AGCM contro TicketOne e ticketing italiano: un po’ di chiarezza

AGCM contro TicketOne e ticketing italiano: un po’ di chiarezza

Nell'aprile del 2017 l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato comminò a TicketOne una sanzione da un milione di euro accusandola di non aver fatto abbastanza per arginare il fenomeno del secondary ticketing sulla propria piattaforma. La multa fu cancellata quasi un anno dopo, il 3 marzo del 2018, dal TAR del Lazio, che accolse il ricorso presentato dalla società guidata da Stefano Lionetti.

Ieri l'Antitrust è tornata all'attacco, aprendo questa volta un'istruttoria per sospetto abuso di posizione dominante nei confronti di TicketOne. Ne abbiamo riferito ieri, riportando prima la notizia e poi il commento ufficiale di TicketOne.

Torniamo brevemente sul tema con lo stesso spirito di quando, alla vigilia del grosso dibattito sviluppatosi intorno al secondary ticketing nella seconda metà del 2016, decidemmo per primi di offrire spazi ed approfondimenti in merito a una questione che avrebbe appassionato poi media e consumatori per oltre un anno: spiegare di che si sta parlando.

Il sospetto di abuso di cui all’istruttoria di ACGM si manifesta oltre un anno dopo il termine di un lungo periodo di monopolio effettivo, in quanto “contrattuale”: ci riferiamo allo storico accordo Panischi sancito una ventina di anni fa tra TicketOne e la stragrande maggioranza dei promoter italiani, giunto a scadenza alla fine del luglio 2017.

Con il massimo rispetto per i piccoli e medi operatori che operano online, offline, in Italia e dall’estero, possiamo affermare che dall’agosto 2018 da noi operano nel ticketing musicale tre realtà principali.

TicketOne, controllata al 100% dalla casa madre tedesca Eventim; TicketMaster, appartenente al gruppo multinazionale statunitense Live Nation; e Best Union, italiana con forte operatività oltre oceano e fuori dalla musica, che vende biglietti con il marchio VivaTicket.

Eventim ha acquisito quote di maggioranza di promoter italiani di primissimo piano come F&P Group, D'Alessandro e Galli, Vivo Concerti e Vertigo – che, in parole semplici, sono competitor di Live Nation. La quale, anch’essa a partire dalla scadenza dell'accordo Panischi, ha acquisito alcuni operatori nostrani: Indipendente Concerti e Comcerto.

Nel documento di apertura dell'istruttoria di AGCM è presente una tabella (riportata qui sotto) contenente i dati relativi al mercato del ticketing in Italia.

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Sono dati interessanti, ancora di più se letti con l’ausilio di alcuni particolari utili a chiarire gli equilibri commerciali tra i due big.

Live Nation, che ne avrebbe piena facoltà, non ha adottato per sé né per le proprie controllate il regime di concessione di vendita esclusiva a Ticketmaster, continuando a servirsi anche di TicketOne per la distribuzione dei tagliandi dei propri eventi. In assenza di ragioni ufficiali, possiamo supporre che la decisione sia ispirata a un sano pragmatismo: per gestire gli enormi volumi di vendita generati dagli eventi live della maggior parte dei big internazionali (tra gli altri Coldplay, U2, Eminem, Beyoncé, Radiohead, Ed Sheeran, Guns 'N Roses, Madonna, Pearl Jam…) meglio affiancare alla filiale-startup-consorella la piattaforma meglio consolidata sul mercato italiano. E, sempre in assenza di informazioni in merito, è altrettanto lecito supporre che col tempo questa situazione possa evolvere a sfavore di TicketOne.

Passando a Best Union, il salto di qualità sul ticketing musicale italiano avvenne lo scorso anno con il passaggio eclatante di Vasco Rossi da TicketOne a Viva Ticket per Modena Park. Il lettore ricorderà che, una volta esploso lo scandalo del secondary ticketing in seguito allo scoop di Matteo Viviani per le Iene, il rocker di Zocca volle dissociarsi dal suo tradizionale partner di ticketing, in qualche modo ritenuto coinvolto nello scandalo (eventualità, questa, confutata definitivamente dalla sentenza del Tar del Lazio a favore di TicketOne del marzo 2018). La produzione del concerto fu dunque affidata alla Big Bang, società creata ad hoc da Best Union (Vasco, infatti, lavorava con Live Nation, all’epoca ancora sotto processo per i legami con le piattaforme di rivendita online e, soprattutto, legata a TicketOne dall'accordo Panischi, allora ancora vigente). Una volta scaduto l'accordo Panischi, Vasco confermò Best Union come rivenditore ufficiale per i propri eventi.

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La curiosità che monta tra gli addetti ai lavori intorno all’istruttoria contro TicketOne, quindi, dipende dalla tempistica e dai fatti. Giunge dopo la fine del monopolio da contratto, come a denunciare un monopolio di fatto. L’esistenza del quale, però, parrebbe difficilmente compatibile con l’arrivo in Italia del leader mondiale del ticketing, con la perdita (avvenuta e conclamata) del maggiore artista e riempitore di stadi italiano e con la progressiva perdita (plausibile per le ragioni di stato delle multinazionali) di quote di biglietti di eventi di Live Nation.

(dp/gdc)

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