NEWS   |   Recensioni concerti / 09/09/2018

Lollapalooza Berlin 2018, il resoconto della seconda giornata con Liam Gallagher, Imagine Dragons, Kraftwerk e altri

Lollapalooza Berlin 2018, il resoconto della seconda giornata con Liam Gallagher, Imagine Dragons, Kraftwerk e altri

Il coprifuoco che gli organizzatori hanno fissato alle 22 e 30 - dopotutto è domenica, e domani si lavora - ha costretto il Lollapalooza Berlin 2018 a girare a pieno ritmo sin dalle prime ore della sua seconda (e conclusiva) giornata: arriviamo all'una, giusto in tempo per vedere Dhani Harrison salutare e scendere dal palco principale. A tenere alto il morale del pubblico - ancora piuttosto rado, per la verità - dell'Alternative Stage ci ha pensato Alexis Taylor: contro il leader degli Hot Chip ha giocato non solo l'orario, ma anche la sorte, che ha riservato al produttore e polistrumentista londinese un paio di colpi bassi sotto forma di noie di natura tecnica. Il suo set, tuttavia, è stato decisamente godibile: con una formazione ridotta all'osso - lui a voce, chitarra e tastierie, più un bassista e un batterista - Taylor è stato capace di ipnotizzare il pubblico con il suo synth-pop sbilenco e ballabile, apprezzabilissimo anche all'ora di pranzo, con il sole a picco e il termometro prossimo ai trenta gradi.

La prima metà del pomeriggio se la sono contesa Rag'N'Bone Man (su uno dei due main stage) e i Wolf Alice (sull'alternative stage): mentre il cantautore di Uckfield sul palco principale si produceva in un set formalmente impeccabile, emotivamente sentito ma a tratti un po' troppo compiaciuto, sul palco minore il gruppo di Ellie Rowsell ce la metteva tutta per dare il massimo in un contesto - quello del grande evento all'aperto - che probabilmente a loro non è il più congeniale, almeno non ancora. Il quartetto britannico è stato capace comunque di graffiare, proponendo un set potente, più muscolare che tecnico, ma attento a non andare mai sopra le righe: se la dinamica dello show, nel suo complesso, è parsa piuttosto uniforme, è lecito pensare che un set up tecnico più vicino a quello di un club e un contesto meno dispersivo avrebbe potuto rendere maggiore giustizia all'esecuzione della band di "Visions of a Life".

Il mainstream pop contemporaneo non è semplice da mettere in scena dal vivo su un palco, soprattutto su uno grande come quello del Lollapalooza: Dua Lipa ci è riuscita, con mestiere e professionalità, dando una fisicità - musicale e non solo - a uno dei generi più calcolati e meno spontanei oggi in circolazione. Può piacere o non piacere, ovviamente, ma alla star londinese di origini kosovare va riconosciuto il merito di sapersi rappresentare un modo convincente anche in carne e ossa. Cosa che, nel campionato dove gioca lei, non è affatto scontata.

Il rock'n'roll, oggi, ha avuto un ambasciatore al Lollapalooza Berlin: Liam Gallagher - che purtroppo a novembre non passerà dalle nostre parti - ha conquistato spavaldamente la platea dell'Olympiapark con una setlist molto simile a quella proposta lo scorso febbraio al Fabrique di Milano. Dopo la intro pre-registrata con un coro della curva del Manchester City e lo strumentale di "Fuckin' in the Bushes", a rompere il giaccio è toccato alla doppietta "Rock 'n' Roll Star" e "Morning Glory", seguite a ruota dai recenti episodi solisti "Greedy Soul" e "Wall of Glass". Il resto del set è stato appannaggio quasi esclusivo del repertorio scritto insieme al fratello Noel: "Some Might Say" e "Champagne Supernova" sono seguite da "Whatever", "Supersonic", "Cigarettes & Alcohol" (che lui dedica ai più giovani tra il pubblico, chiamandoli a rapporto senza successo: "Possibile che qui non ci sia nemmeno un teenager?") e "Live Forever", in ricordo di Mac Miller, che Liam aveva conosciuto dietro le quinte dell'evento benifico "One Love Manchester", nel giugno dello scorso anno. Che otto canzoni degli Oasis su quattordici in scaletta siano il segnale che il minore dei Gallagher la "big O" la voglia davvero rimettere insieme, piuttosto che sfoderarla come argomento di conversazione sui social nei momenti di stanca? A un fan che subito dopo l'esibizione di questo pomeriggio gli ha domandato, su Twitter, se abbia intenzione di riproporre dal vivo il classico degli Oasis "Roll With It" (per il momento mai eseguita dal vivo in veste da solista), lui ha detto di "essere pronto":

Staremo a vedere.

Poi è stata la volta dei predicatori con la tartaruga: gli Imagine Dragons - con Dan Reynolds (s)vestito da istruttore di fitness, esattamente come lo scorso 6 settembre nel capoluogo lombardo - hanno riproposto per filo e per segno - eccezion fatta per la dedica a Mac Miller su "Rise Up" - lo show già presentato qualche giorno fa al Milano Rocks!, assolo di batteria e intermezzi parlati compresi. Da un lato c'è la forte impronta melodica, la capacità di scrivere ritornelli-inno che ha fatto (anche) la fortuna di colleghi come Coldplay e Thirty Seconds to Mars: il frontman del gruppo di Las Vegas, in più, ci mette il piglio da motivatore e life coach che nobilita il tutto.

Uno spettacolo per famiglie, appunto, che non a caso al termine del set iniziano in ordine sparso ad affollare i punti di ristoro o ad affrettarsi alle stazioni dei mezzi pubblici, lasciando campo libero ai veri padroni di casa: i Kraftwerk inanellano buona parte dei brani del loro 3D show già presentato all'inizio dello scorso luglio in occasione del Medimex, a Taranto, con "Numbers" e "Computer World" in apertura, seguite dal medley tra "It's More Fun to Compute" e "Home Computer". Lo spettacolo va esattamente come deve andare, con i classici "Autobahn", "Radioactivity" e "Trans Europa Express" puntualmente al loro posto, fino al gran finale affidato al medley tra "Boing Boom Tschak", "Techno Pop" e "Musique Non Stop". Il programma propone ancora Kygo, la superstar norvegese della consolle, sul Perry's Stage, ma l'area dell'Olimpyastadion, proprio come successo ieri sera con David Guetta, viene chiusa anzitempo per troppa affluenza. Il nostro Lollapalooza Berlin 2018, quindi, si chiude qui...

(dp)

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