Ghali per la prima volta nei palasport: “Sarà una urban fantasy” - VIDEOINTERVISTA

Ghali per la prima volta nei palasport: “Sarà una urban fantasy” - VIDEOINTERVISTA

Ghali nei palasport, senza passare dai club. È un evento non solo per il rapper milanese, ma per il pop di casa nostra: non si ricorda il caso di un italiano di seconda generazione che è riuscito a fare altrettanto. Il cantante inaugurerà il suo primo tour il 18 ottobre, con una data zero a Mantova (qui le date). “Il concerto” spiega il rapper “racconta un avvenimento senza precedenti: un ragazzo che, dalla periferia, riesce a realizzare sogni che sembravano troppo grandi. È la storia di un ragazzo che dai palazzi arriva ai palazzetti”. Sarà uno spettacolo nel vero senso della parola, basato su un concept realizzato con lo show designer Claudio Santucci di Giò Forma e con il light designer Jordan Babev. Entrambi hanno collaborato al tour di “Oronero” di Giorgia e ai concerti dei Negramaro negli stadi. “Sarà una urban fantasy”, racconta Ghali. “Ho finalmente lo spazio e il tempo per farvi vivere un’esperienza. Lo spettacolo che sto scrivendo sarà una cosa mai vista prima”.

Il grande salto
“È il mio primo tour ufficiale e la prima volta che faccio uno spettacolo di due ore. Con me ci saranno un dj e una band che suona dal vivo. Sarà live, giusto con un supporto vocale nei ritornelli. Ci sarà magari qualche ospite, non necessariamente musicale, un calciatore, un artista di strada, chiunque. Di sicuro ci sarà Capo Plaza. Riempire un palazzetto non solo di persone, ma soprattutto con uno show non è facile soprattutto per me, che passo dalle discoteche direttamente al Forum, senza transitare da un Alcatraz. Ma i club non sono abbastanza per quel che voglio fare. Il palco il luogo in cui più mi sento a mio agio. Perché è la cosa che mi fa più paura e sono lì ad affrontarla, non posso scappare”.

Urban fantasy
“Farò praticamente tutte le mie canzoni e riprenderemo tutto in video. I brani più vecchi saranno riarrangiati. Sarà una urban fantasy. Anche nel disco c’era questo filone fantasy, c’erano delle ‘nerdate’, immagini surreali, riferimenti ai cartoni, ai pianeti. Il mondo di Ghali, insomma”.

Ispirato da Stromae
“Se c’è uno show che ha ispirato questo mio spettacolo è quello di Stromae che ho visto al Forum: non un semplice concerto, ma un vero spettacolo teatrale. È partito anche lui dal rap, era un freestyler. Mi ha fatto capire che non ti devi per forza omologare per funzionare. Che puoi fare arte lavorando su te stesso, come se facessi terapia. Che puoi far ballare e ragionare assieme. Nel suo concerto racconta la sua storia, non cerca di essere qualcun altro”.

Colibrì e video privati
“Non voglio spoilerare la storia, fino al giorno del concerto non si capirà bene di cosa si tratta. È la storia di un ragazzo che dai palazzi arriva ai palazzetti. Posso dire che ci saranno miei video inediti che ho voglia di usare da quando ho cominciato a esibirmi di fronte a 100 persone. Già allora immaginavo queste immagini della mia infanzia proiettate in uno spazio enorme. Ci saranno momenti in cui sarò molto vicino al pubblico. E l’immagine del colibrì che vedete sui manifesti tornerà nel corso dello show”.

Cara Italia
“Tutto il concerto, in fondo, racconta quel che sta succedendo in Italia. Non voglio incensarmi troppo, ma quando mai è successa una cosa così nella storia della musica italiana? Quando mai un italiano figlio di immigrati, proveniente dalle periferie, uno che ha vissuto certe situazioni, è arrivato a riempire un palazzetto? È cultura e integrazione, tutto in un evento. Gli artisti più grandi hanno detto che con le canzoni non si può rivoluzionare il mondo e invece, influenzandoci, hanno rivoluzionato noi che a nostra volta rivoluzioneremo ancora il mondo. Con la musica si può seminare qualcosa, si possono cambiare le persone. La musica mi ha cambiato”.

Il rap italiano
“Non è stato il rap a fare invecchiare la musica italiana: era già vecchia. Grazie a internet, oggi c’è più meritocrazia. Una volta che sali in cima devi dimostrare di saperci restare. Ci sono giorni in cui mi sento parte e altri in cui non mi sento parte della scena italiana. Il bello è che tutti quelli che sono esplosi ultimamente vengono dagli stessi parchetti dove si faceva freestyle, in Primaticcio, Bisceglie, Settimo Milanese, Piazzale Lotto: io, Tedua, Sfera, Ernia, Rkomi. Facciamo parte della scena, ma scommetto che nessuno se ne sente parte completamente. Siamo tutti diversi. E poi, crescendo e maturando, cambiano le cose che uno vuole raccontare e a volte la piattaforma rap non basta più”.

Il successo
“Il successo ha cambiato tutto. Prima c’era la rabbia per le cose che non hai e perché non ti ascoltano. Adesso c’è la delusione per questa fortuna che arriva, ma ti toglie cose importanti e destabilizza amicizie, amori, famiglia, tutto. Per quanto tu possa restare umile, sei comunque circondato da tante attenzioni. Trovo duro avere tanto di fianco a chi non ha nulla. Perciò non indosserei mai due Rolex se i miei amici ancora faticano a pagare l’affitto o a trovare un lavoro. Esibire la ricchezza è come dire: io ce l’ho e tu no. Non mi piace”.

Le aspettative
“Mi porto un peso sulle spalle: le aspettative della gente. Quando fai tre, quattro, cinque canzoni belle la gente si aspetta sempre più e tu cominci ad andare in studio con una mentalità diversa. Non è più come quando non avevo nulla da perdere. Ci sono giorni in cui sono fortunato e mi dimentico di quel che c’è fuori e ci sono giorni in cui realizzo che le cose si sono fatte grandi”.

Bimbi e famiglie
“Dicono che faccio musica per bambini? Mi sta benissimo. La mia musica può piacere anche a loro perché sono puri e io ho ancora tanta voglia di giocare. È bello quando vedo su Instagram video di intere famiglie, figli di 5 e 19 anni e genitori, tutti che cantano le mie canzoni e vanno d’accordo”.

Il nuovo album
“Sto iniziando a lavorarci, ma sono disordinatissimo ed è ancora tutto sbiadito. Mi sto muovendo a livello di sound e produzioni. Sicuramente conterrà ‘Cara Italia’. Vorrei tanto fare esperienze all’estero, è questo il passo che vorrei fare per il prossimo album. C’è gente che lo aspetta, lo vedo da reazioni e messaggi. Quando questa estate mi sono esibito all’Open Air di Frauenfeld, in Svizzera, la gente cantava in italiano, è la dimostrazione che oramai la musica italiana è importante in giro e non solo da noi. Allargarmi è sempre stato nei miei piani. Questo tour è il prodotto finale di tutto quello che c’è stato finora e sarà il biglietto da visita per uscire fuori dall’Italia”.

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