NEWS   |   Industria / 19/09/2018

Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 19: 'La riforma UE del copyright non imprigiona gli utenti del Web, ma li libera. Ecco perché'

Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 19: 'La riforma UE del copyright non imprigiona gli utenti del Web, ma li libera. Ecco perché'

#SaveYourInternet. Fight the #censorshipmachine. L'approvazione della riforma del copyright da parte del parlamento UE, lo scorso 12 settembre, è stata accolta da parte dell'opinione pubblica con toni millenaristici: i termini "censura" e "bavaglio" hanno iniziato a rincorrersi tanto sui social network quanto sui titoli di giornali, dando l'idea che la Rete fosse, effettivamente, a una svolta del tutto negativa. "Ma su questo tema c'è stata moltissima disinformazione", riflette Maila Sansaini, Direttore Generale di NUOVOIMAIE: "Nonostante le strumentalizzazioni la versione modificata [rispetto a quella bocciata a luglio, ndr] approvata questo mese va a favore di tutti gli utenti del Web. La legislazione attuale, che con la riforma è stata superata, poneva in capo al singolo la responsabilità delle proprie azioni sul Web: così poteva succedere che un utente, in completa buona fede, condividesse senza saperlo un contenuto coperto da diritto d'autore rischiando così di incorrere in sanzioni per pirateria. Con la nuova direttiva, invece, la responsabilità viene per lo meno condivisa con le grandi piattaforme UCG: chi offre canali agli utenti per veicolare contenuti coperti da diritto d'autore, come per esempio le canzoni, deve assicurarsi di avere stipulato una licenza col legittimo titolare per poterlo fare, come già succede, per esempio, con emittenti televisive o locali pubblici".

"E' un problema di mercato, non di libertà del singolo", prosegue la Sansaini: "E' una grande bugia che questa nuova direttiva tolga diritti ai singoli: tutte le normative sui filtraggi automatici, nella versione definitiva approvata, sono state stralciate. Un'altra grande menzogna, che a voler essere maliziosi si potrebbe pensare essere stata diffusa in modo del tutto strumentale, riguarda la limitazione delle libertà di piattaforme come Wikipedia. Sotto questo punto di vista, il testo parla chiaro: dall'obbligo di licenza sono escluse entità che si occupino di divulgazione, informazione, educazione, società non a scopo di lucro, piccole imprese e start-up. Il pericolo di restrizione della libertà in Rete, semplicemente, non esiste: qui si sta solo parlando di tutela dei diritti degli autori".

La strada perché questa riforma diventi legge, tuttavia, è ancora lunga. "Ora il relatore del testo, il tedesco Axel Voss, dovrà presentare la riforma a Commissione e Consiglio. E con le prossime elezioni europee programmate per il maggio 2019 non è da escludere qualche rallentamento", conclude la dg NUOVOIMAIE: "E' raro che una direttiva venga convertita in legge nel giro di due anni, ma l'auspicio è che questo possa avvenire entro il 2021. Questa riforma rappresenta un enorme passo avanti non solo per gli utenti del Web, ma anche per la filiera creativa tutta, perché risolvendo il problema del value gap - il disavanzo tra i guadagni generati dalle grandi piattaforme attraverso la diffusione di opere coperte da diritti e la ricompensa corrisposta ai titolari di tali diritti - si ridistribuisce in modo equo una grande ricchezza a tutto il comparto creativo. Ne beneficerà sia il mercato in generale, che d'ora in poi sarà più equilibrato e concorrenziale, come ne beneficeranno i singoli artisti, ai quali finalmente verranno accordati i benefici dallo sfruttamento commerciale delle proprie opere sul Web".

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