Elisa, il nuovo album 'Diari aperti' e un tour teatrale: 'Mi è venuta voglia di andare all'essenza delle cose'

Elisa, il nuovo album 'Diari aperti' e un tour teatrale: 'Mi è venuta voglia di andare all'essenza delle cose'

"Mi è venuta voglia di togliere: volevo andare all'essenza, raccontare cose che per me erano importanti. In questo album penso di essere stata un po' più esplicita e la cosa che rappresenta meglio il senso del disco è il diario, appunto". Elisa torna con "Diari aperti", il suo decimo album in studio, primo lavoro della cantautrice di Monfalcone dopo la separazione dalla Sugar (l'etichetta che alla fine degli anni '90 la tenne a battesimo e per la quale ha continuato ad incidere fino al 2016) e la firma del nuovo contratto discografico: "Ho come reagito ad un discorso che si andava a chiudere", spiega, "dopo i concerti all'Arena di Verona con cui ho festeggiato i vent'anni di carriera mi sono fermata a riflettere. Non sono uscita da lì con l'entusiasmo di chi dice: 'Ok, ricomincio, nuova casa discografica, nuove cose'. Non è andata così".

Anticipato dal singolo "Se piovesse il tuo nome", dal duetto con Francesco De Gregori su "Quelli che restano" e da "Promettimi", questo album rappresenta per la cantautrice un modo per tracciare un bilancio. Il disco sarebbe dovuto uscire già lo scorso anno, ma gli impegni per i concerti all'Arena di Verona hanno spinto Elisa a rimandarne l'uscita. Nel frattempo, i programmi sono cambiati: "Avevo trenta o quaranta canzoni per questo disco, alcune anche in inglese: ho tenuto solo le prime due o tre, che mi indicavano una strada più essenziale. Ho lasciato che fossero quelle a darmi le indicazioni per proseguire", spiega, "il centro di questo lavoro, per me, è rappresentato da un gruppetto di canzoni, le ballate: lì sono stata abbastanza riflessiva e un po' più diretta del solito". Da qui la scelta di fare un album cantato totalmente in italiano, dopo "L'anima vola" del 2013: "Ho parlato senza tanti filtri, senza metafore, si capisce che sono autobiografiche", dice.

Nei suoi dischi precedenti la cantautrice ha inciso poche canzoni non scritte da lei. Stavolta, invece, si è confrontata con altri autori, più giovani: Calcutta (che con Dario Faini e Vanni Casagrande ha affiancato Elisa in "Se piovesse il tuo nome"), Davide Petrella (già collaboratore di Cesare Cremonini, qui firma il testo e la musica di "Tua per sempre") e Federica Abbate (che insieme a Cheope ha aiutato Elisa con il testo di "Vivere tutte le vite"). "È la cosa più nuova che ho fatto in questo ultimo periodo", racconta a proposito della scelta di confrontarsi con altre penne, "considero umano il fatto che a quarant'anni potrei non avere la stessa spinta e la stessa urgenza che avevo a vent'anni. Vorrei cercare di essere capace di dire le cose che voglio dire nel momento in cui mi vengono, ma anche di accettare brani che arrivano da altri autori e saperli scegliere. Mi piacerebbe, in futuro, continuare ad avere questa apertura mentale. La considero sana, dopo vent'anni di carriera".



Alla ricerca di idee per le nuove canzoni, la cantautrice ha recuperato spunti dai diari scritti nel corso degli anni: "'Quelli che restano' e 'Anche fragile' esistevano sulle pagine di quei diari sotto forma di pseudo-poesie, cose di cinque o sei righe, concetti che buttavo giù e che sapevo di poter poi espandere. Le altre canzoni contenute nel disco sono venute fuori allo stesso modo, partendo dai testi". Ha rispolverato anche brani rimasti fuori dai dischi precedenti, come "'L'estate è già fuori': "Esisteva già, ma in inglese, arrangiata in maniera differente e con un ritornello costruito su un'altra melodia". La versione contenuta in "Diari aperti" strizza l'occhio al reggae: "È vero, va un po' fuori dal tracciato, ma è solo una sfumatura del disco", dice, mettendo le mani avanti. 



Per il resto, a detta della cantautrice, "Diari aperti" è un disco "abbastanza omogeneo" a livello di sonorità: "Volevo fare un disco in cui gli strumenti organici convivessero con quelli elettrici. Ho voluto al mio fianco Taketo Gohara proprio perché è un amante dei suoni organici: inoltre, viene dagli anni '90 e quindi conosce tutto quel background (che è anche il mio). Lo conosco molto bene, musicalmente, e sapevo di chiedergli una cosa che era pane per i suoi denti. Non era semplice, ma sono contenta del risultato finale". Un passo di lato rispetto a "On", verrebbe da dire, che nel 2016 suscitò reazioni contrastanti: "Capisco come si siano potuti sentire i miei fan, spiazzati o forse anche traditi. Ma io non mi aspetto che un lavoro venga compreso. Non succede quasi mai. Il disco non è un oggetto comprensibile, è soggettivo", risponde Elisa, "so di deludere persone che magari si aspettano che io calchi la stessa strada e poi non lo faccio. Ma non sono quella strada. E sto sempre in bilico, non sto mai totalmente in un posto".

Rispetto ai palasport, Elisa ha scelto una dimensione più intima per presentare dal vivo "Diari aperti". La nuova tournée partirà in primavera e segnerà il ritorno della cantautrice nei teatri a distanza di otto anni da "Ivy": "Sarà un check-up: il teatro ti dice come stai, se sei potente o meno, come sta la tua voce. È il posto dove volevo tornare per cantare queste canzoni, più di tutto, perché so che mi aiuterà a tirare fuori la mia parte più autentica. Se penso ai concerti mi viene voglia di libertà di improvvisazione e di empatia con la gente".

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