Nasce AGIMP, "associazione di giornalisti e critici musicali legati a linguaggi popolari". Considerazioni sparse.

Nasce AGIMP, "associazione di giornalisti e critici musicali legati a linguaggi popolari". Considerazioni sparse.

Si è costituita a Faenza (nell'ambito del Forum del giornalismo musicale), l'AGIMP, l'associazione di giornalisti e critici musicali legati a linguaggi popolari. La prima assemblea ha indicato un primo direttivo (formato da Fabio Alcini, Simona Cantelmi, Luciano Lattanzi, Michele Manzotti, Alex Pierro) con l'incarico di redigere un regolamento attuativo dopo la stesura dello statuto da parte di un gruppo di lavoro a partire dal 2017. L’indirizzo per contattare l’associazione e ricevere informazioni su come iscriversi è: associazioneagimp@gmail.com

Fin qui il comunicato stampa, che riportiamo a titolo di cronaca, pur dubitando che ai nostri lettori possano interessare questioni riguardanti gli addetti ai lavori. Ma giacché questi addetti ai lavori sono quelli che forniscono ai lettori le informazioni provenienti dal mondo della musica, forse non è del tutto superfluo condividere qualche riflessione.
Il lavoro del giornalista musicale è in serio declino da parecchio tempo. Quando ho cominciato a farlo io, nel 1974, la gente comperava giornali specializzati in musica per avere informazioni e suggerimenti su come spendere al meglio i soldi destinati all'acquisto dei dischi. E per parecchi anni alcuni giornalisti musicali (non uso mai la parola "critici musicali", che riservo a pochissimi fra noi, quelli che la musica la sanno anche leggere e scrivere) sono stati effettivamente una guida e un punto di riferimento per i lettori: penso inevitabilmente a Riccardo Bertoncelli, ma anche ad alcuni nomi della redazione del glorioso "Ciao 2001", come Enzo Caffarelli, e ad alcuni altri della generazione successiva.
Erano tempi diversi da oggi: tempi in cui chi scriveva di musica sui giornali aveva accesso anticipatamente ai dischi che sarebbero usciti, aveva il tempo di ascoltarli più volte e di scriverne con cognizione di causa. Oggi - meglio o peggio che sia, non voglio fare discorsi passatisti - i nuovi dischi sono disponibili in streaming contemporaneamente per tutti, tutti possono ascoltarli e farsene un'idea personale, e di conseguenza è venuta meno la principale funzione del giornalista musicale. Allo stesso modo, l'esplosione dei blog e dei siti più o meno professionali o più o meno amatoriali ha lasciato pensare a moltissimi che scrivere di musica sia un'attività alla portata di chiunque: anche di chi scrive in un italiano poco corretto, anche di chi conosce, della produzione musicale, solo una parte (quella che gli/le interessa), anche di chi scrive da fan e non da competente.
Quando a fare questo mestiere eravamo relativamente in pochi (cioè quelli che avevano conquistato la possibilità, grazie alle loro capacità di scrittura, di collaborare con giornali che li remuneravano per le loro prestazioni), già avevamo tentato di dare vita a un'associazione: ma su questo lascio la parola a chi questa storia l'ha già raccontata benissimo qui, e cioè al collega Gigio Rancilio.
Questa nuova associazione, AGIMP, è il frutto di molto lavoro da parte di un altro stimabile collega, Enrico Deregibus; e se le riunioni preparatorie, nel 2016, 2017 e quest'anno, non si fossero tenute in concomitanza con le giornate in cui si svolge una manifestazione da me ideata, sarei andato volentieri a portare un mio contributo. Non mi è stato possibile, né può essere ora utile - ammesso che interessi agli associati all'AGIMP - conoscere il mio parere. Lo scrivo qui, giusto per lasciarne traccia ed eventualmente per discuterne in futuro. Ecco, ci sono molte cose che non condivido nell'AGIMP, a partire dalla presenza della dizione "critico" che, come ho già detto, non mi convince. "Giornalista" soltanto sarebbe andato bene, ma così avrebbe escluso tutti quelli che non sono iscritti al - peraltro inutile, e da abolire - Ordine dei Giornalisti.
La prima e più importante delle cose che non mi convincono è il programma, che riporto qui di seguito:

-tutelare la dignità professionale e gli interessi morali e culturali degli iscritti;
-sostenere, contro ogni forma di condizionamento, la libertà di espressione; realizzare attività che contribuiscano all’affermazione dei valori culturali della musica, e che favoriscano la crescita della coscienza critica, in stretto e costante rapporto con il pubblico;
-sviluppare rapporti di collaborazione con organizzazioni straniere similari;
-promuovere la partecipazione della categoria nelle iniziative anche legislative che riguardino l’organizzazione, la vita e l’educazione musicale, con un’attenzione particolare alle scuole e ai giovani.

"Vaste programme", avrebbe detto il generale De Gaulle. Peccato che non si dica in quali modi, con quali argomenti e soprattutto con quale forza contrattuale nei confronti degli editori l'AGIMP pensi di poter realizzare i primi due di questi punti. E peccato che nel terzo punto l'espressione "l’organizzazione, la vita e l’educazione musicale" sia di una genericità desolante, e la chiosa "con un’attenzione particolare alle scuole e ai giovani" sembri messa lì giusto per far figura.
Un'associazione di giornalisti dovrebbe servire ad aiutare i singoli associati a fare massa critica, a diventare interlocutori delle (tante) controparti, a battagliare per un equo compenso. E, d'altra parte, dovrebbe avere maglie molto più strette per l'accesso. L'articolo 3 dello statuto dice: "Possono far parte dell’Associazione critici e giornalisti che svolgono attività su quotidiani, periodici, testate giornalistiche on-line, portali, blog musicali, riviste specializzate e per gli organi radiotelevisivi, da almeno due anni". Manca una parola determinante: "remunerata". Se l'attività è gratuita, non è un lavoro, non è un mestiere, non è una professione; è un hobby. E manca una specifica indispensabile: "regolarmente registrati in tribunale". Perché solo la registrazione in tribunale di una testata, e la presenza di un direttore responsabile, possono costituire una (pur minima) garanzia di professionalità.
Vi sottopongo solo ancora l'articolo 5, poi chiudo:

Organi dell’Associazione sono: l’Assemblea generale, il Consiglio Direttivo, il Presidente, il Collegio dei Revisori dei Conti, il Collegio dei Probiviri.

Troppa roba, no? Una struttura così complicata, farraginosa, burocratizzata, che possibilità ha di essere efficace ed efficiente?
Ma forse sono io ad essere pessimista, e ad esserlo indebitamente. Vediamo cosa succederà nei prossimi mesi, leggiamo il "regolamento attuativo". Se l'AGIMP dimostrerà di riuscire a dare un senso alla propria esistenza, sarò il primo a ricredermi. Ne riparliamo in primavera.

Franco Zanetti

 

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