Lucio Battisti: Gli ultimi giorni. Di Antonio Dipollina

Lucio Battisti: Gli ultimi giorni. Di Antonio Dipollina

Erano tempi così, vent’anni fa. Forse addirittura migliori. C’era qualcosa che somigliava al pudore anche nel gruppo di cronisti che da giorni si era accampato fuori dall’ospedale San Paolo di Milano, periferia sud, un posto assurdo. Dentro c’era Lucio Battisti ricoverato: un pomeriggio sul tardi un ragazzo uscì dalla porta principale e si avviò ciondolando mesto verso l’esterno, lo vedevamo per la prima volta ma tutti riconoscemmo subito il figlio. Solo quando ci superò, qualcuno disse con voce un po’ alta il suo nome, e con gentilezza: “Luca, possiamo parlarti?”, Lui non si girò, proseguì il cammino e nessuno insistette. Il genio ricoverato dentro, se ne andò pochi giorni dopo e tutti scrivemmo che era arrivato il Tempo di morire, forse vergognandoci un po’, ma forse no.
Al mattino dopo, intorno alle 6, squillò il telefono ed era Radio Caracol. Che magari non fa impressione più di tanto, ma era una radio colombiana con milioni di ascoltatori e forse la più ascoltata del Sudamerica: dall’altra parte uno speaker un po’ in spagnolo e un po’ no mi chiese se potevo rispondere a qualche domanda sulla morte del più grande cantautore d’Italia. Non mi era mai successo di dare un’intervista live con la traduzione simultanea ma intanto pensavo a quella radio importante e quel Sudamerica che piangeva Battisti con noi e mi emozionai davvero, salutai alla fine con un magone grosso così.
Da cronisti in realtà dovevamo arrabattarci con ben altro, ovvero con la segretezza assoluta intorno a Battisti e con la chiusura totale della moglie a qualsivoglia squarcio di concessione ai milioni di appassionati che avevano perso una luce, una compagnia, un riferimento. Il funerale, a Molteno, fu di sabato mattina. Per qualche motivo restai in zona anche al pomeriggio e finì che ci rimasi fino a sera: potendo così raccontare, una volta terminato il rito ufficiale, quando le telecamere se n’erano andate e le luci spente, l’impressionante processione di popolo che andava alla tomba: non se l’aspettava nessuno, venivano da tutta Italia.
Erano tempi così, migliori sicuramente, ma i migliori come sempre se ne andavano troppo presto.

Antonio Dipollina (“La Repubblica”)

 

Qui tutti i contenuti dello speciale di Rockol su Lucio Battisti nel ventennale della scomparsa.

 

Dall'archivio di Rockol - Lucio Battisti: 6 pillole di saggezza
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FRANCESCO DE GREGORI
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