Pfm, l’antologia “The very best”, il tour per celebrare De André, "l'evento del secolo" con Battisti – INTERVISTA

Pfm, l’antologia “The very best”, il tour per celebrare De André, "l'evento del secolo" con Battisti – INTERVISTA

Un cofanetto antologico con il meglio di quasi cinquant’anni di storia. Un tour nel 2019, a cui parteciperà Flavio Premoli, nel quarantennale dell’album al vivo con Fabrizio De André. Concerti su una nave da crociera. Una nuova ristampa in versione Legacy. L’orgoglio d’essere stati premiati miglior gruppo internazionale dell’anno agli inglesi Progressive Music Awards 2018. Franz Di Cioccio e Patrick Djivas hanno presentato oggi “Tvb - The very best 1972-2018”, cofanetto contenente 4 CD con il meglio della band milanese, da “Impressioni di settembre” a “Emotional tattoos”. “Attraverso una panoramica completa della nostra storia, scegliendo i brani che rappresentano evoluzioni e sperimentazioni, vogliamo far capire che non esistono musiche belle e brutte, che le discriminazioni fra generi sono sbagliate. C’è solo la musica che ti lascia dei tatuaggi emozionali”. Per Djivas quella raccontata dal box set “è una storia di cambiamento e libertà”.

“Tvb” si presenta come un piccolo libro, con copertina rigida, artwork curato dal fotografo Guido Harari, 60 pagine di libretto con foto e un testo in cui Sandro Neri ripercorre la storia della band. “Per me”, dice Di Cioccio, “è un viaggio nel futuro, non nel passato, perché è nel futuro che ci sono la scoperta, l’intrigo, la sensazione che ti manchi qualcosa. Se ci pensate, ‘successo’ è un participio passato. Noi preferiamo guardare avanti”. E davanti a sé la band ha in febbraio la terza partecipazione a “Cruise to the edge”, crociera musicale con grandi musicisti prog fra cui Yes, Adrian Belew e membri dei Dream Theater, e poi una nuova uscita della serie Legacy dedicata agli album di metà anni ’70, la ristampa su vinile di “L’isola di niente” che sarà la prima uscita di una collezione di dischi prog per le edicole curata da Mondadori (il vinile di “Storia di un minuto” uscito nel 2017 per De Agostini ha venduto 23 mila copie in sole due settimane, informa la Sony). “E stiamo già lavorando al prossimo disco”, aggiunge Djivas. “Possiamo anticipare che il progetto ‘PFM in Classic’ avrà sviluppi”.

Il progetto più significativo è però il tour “Pfm canta De André - Anniversary” che porterà la band in giro per l’Italia fra marzo e maggio, quando saranno freschi due anniversari: il ventennale della morte del cantautore e il trentennale di “Fabrizio De André in concerto – Arrangiamenti Pfm”, primo grande incontro alla pari fra un cantautore italiano e una rock band. La formazione a sette si allargherà a nove elementi con l’aggiunta di Michele Ascolese, chitarrista di De André per tutti gli anni ’90, e del ritorno del co-fondatore della Pfm, il tastierista Flavio Premoli. “Non è una rievocazione, è una celebrazione di un momento storico importante”, dice Di Cioccio. “Non riproporremo il concerto del ’79, ma giocheremo con la musica come abbiamo sempre fatto. E ci sarà un momento dedicato a ‘La buona novella’ che comprende una versione di ‘L’infanzia di Maria’ espansa a 10 minuti. Sentirete, sì, sentirete un film chiudendo gli occhi”.

Neanche questa volta la Pfm porterà computer sul palco. “Non per snobismo o purismo”, spiega Djivas, “ma semplicemente perché vogliamo poter suonare ogni sera in modo diverso. Avere un computer è un po’ come avere un musicista che ha imparato le parti a memoria e si rifiuta di suonarle in un altro modo”. È un atteggiamento che riflette la filosofia “analogica” della band. “Quando il mondo era analogico le cose venivano fatte con più lentezza ed erano più ragionate. Come quando dovevi impostare gli oscillatori del Moog e non c’era modo di memorizzare le impostazioni, ecco perché nel 45 giri di ‘Impressioni di settembre’ c’è un suono e nel 33 giri ce n’è un altro. La Pfm è sempre stata una specie di tir lento. Ma come tutti i tir quando si muove non lo fermi più. Oggi le band sono macchine veloci, ma se a guidarle non c’è un Hamilton vanno fuori alla prima curva”.

Djivas ricorda che, durante il tour del ’78-79, De André teneva di fronte a sé due spie a volume altissimo in cui sentiva solo la propria chitarra e la propria voce. “E quindi non riusciva a sentire quello che suonavamo noi, se non vagamente quello che gli arrivava da dietro. Quando alla fine del tour siamo andati in studio a risentire le registrazioni, ha ascoltato i pezzi e ci ha detto: ‘Ma è questo quello che sentiva la gente? È fantastico. Me ne vado, quando avete finito di mixare chiamatemi’. Ed era uno che rompeva le balle all’infinito per il suono di un charleston”.

Un paio d’anni dopo quel tour, il gruppo tentò di organizzare un’operazione simile con Lucio Battisti, ma la collaborazione non andò in porto. “Lucio abitava a Londra, in quel periodo”, dice Djivas. “Lo incontrammo alla Numero Uno e ne parlammo più volte. Si dovevano fare due concerti, uno a San Siro e uno a Roma. Non se ne fece nulla perché Lucio in quel periodo era un po’ insicuro e ha poi deciso di fare altro. E comunque, a differenza di Fabrizio le cui canzoni lasciavano ampi spazi, Lucio aveva già una sua musicalità. Avremmo dovuto stravolgere le canzoni per dare un senso al nostro intervento. Poteva essere l’evento del secolo”.

La storia di “Storia di un minuto” della Premiata Forneria Marconi
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