture”, in cui tutto si rimastica, si rielabora. Anche nella musica: ogni band ha influenze più o meno evidenti, che deve essere brava a rielaborare in qualcosa di personale. Successe anche ai Led Zeppelin, come spiega bene l'inizio di questo video.
 

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