NEWS   |   Cinema / 14/09/2018

Chiusi in un castello ad ascoltare "Suspiria" di Thom Yorke: l'anteprima della colonna sonora

Chiusi in un castello ad ascoltare "Suspiria" di Thom Yorke: l'anteprima della colonna sonora

Venticinque persone sedute in una stanza, in penombra, in religioso silenzio. L’unica luce arriva da alcuni ceri disposti al centro della sala, su specchi appoggiati sul pavimento. Ogni tanto, da sotto le sedie arriva del fumo. Non è una seduta spiritica, né un sabba. È la sessione di ascolto di “Suspiria”, la colonna sonora del film di Luca Guadagnino scritta e incisa da Thom Yorke. Il remake del classico di Dario Argento è stato proiettato al festival di Venezia, ma la parte musicale viene presentata alla stampa in questi giorni, con alcuni eventi in giro per il mondo. Il leader dei Radiohead ha approvato personalmente i singoli luoghi e ha chiesto che venissero rispettate alcune regole: candele, specchi, fumo e niente cellulari, sequestrati all’entrata.

La Spin-Go, l’agenzia italiana che promuove la XL Recordings, l’etichetta per la quale esce l’album, ha trovato un posto fuori dal tempo per la sede milanese dell'ascolto. “Suspiria” è ambientato in un’accademia di danza (di Friburgo nell’originale,di Berlino nel remake) ed è perciò stata scelta una scuola di ballo. Si trova in zona Porta Venezia, è stata fondata nel 1950, è un piccolo castello tra i palazzi. Il tempo sembra essersi fermato tra queste mura piene di foto d’epoca: immagini di spettacoli, e della fondatrice (ex ballerina de La Scala), della figlia che ora gestisce la scuola, e dei suoi cani, uno dei quali ci accoglie scodinzolando. 

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Dopo il sequestro dei cellulari, i giornalisti vengono prima opportunamente rifocillati con cibo e alcol, e poi condotti in una delle sale dove si insegna: le sedie sono disposte lungo i muri e da lì non si muove nessuno per 80, 90 minuti, il tempo del (lungo) ascolto. Qualcuno si concentra e qualcun altro prende appunti. Qualcuno fa una battuta al vicino ogni tanto per allentare la tensione creata dalla musica, ma nessuno – ve lo garantiamo – si addormenta. Ogni tanto ti immagini che da qualche parte possa saltare fuori Carlo Lucarelli, o il suo imitatore Fabio De Luigi, che diceva "Paura, eh?", con ghigno tra l'ironico e il satanico.

Non sarà una seduta spiritica, ma un fantasma aleggia fra candele e fumi: quello dei Goblin. A metà anni ’70 Dario Argento, non pienamente soddisfatto dal lavoro svolto da Giorgio Gaslini, chiese al gruppo di scrivere la colonna sonora di “Profondo rosso”. Diede loro un modello: l’uso che William Friedkin aveva fatto dell’introduzione di “Tubular bells” di Mike Oldfield nel film “L’esorcista”. Oldfield era influenzato dai minimalisti americani come Steve Reich e Philip Glass, che avevano sconquassato il mondo della contemporanea con musiche ripetitive e basate sull’effetto dirompente di poche, studiate variazioni. I Goblin semplificarono il concetto nella scrittura del tema di “Profondo rosso” e, nel 1977, di quello di “Suspiria”, che condirono con voci e versi inquietanti, a quanto parte sghignazzando in sala d’incisione come ragazzini che fanno uno scherzo telefonico. Thom Yorke si è tenuto prudentemente lontano dallo stile dei Goblin, ma qua e là si ascoltano frasi di tastiera che si riallacciano a quella tradizione e che suonano come echi di un passato fantasmatico.

Si potrebbe dire qualcosa di simile dell’intera colonna sonora di “Suspiria”. È musica di un tempo sospeso, un flusso sonoro cangiante e inafferrabile, il tema musicale dell’attesa angosciante prima di un evento drammatico. Il remake è ambientato a Berlino nel 1977 e Yorke si è perciò rifatto al cosiddetto krautrock, ma anche al Vangelis di “Blade runner”. Abbondano tastiere e sintetizzatori, ci sono un pianoforte verticale e synth modulari, ci sono note tenute, frasi ripetute, bassi profondi, una miriade di bordoni lugubri. Il suono è cupo e vagamente sovrannaturale grazie ai magnifici cori della London Contemporary Orchestra and Choir. La voce di Yorke – sono cinque i pezzi cantati, tra cui una variazione su “Suspirium” – è usata spesso come strumento.

Thom Yorke non è un compositore dotato come Jonny Greenwood. Non ne possiede il vocabolario e nemmeno il talento musicale. Ma sa creare atmosfere. “È stato come fare incantesimi”, ha detto a Venezia parlando della scrittura di “Suspiria”. È un modo come un altro per descrivere queste atmosfere sinistre e sospese, i temi elementari reiterati, le note di piano battute con parsimonia, le cantilene, i suoni concreti. L’atmosfera s’ammorbidisce giusto nella delicata “Unmade”, forse l’unico momento che evoca il songwriting di Yorke con i Radiohead. Anche perché nell’80, 90% dell’album, il cantante si tiene lontano dal formato-canzone. Sembra un esorcismo solitario ed effettivamente Yorke è affiancato solo occasionalmente da altri musicisti: la LCO, il flautista Pasha Mansurov in “Suspirium”, in due pezzi il figlio Noah alla batteria.

Ascoltare una colonna sonora così è straniante: appunto perché non è un disco di canzoni – anche se ne contiene qualcuna, o qualcosa che ci assomiglia – ma è legato a un film che ancora non abbiamo visto, ma che possiamo immaginare, pensando all’originale di Argento, che è parte dell’immaginario collettivo. E poi perché la mancanza di cellulari (della cui dipendenza ci accorgiamo solo quando ne siamo privati) alza la soglia d’attenzione. Si percepiscono anche le minime variazioni, e spesso capita di sentire un rumore che arriva dal cortile e di scambiarlo per un effetto sonoro della musica. Anche gli strumenti sembrano voci provenienti da un’altra dimensione. Forse dal passato oppure da una soglia che conduce a un mondo magico e inquietante, o forse oltre un Muro che divide persone e civiltà, come quello che si trova di fronte alla scuola di danza del film di Guadagnino, nella Berlino del 1977.

(Gianni Sibilla/Claudio Todesco)

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