NEWS   |   Italia / 26/09/2018

Loredana Berté: “Con ‘Liberté’ rivendico il mio diritto alla libertà e alla follia”. E a Sanremo 2019… – INTERVISTA

Loredana Berté: “Con ‘Liberté’ rivendico il mio diritto alla libertà e alla follia”. E a Sanremo 2019… – INTERVISTA

“Rivendico il mio diritto alla libertà e alla follia. Alla diversità e al diritto di dire quel che voglio”. Così Loredana Berté spiega il senso del nuovo album “LiBerté”, il primo di canzoni inedite dal 2005 e soprattutto il primo dopo la rinascita segnata dal progetto “Amici non ne ho… ma amiche sì!” e dopo il successo del singolo estivo con i Boomdabash “Non ti dico no”. L’album è una sorta di manifesto esistenziale della cantante che, grazie a testi cuciti sul suo personaggio e alla produzione di Luca Chiaravalli (Francesco Gabbani), si presenta a un pubblico che l’ha conosciuta grazie al singolo estivo, al concerto “Amiche in Arena”, alla partecipazione ad “Amici”. Con la speranza di andare a Sanremo 2019 con una canzone firmata da Gaetano Curreri degli Stadio.

L’idea di un nuovo album, racconta Berté, è nata dopo il concerto all’Arena, culmine della stagione iniziata con l’incontro con Fiorella Mannoia. “Ci ha unite il fatto che a entrambe Renato Zero aveva fatto una carognata che non sto neanche a dire”. Chiaravalli è stato scelto con l’idea di parlare ai giovanissimi. “Mi ha capita. E quando si discuteva sugli arrangiamenti, alla fine la spuntavo io. Abbiamo anche litigato, ma è stato bravissimo”. Oltre a “Non ti dico no”, il disco contiene i due singoli usciti contemporaneamente “Babilonia” (che fu scartata da Sanremo 2018) e “Maledetto luna-park”, di cui è stato girato un video in questi giorni al luna park di Vigevano. “Ne ho fatte uscire due così i fan possono scegliere quale ascoltare”. L’album verrà lanciato venerdì con una app che dà modo di accedere a video e contenuti speciali.

Fra questi contenuti c’è il backstage della foto di copertina, dove Berté si libera da una camicia di forza. “La copertina è il mio manifesto. Perché una camicia di forza me l’hanno messa davvero, anni fa, a casa mia a Milano. Stavano facendo lavori dalla mattina alla sera, insopportabile, ho spaccato la portineria. A prendermi son venuti in quindici. M’hanno portata in un ospedale psichiatrico. Meglio lì che a casa con tutto quel casino. Alla fine in ospedale ho fatto anche un concerto. Perciò, sì, rivendico il mio diritto alla follia e alla libertà”.

Fra gli autori dell’album compaiono Gaetano Curreri e Ivano Fossati, rispettivamente in “Una donna come me” e Messaggio dalla luna”. “Nella prima do qualche consiglio a una ragazza giovane. La seconda invece è nata da una lettera che ho spedito a Fossati. Dopo trent’anni, mi mancavano l’amico e l’autore. Lui mi ha risposto mandandomi questo gioiello di canzone. Ma ci sono anche Davide Simonetta, Fabio Ilacqua e altri che mi hanno lasciata libera di stravolgere testi e musiche, finché non le sentivo ‘bertizzate’. Mai fatto dischi con riempitivi. Se non mi dà un’emozione, una canzone non la metto in scaletta. Questo è un disco pieno di singoli che usciranno man mano. È pop, rock, persino punk perché in ‘Gira ancora’ omaggio i Ramones che vidi suonare in un bar di New York e che trovai esilaranti”.

L’album inizia e si chiude con voci di bambini. “Un maestro di Roma ha ripreso uno dei suoi alunni per aver detto a un altro ‘porti sfiga’. Per fargli capire che sbagliava, ha raccontato la storia di Mimì sotto forma di favola. I bambini non solo hanno capito, ma hanno iniziato a seguirmi, a mandarmi disegni e messaggi, a obbligare mamme e nonne a venire ai concerti. Sono felicissima di avere acquisito un pubblico di bambini, anche grazie ai Boomdabash: sono innocenza pura, una tela bianca su cui disegnare qualcosa di bello”. Tra le frasi del disco che restano impresse ce n’è una che dice: “Dio ha barato a mio sfavore”. “Mi riferisco a quella notte maledetta del ’95, quando è morta Mimì. Mi sono detta: basta, Dio non esiste, c’è una sola vita ed è anche breve. Provo rimorso per non averle detto ‘ti voglio bene’ fino alla nausea. È come se fosse successo ieri. Mi manca disperatamente”.

Lei, che ha dato in beneficienza il ricavato di “Amiche in Arena” a D.i.Re (Donne in rete contro la violenza), prende posizione sul movimento #metoo e invita a “denunciare questi maiali. A me dicevano: ci vediamo in albergo per parlare di un pezzo. Col cazzo. Si va in ufficio, di giorno”. Di Asia Argento preferisce non dire nulla se non che “è come se fosse mia figlia, le voglio un bene dell’anima”. Fra i suoi desideri c’è quello di doppiare un personaggio di un film di Tim Burton. “Come ‘La sposa cadavere’ che ho sentito subito mio”. E poi “rendermi utile per ricollocare qualche personaggio finito nel buio”. Infine, tornare a Sanremo. “Tutti quelli che ho fatto sono andati male. Vorrei chiudere il cerchio e fare un Sanremo come si deve. Presenterò una canzone scritta da Gaetano Curreri”.

Intanto, la aspetta un tour teatrale che inizierà a metà novembre e che proseguirà in primavera. “La band con cui canto da tre anni ha in repertorio 81 canzoni. Mi toccherà impararle di nuovo. Le scordo perché non riascolto i miei dischi. Non sono come Renato Zero che sente solo la sua musica. Durante un viaggio con lui, non faceva che ascoltare le sue canzoni. Non ce la facevo più. Mi sono fatta lasciare giù in autostrada e ho proseguito in autostop”.

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