NEWS   |   Recensioni concerti / 09/09/2018

Lollapalooza Berlin 2018, il resoconto della prima giornata

Lollapalooza Berlin 2018, il resoconto della prima giornata

Una location azzeccata - il complesso Olympiapark e Olympiastadion, nella parte ovest dell'ex città del muro, in ogni caso decisamente più servito e raggiungibile dei prati di Hoppegarten, cornice della passata edizione della manifestazione - e condizioni meteorologiche decisamente più clementi rispetto a quelle registrate nel settembre del 2017 hanno fatto iniziare l'edizione 2018 del Lollapalooza Berlin nel migliore dei modi. Certo, non tutto poteva andare nel verso giusto: dato che tutto il mondo è paese, anche in una delle metropoli più vitali del Vecchio Continente qualcuno si è lamentato per i soundcheck, iniziati troppo presto, la mattina di sabato.

Ma scaldare gli speaker era permesso "tra le 8 e le 11", hanno spiegato con pragmatismo teutonico le autorità, quindi bando ai piagnistei.

Purtroppo non siamo riusciti ad arrivare in tempo per vedere il già Mighty Oaks Claudio Donzelli aprire le danze sul Weingarten Stage, in tarda mattinata. In ogni modo, la line-up della prima giornata ha continuato a parlare italiano, almeno per buona parte del pomeriggio: Fil Bo Riva, ormai, non è più quella gemma nascosta che poteva essere considerata nel 2016, ma vederlo giocare in casa - il cantautore romano risiede ormai da tempo nella capitale tedesca - è stato senz'altro interessante. Sull'Alternative Stage Filippo Bonamici ha confermato di essere non solo bravo, ma anche astuto nel catturare l'attenzione del pubblico con l'atteggiamento giusto, ammiccante il giusto ma mai gigione - tanto da permettersi una personale rilettura del classico di Johnny Cash "Folsom Prison Blues" da non far storcere il naso: supportato in modo efficace da una band misurata e mai invadente, al set del cantautore, dal punto di mista meramente musicale, manca solo un po' più di profondità, che su palchi come quello del Lollapalooza potrebbero fare davvero la differenza. E' giusto, tuttavia, dare tempo al tempo: Bonamici è tutto sommato ancora agli inizi, e i margini di miglioramento perché se la giochi alla pari coi colleghi stranieri più anziani ci sono tutti.

La prima giornata del Lollapalooza 2018 (alla quale hanno assistito, secondo gli organizzatori, circa 70mila spettatori: altrettanti ne sono attesi domani, domenica 9 settembre, per la seconda e conclusiva giornata del festival) è stata consacrata essenzialmente all'hip-hop - con le glorie locali Casper e K.I.Z. - e all'electro: mentre dentro l'Olympiastadion Jonas Blue, dal Perry's Stage - il palco tradizionalmente dedicato alla dance - faceva risuonare tra spalti e platea il remix firmato da Marnik e Steve Aoki di "Bella ciao" - sull'Alternative Stage saliva A$ap Ferg, per la felicità degli amanti della trap. Il suo set ha senza dubbio fatto presa, ma da uno dei due main stage arrivava, quasi contemporaneamente, il richiamo dei National.

Matt Berninger e soci hanno portato sul palco del Lollapalooza berlinese un set praticamente identico a quello presentato nella serata di ieri, venerdì 7 settembre, a Milano - messaggio anti-Trump e tuffo tra il pubblico del frontman compresi: proprio come nel capoluogo lombardo, il gruppo di Cincinnati si è mostrato elegantemente impeccabile, ma mai freddo o distaccato. L'atmosfera, nel suo complesso, era tuttavia troppo poco raccolta - o troppo dispersiva - per godere al meglio del set, pur decisamente coinvolgente, del gruppo di "Sleep Well Beast": a guastare la festa, in un certo senso, è stata l'attesa per il set di The Weeknd, in programma subito dopo quello dei National.

Quello al Lollapalooza è stato l'unico live europeo del performer e produttore canadese per il 2018: l'attesa - logicamente - è stata febbrile. Davanti a un parterre già gremito ben prima dell'inizio del concerto Abel Makkonen Tesfaye ha riproposto buona parte dello show presentato lo scorso aprile al Coachella, con "Pray for Me", "Starboy", "Party Monster" e "Reminder" ad aprire le danze, e "Six Feet Under", "Sidewalks", "Secrets", "I Feel It Coming", "Wicked Games", "Or Nah" e The "Hills" a fare da ossatura al resto della setlist. Accompagnato da una band al completo - chitarra, basso, batteria e sequenze - The Weeknd (che dal palco ha ricordato il collega Mac Miller, scomparso ieri, 7 settembre, a 26 anni) è stato a conti fatti il vero trionfatore della prima giornata del Lollapalooza Berlin 2018: quello di Tesfaye è un r'n'b contemporaneo, sontuoso ma non iperprodotto, che ha il pregio di poter essere decifrato a più livelli e da più generazioni. E la calca di giovani e meno giovani sotto il main stage a fine giornata, al proposito, l'ha detta lunga su quanto sia stata vincente - benché apparentemente azzardata, almeno nell'ottica di un festival europeo - la scelta di affidare lo slot principale alle voce di "Beauty Behind the Madness".

Meno appropriato, almeno dal punto di vista organizzativo, è stato far esibire David Guetta - ultimo nome di richiamo internazionale in scaletta per la serata di sabato - sul Perry's Stage, dove già Armin Van Buuren, durante il set di The Weeknd, aveva fatto segnare il pienone: la superstar francese della consolle ha richiamato talmente tanti fan nel parterre dell'Olympiastadion - unico settore aperto della struttura, i cui spalti erano invece chiusi al pubblico - da costringere gli organizzatori a chiudere gli accessi all'arena prima ancora dell'inizio del set, per ragioni di sicurezza. Noi ce ne siamo fatti una ragione. Chi ha pagato il biglietto vip da 289 euro per scatenarsi sul beat di "Dangerous", meno.

(dp)

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