Subsonica, il nuovo album '8': 'Ancora insieme dopo vent'anni, ci affacciamo a dei nuovi anni '90'

Subsonica, il nuovo album '8': 'Ancora insieme dopo vent'anni, ci affacciamo a dei nuovi anni '90'

Per una band è facile, dopo oltre due decenni di attività, scadere nella retorica della chiusura di un capitolo, del nuovo inizio e della seconda giovinezza. I Subsonica, che giunti all'ottavo lavoro in studio della loro carriera possono fregiarsi senza alcuna remora del titolo di veterani, hanno aggirato l'ostacolo nel modo più semplice possibile, cioè giocando sulla continuità. "Alla fine siamo ancora qui", raccontano loro, che hanno chiamato a raccolta la stampa presso la fortezza - ovviamente a sezione ottagonale - di Castel del Monte, in Puglia, a pochi chilometri da Andria, per presentare la nuova fatica in studio, "8".

 

"L'otto è il segno dell'infinito, dell'equilibrio", spiegano loro nel cortile del castello: "Non poteva esistere un posto migliore di questo, prezioso come quelli che si era soliti riservare alla musica quando veniva trattata con tutto il rispetto che merita, per introdurvi al nostro nuovo album. Questa forma richiama l'unione tra il cielo e la terra: l'effettivo utilizzo originario di questa struttura ancora oggi rimane un mistero, ma di sicuro Federico II, che ne aveva ordinato la costruzione, l'aveva concepita come una sorta di integrazione tra la cultura araba e quella nordica. Un tema, questo, che secondo noi resta di estrema attualità".

La valenza simbolica del titolo attraversa tutto l'album, su diversi livelli. "Stiamo vivendo una relazione che ormai dura da due decenni", spiega Max Casacci: "Quando, dopo due anni di avventure soliste, abbiamo deciso di tornare a suonare insieme, la nostra prima mossa è stata cercare la matrice comune alla base delle avventure che ci hanno portato così lontano, ritrovando il modo di tornare ad essere protagonisti del proprio tempo".

E qui entrano in gioco gli anni Novanta. Non solo dal punto di vista sonoro - i forti echi big beat della traccia d'apertura "Jolly Roger", gli inserti glitch che si fanno largo nella dolente "Le onde", dedica al produttore Carlo Rossi, mentore di Casacci scomparso ormai tre anni fa - ma anche dal punto di vista - se così lo si puà chiamare - "ambientale". "Non vogliamo fare modernariato", chiarisce subito lo stesso Casacci: "Analizzando i fattori del presente, si osserva una proliferazione di proposte basate sulla contaminazione dei linguaggi hip hop, come è accaduto negli anni '90 con il trip hop. C'è una generazione in ebollizione, quella degli under 35, che benché cresciuta in un periodo di crisi sarà in grado di rigenerare questo Paese, e non solo. Una generazione che, in Italia, è tenuta lontana dalle leve delle decisioni, e che non sarà aiutata né dalla sinitra autorottamata né dalle semplificazioni dei populisti. Gli anni '90 erano molto complessi ma anche molto interessanti, come lo saranno gli anni '20 ai quali ci stiamo affacciando". "Questa è una spiegazione molto razionale", aggiunge Samuel: "Ma in un gruppo ci sono anche momenti istintivi e 'di necessità' che esulano dal ragionamento. Non ci siamo messi a tavolino per decidere di fare un disco anni '90: semplicemente, ci è venuto d'isitinto. Arriviamo da discorsi - artistici - molto distanti tra loro: ci serviva un punto di partenza comune, e il nostro punto di partenza, come gruppo, sono stati gli anni '90. Non ne facciamo un discorso di moda, quindi, anche se non escludo a priori che gli anni Novanta non tornino in auge anche per quanto riguarda l'aspetto estetico. Per capire cosa andrà in futuro bisogna andare a vedere cosa si vende nei mercatini dell'usato, e adesso - se ci fate caso - sulle bancarelle si vedono solo vestiti anni '90".

"8", registrato e prodotto in autonomia dai Subsonica, è stato mixato a Londra da Marta Salogni, ventottenne bresciana da anni residente nella capitale britannica, dove ha avuto la possibilità di operare come tecnico del suono presso gli studi della Mute Records e di collaborare con Bjork per le session dell'ultimo album dell'artista islandese: "Abbiamo dato a lei l'onere di mixare questo disco", racconta la band torinese tributandole un giusto omaggio, "Ha fatto un lavoro molto accurato. E' giovane, ma solo secondo i nostri standard italiani, perché lei, a Londra, dice di essere già vecchia. Crediamo che Marta abbia potuto fare questo passo perché c'era una frontiera aperta, che adesso - con la Brexit - potrebbe non esserlo più".

Vent'anni di carriera, per una band, non sono pochi: molti gruppi, sottoposti a pressioni anche sensibilmente inferiori a quelle alle quali sono abituati Samuel e soci, non sono stati capaci di reggere il colpo. "Quando ci mettiamo insieme diamo più del 100% di quanto non possiamo dare singolarmente", spiega Boosta: "Ogni volta che facciamo un disco quello che dovrebbe essere il risultato finale si forma nelle menti di ognuno di noi in modo diverso. Il miracolo del quale siamo stati capaci è aver imparato, dopo ventidue anni insieme, a essere consapevoli di noi stessi, e a ballare sempre a tempo l'uno con l'altro. '8' è stato un disco corto, per quanto riguarda i tempi di lavorazione, ma non facilissimo. Quando abbiamo presentato 'Bottiglie rotte' al pubblico ci siamo trovati insieme in studio dopo più di due anni di lontananza gli uni dagli altri, eppure ci sembrava non fosse passato nemmeno un secondo dall'ultima prova. Sentivamo un'energia incredibile, come musicisti. Quando siamo insieme diventiamo tutt'altro. Ecco perché abbiamo pieno diritto di essere qui in questo momento".

"Vent'anni insieme ci dicono che il nostro 'matrimonio' è sano perché c'è molta libertà", aggiunge Vicio: "Abbiamo una matrice di suono molto precisa ma tra noi c'è molta libertà espressiva, sia nel modo di essere che riguardo le nostre carriera soliste. Il segreto è quello di sentirsi molto traquilli in quello che si fa. Quando siamo in sala prove o in furgone, abbiamo sempre un'energia fortissima che prescinde da qualsiasi attrito".

I Subsonica presenteranno dal vivo "8" prima con un tour europeo nei club, che prenderà il via il prossimo 4 dicembre da Amsterdam, al quale seguirà una tournée italiana nei palazzetti (con raddoppi di data nelle città di Torino e Milano, rispettivamente il 14 e 15 febbraio e il 18 e 19 febbraio) a partire dal prossimo 9 febbraio. La band su come sarà lo spettacolo non lascia trapelare nulla - soprattutto riguardo l'aspetto scenografico, che, promettono i Subs, "vi lascerà a bocca aperta") - ma dimostra di avere già le idee chiare su come impostare lo show: "Non andiamo più in giro su un furgone con appena due dischi da suonare dal vivo: adesso dobbiamo gestire molti più elementi", riflette Casacci, "Sicuramente gestiremo il rapporto tra brani del nuovo disco e canzoni di repertorio, che il nostro pubblico - giustamente - si aspetta". "Abbiamo sempre fatto i musicisti con l'attitudine dei dj, giocando coi linguaggi e fondendo tra loro le canzoni", aggiunge Boosta: "Il concerto è uno spazio sacro. Il live resta un'esperienza unica, perché ha bisogno di un'azione fisica da intraprendere. E' un posto neutro, dove ci si incontra, tutti immersi nella stessa musica. Abbiamo sempre dato molto valore e molto rispetto alla musica dal vivo. Per noi la sfida divertente, oggi, è quella di giocare col nostro repertorio, che ormai conta oltre cento canzoni".

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