NEWS   |   Recensioni concerti / 16/10/2018

'Sono tornato, motherfuckers': J-Ax fa rivivere gli Articolo 31 con Dj Jad al Fabrique di Milano. La recensione del concerto - SCALETTA/FOTOGALLERY

'Sono tornato, motherfuckers': J-Ax fa rivivere gli Articolo 31 con Dj Jad al Fabrique di Milano. La recensione del concerto - SCALETTA/FOTOGALLERY

Si spengono le luci in sala e, sul megaschermo posto sul fondo del palco, partono spezzoni di filmati d'archivio: dalla discesa in campo di Berlusconi nel '94 alla Ambra Angiolini di "Non è la RAI", passando per "Beavis & Butthead", Papa Benedetto XVI e He-Man di "Master of the Universe". Poi un frammento di uno spot televisivo con Alberto Angela, che fa appena in tempo ad accennare: "Partiamo per questo grande viaggio nel passato". J-Ax entra in scena quasi torvo, sguardo dritto davanti a sé e tesa del cappello calata sugli occhi: non è l'atteggiamento spavaldo di chi solo quattro mesi fa ha tenuto in scacco quasi 80mila persone a San Siro, e il perché lo capiremo solo qualche canzone dopo. "Non so cosa dire", dirà lui, alla prima pausa tra un brano e l'altro: "Per adesso devo solo sforzarmi di cantare senza mettermi a caragnare [frignare, per i non milanesi]".

Alessandro Aleotti, per festeggiare i suoi venticinque anni di carriera, si è regalato un giro sulla DeLorean di Doc Brown e ha invitato tutto il Fabrique a bordo. La prima delle dieci serate che lo vedranno protagonista nel capoluogo lombardo chiarisce bene lo spirito dell'operazione: per passare in rassegna la sua carriera - solista e non - Ax divide il set in tronconi, facendo aprire ogni capitolo da spezzoni di repertorio, giusto per contestualizzare canzoni e ricordi. Pop nel senso più lato del termine quando ancora il pop non era sdoganato, almeno nel suo ambito, il frontman mischia, sempre sul megaschermo alle sue spalle, la storia con la "s" maiuscola - la cattura di Bernardo Provenzano, la prima elezione di Obama alla presidenza - alla storia della musica (le scomparse di Alex Baroni, Chester Bennington e Avicii, queste ultime due accolte da un boato della folla), della televisione e del costume. E' la sua serata, del resto, ed è giusto che nel suo mondo si entri dalla sua prospettiva.

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Dopo un primo medley nervoso - quello che ha incluso "Rap & Roll", "Miss e Mr. Hide", "Aqua nella squola" e "Ribelle e basta" - J-Ax si scioglie e lascia briglia sciolta alla band, solida e potente. "Sono tornato, motherfuckers", dice lui, e il set decolla con "Non è un film" e "Gente che spera", subito seguite da "Fuck you", cantata in duetto con Paola Turci. "Ero agitato come alla prima gita delle medie, non capivo perché", spiega lui: "Poi ho capito: stasera, qui dietro, ci sono tutti i miei amici. E anche qui davanti". La parte più rap'n'roll della serata arriva col medley di "Deca Dance", "Immorale" e "Più stile" e con "Dentro me", tutte cantate insieme a Guido Style. La cronologia impone di passare in rassegna anche la parte della carriera condivisa con Fedez, l'ex socio in Newtopia dal quale Aleotti si è separato in termini - così, almeno, vogliono i retroscena - non esattamente amichevoli: lui, infatti, non c'è tra gli amici nel backstage, e la rievocazione viene evasa con un medley sommario delle hit "Italiana", "Vorrei ma non posto" e "Senza pagare", dove le rime originariamente affidate all'ex sodale vengono stralciate senza troppi complimenti. Ma nessuno si aspettava niente di più, perché il clou della serata doveva ancora venire.

Terminata la rievocazione solista, J-Ax arriva sul più bello col fiatone, dopo una prima parte di set molto tirata durata un'ora e passa: quando sul megaschermo appaiono le sigle di "X-Files", "Friends" e "Walker Texas Ranger", e la band abbandona il palco, alla consolle appare DJ Jad. Tutti sapevano che sarebbe successo - è stato per primo Ax a non farne mistero - ma la platea del Fabrique esplode comunque in un boato: cambiatosi d'abito e rimessosi come ai bei tempi che furono in perfetta tenuta old school, con tanto di t-shirt oversize e pantaloni della tuta, i ritrovati Articolo 31 danno il via alla loro personale liturgia hip hop.

Il medley con "Un urlo", "Non c’è rimedio", "La fidanzata", "Latin lover" e "2030" è serrato, senza fronzoli, per solo voci e turntable: Jad è carico come una molla, salta come un ragazzino e si dimentica il peso degli anni, ma lui è fresco di backstage, mentre il suo socio sta già tenendo banco da ormai quasi due ore. La band ricompare per i pezzi forti, "quelli che facevamo quando eravamo ancora nei Venti", scherzano loro: "Tranqi funky", "Domani", "Il funkytarro" ("Vabbé, questa dobbiamo proprio farla", scherzano loro) e "La mia ragazza mena" rispolverano il lato più ludico degli Articolo 31, quello che li fece conquistare il grande pubblico e - paradossalmente - gli costò la stima di una fetta di pubblico e critica. Infatti subito dopo, appena terminata l'esecuzione di "L'italiano medio", J-Ax prende il microfono e si toglie un macigno dalla scarpa: "A leggere i commenti dei ragazzi che la ascoltano adesso su YouTube con 'L'italiano medio' sembravamo i Rage Against the Machine, ma quando la cantavamo allora ci dicevano che eravamo commerciali e che facevamo musica per ragazzini. Però quelli che all'epoca riempivano le riviste fighe come Rumore e il Mucchio Selvaggio adesso nessuno sa più chi cazzo sono: noi, invece, siamo ancora qua. Quindi sapete cosa vi dico? Noi siamo gli Articolo 31, e possono succhiarci il cazzo".

Se musicalmente, arrivati ormai alle due ore, il fiato inizia a essere corto, emotivamente siamo al climax: "A pugni col mondo", "Due su due" (con il fratello Grido) e "Ohi Maria", in un singalong praticamente continuo, chiudono il segmento con DJ Jad, affidando a "Maria Salvador" (cantata con Il Cile) e alla recente (e introspettiva) "Tutto tua madre" le incombenze del commiato. "Questo è il concerto della vita. Più di San Siro", dice J-Ax mentre sul palco gli scorrazzano a fianco come ai bei tempi DJ Jad e Space One: "Questa per me è una serata storica: non sapevo cosa aspettarmi, ma tutti i miei amici si sono fatti vedere, e voi siete tornati qui".

Alessandro Aleotti è un artista genuino ma di mestiere, e l'emozione che ha lasciato trasparire sul palco del Fabrique racconta di una celebrazione ma anche qualcosa di più: non appaiono nemmeno un controsenso, alla luce di quanto successo la sera del 15 ottobre, la chiusura alla reunion dopo il litigio con Jad, un anno fa, e l'annuncio di volersi prendere una pausa dalla musica subito dopo la fine della collaborazione con Fedez, appena lo scorso giugno. J-Ax ha alle spalle venticinque anni di carriera vissuti con una costanza rara, e la giostra sulla quale è salito nelle ultime tre / quattro stagioni, probabilmente, gli è servita a riguardarsi indietro in modo diverso ridistribuendo i carichi affettivi da assegnare alle sue personalissime pagine passate. Se sia o meno un ritorno, come dice lui, o il preludio di un ritorno al passato, come i tanti fan degli Articolo 31 sperano, non sapremmo dirlo. L'impressione, a caldo, è che J-Ax abbia trovato il modo per fare pace con la storia, se non altro la sua. Perché col mondo, ci viene da pensare, J-Ax farà pace solo quando smetterà di essere J-Ax.
(dp)

Di seguito, la scaletta del concerto di J-Ax al Fabrique di Milano del 15 ottobre 2018:

Rap & Roll/Miss e Mr. Hide/Aqua nella squola/Ribelle e basta
Snob/L’uomo col cappello/Vecchia Scuola
Non è un film
Gente che spera
Fuck you (con Paola Turci)
Piccoli per sempre
Deca Dance/Immorale/ Più stile (medley con Guido Style)
Dentro me (con Guido Style)
Altra vita
Il bello di essere brutti
Uno di quei giorni
Italiana/Vorrei ma non posto/Senza pagare
Spirale ovale/Domani smetto
Un urlo/Non c’è rimedio/La fidanzata/Latin lover/2030 (medley con Dj Jad)
Tranqi funky (con Dj Jad)
Domani (con Dj Jad)
Il funkytarro (con Dj Jad)
La mia ragazza mena (con Dj Jad)
L’italiano medio (con Dj Jad)
A pugni col mondo (con Dj Jad)
Due su due (con Dj Jad e Grido)
Ohi Maria (con Dj Jad)
Intro
Maria Salvador (con Il Cile)
Tutto tuo madre

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