Antonello Venditti e i 40 anni di 'Sotto il segno dei pesci' a Verona: 'Un disco ancora attuale. In attesa di quello nuovo...' - FOTO GALLERY

Antonello Venditti e i 40 anni di 'Sotto il segno dei pesci' a Verona: 'Un disco ancora attuale. In attesa di quello nuovo...' - FOTO GALLERY

Dopo quasi quattro ore di concerto Antonello Venditti compare ai giornalisti nel ventre dell'Arena di Verona, dove lo show celebrativo per un quarantennale di "Sotto il segno dei pesci" - appena ripubblicato in versione ampliata con l'aggiunta alla tracklist originale dell'inedito "Sfiga" e di altre chicche recuperate negli archivi della casa discografica anche all'estero - ha ricevuto il suo (travagliato) battesimo del palco. "Spiace essere stati costretti a tagliare tutte le canzoni d'amore", spiega il cantautore romano, che domenica 23 settembre, nella prestigiosa venue scaligera, è stato costretto a togliere dalla scaletta una buona parte di repertorio in programma, compresi brani come "Unica", "Amici mai" e "Benvenuti in paradiso": "La televisione uccide i concerti", spiega Venditti, che su "Giulio Cesare", a inizio della serata, è stato raggiunto virtualmente dalla colonna giallorossa Francesco Totti, collegatosi con l'Arena in diretta TV su RaiUno, "Il live è una magia, che se interrotta si spezza".

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Di interruzioni, la sera del 23 settembre, l'artista ne ha affrontate più d'una: alcune imputabili alla sua voglia di raccontare e raccontarsi a lungo tra le canzoni inserite nella setlist, altre dovute a problemi di natura tecnica. "Ma la sfiga bisogna saperla cavalcare", spiega lui: "L'imperfezione significa che a vincere è stata l'umanità: questa sera ho chiacchierato molto, mi sono divertito tantissimo. Ci sono stati problemi tecnici che non mi sono capitati nemmeno negli anni Settanta, ma la parte musicale è andata alla grande".

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Perché Venditti, allo show che celebra quello che probabilmente è il suo album più celebre, ci tiene eccome: "'Sotto il segno dei pesci' è un mito che rappresenta il cambiamento. Ecco perché il concerto che gli ho dedicato è stato realmente intergenerazionale. Raramente capita di vivere contemporaneamente così tante età". E, in effetti, il concerto di Verona intergenerazionale lo è stato davvero, con la partecipazione della giovane star Ermal Meta e del veterano Francesco De Gregori: "Se in Ermal rivedo parte di com'ero qualche decina di anni fa, con Francesco siamo riusciti a colmare sul palco un divario più raccontato che reale. Per certi versi io e lui siamo come i Beatles e i Rolling Stones: ci stimiamo reciprocamente e siamo amici. Poi siamo diversi, certo, ma essere diversi non implica necessariamente essere rivali: la competizione è un gioco da giornalisti musicali che non mi appartiene. Io e De Gregori siamo innanzitutto amici, e non è detto che l'amicizia debba per forza concretizzarsi anche a livello professionale. Anzi. Invece di suonare insieme potremmo andare al cinema, o semplicemente frequentarci. L'unica cosa che è cambiata tra di noi rispetto al passato è la maggiore consapevolezza di noi stessi: oggi sappiamo chi siamo, prima no".

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"Quest'anno si celebra anche il trentennale di 'In questo mondo di ladri', ma quel disco fu più una fotografia della realtà nella quale eravamo calati all'epoca", prosegue Venditti: "'Sotto il segno dei pesci' è qualcosa di più. Di molto di più. E' una porzione di futuro, una visione".

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Venendo al futuro tout-court, l'artista ha spiegato di essere già al lavoro - per giunta a buon punto - con la lavorazione del prossimo disco di inediti in studio, ideale seguito di "Tortuga" del 2015: "Il disco nuovo arriverà nel 2019, lo sto già registrando", ha svelato in cantautore, "La prima cosa che ho fatto, quando ho iniziato a scriverlo, è stata trovare il linguaggio e i codici giusti, tutto il resto è venuto da sé".

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L'attenzione, tuttavia, è al momento monopolizzata dalle due serate evento che terranno l'artista impegnato "in casa" nella seconda metà del prossimo dicembre. "Quella di Verona è stata una serata realizzata senza il minimo di prova, più blues che rock", ha detto Venditti, riferendosi non solo al suo set "imperfetto" ma proprio per questo più umano, ma anche al pubblico intervenuto: "Nel parterre e sugli spalti dell'Arena ho visto molti meno telefonini del solito, e questo - ovviamente - mi ha fatto piacere, perché vuol dire che il pubblico era più attento e coinvolto. Cosa, questa, da non dare affatto per scontata. Un concerto può essere tranquillamente una magia imperfetta. Stesera, per esepio, qualche sfiga l'abbiamo avuta, ma siamo stati capaci di riprendere il mano la situazione". A dimostrazione che, sfortuna a parte, è l'artista a rendere memorabile - nel bene e nel male - una performance, non i dettagli: "Perché so, per esperienza, che non è il tipo di strumentazione che si utilizza a rendere grande un sound, ma l'ispirazione di chi ci suona. E' la mano, non l'amplificatore, a fare la differenza. Perché l'elemento umano, seppure per definizione imperfetto, non è in nessun modo riproducibile. Ed è quello il bello...".

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