NEWS   |   Industria / 07/09/2018

Diritto d'autore, il 12 settembre il Parlamento Europeo vota per la Riforma: chi è a favore e chi è contro, e perché

Diritto d'autore, il 12 settembre il Parlamento Europeo vota per la Riforma: chi è a favore e chi è contro, e perché

Il prossimo mercoledì, 12 settembre, il Parlamento Europeo voterà - per la seconda volta, dopo la prima bocciatura dello scorso 5 luglio - la riforma del diritto d'autore: in caso di semaforo verde da parte dell'assemblea il provvedimento, molto discusso e divenuto oggetto di dibattito politico anche nel nostro Paese, avrà un forte impatto sul mondo della musica, modificando radicalmente le dinamiche che attualmente intercorrono tra i vari attori della filiera.

In vista della consultazione ecco, di seguito e in sintesi, un quadro della situazione a pochi giorni dal voto, con i vari schieramenti e le relative argomentazioni pro o contro la riforma del diritto d'autore.

Chi sostiene la riforma: a livello internazionale, a favore della riforma si sono schierate tutte le associazioni di categoria discografiche, sia major che indipendenti, come IFPI e Impala. In Italia, tra i maggiori sostenitori del provvedimento ci sono le associazioni di categoria discografiche come FIMI e le società di collecting istituzionali come SIAE e NUOVOIMAIE:

Chi è contro la riforma: perplessità e scetticismo nei confronti del provvedimento sono stati espressi dalle maggiori società informatiche mondiali, dalle piattaforme social network come Facebook alle piattaforme basate sul modello UGC (user-generated content, contenuto generato dagli utenti) come YouTube e Soundcloud.

Chi è a favore della riforma dice che grazie al provvedimento verrà colmato il "value gap", cioè la differenza - individuata dalla discografia - tra quanto corrisposto da piattaforme come YouTube all’industria musicale e quanto da essa percepito come legittimo. L'Articolo 13 della riforma, in poche parole, toglierebbe a piattaforme come YouTube lo status di safe harbor garantito dal Digital Millennium Copyright Act emanato dal governo statunitense nel 2006 che permette a chi ne beneficia maggiori libertà nel negoziare accordi di licenza rispetto ad altre entità operanti sul mercato come, per esempio, piattaforme streaming nate con scopi commerciali come Spotify e Deezer.

Chi è contro la riforma sostiene che l'Articolo 13 potrebbe generare una stretta sui contenuti online capace di comportare una rimozione di massa degli stessi a causa del cambiamento nella regolamentazione degli accordi di licenza, facendo diventare di fatto il Web come la tradizionale televisione, dove un contenuto, prima di essere trasmesso, deve essere oggetto di un contratto di licenza approvato da chi ne detiene il diritto d'autore e da chi si occupa di diffonderlo. Estremizzando, i detrattori della riforma vedono nel provvedimento una minaccia concreta alla libertà di espressione online.

A detta di chi la sostiene, la riforma farà bene alla musica perché l'aumento dei proventi a favore di autori, editori e titolari dei diritti permetterà all'industria discografica di prosperare, assicurando agli artisti maggiore sicurezza economica e alle aziende una maggiore solidità finanziaria da reinvestire in ampliamenti di organico e piani a medio lungo termine.

A detta di chi l'avversa, la riforma farà male alla musica perché toglierà agli artisti emergenti il primo canale alternativo a quelli convenzionali per farsi conoscere dal grande pubblico: carriere come quelle di Ghali o Francesco Gabbani, nate sul Web e solo in un secondo momento prosperate in ambiti tradizionali, verrebbero stroncate sul nascere.

Chi tifa per la riforma: secondo un sondaggio commissionato da Europe for Creators, movimento a favore del provvedimento, l'89% degli italiani sarebbe a favore della nuova legislazione in termini di copyright. In particolare i nostri connazionali ritengono che i giganti del Web non condividano in modo equo i ricavi generati dalle proprie piattaforme con i creatori di contenuti, e che Big Tech abbia addirittura più potere di azione rispetto alle istituzioni europee. A sostenere a spada tratta la riforma è anche una buona parte degli artisti europei, da Paul McCartney - che al proposito ha scritto una lettera aperta indirizzata agli europarlamentari - a figure piuttosto note sul panorama nazionale come Ezio Bosso ed Emma Marrone.

Chi tifa contro la riforma: padri nobili del Web come sir Tim Berners Lee, Vint Cerf, Jimmy Wales e Brian Behlendorf si sono espressi contro il provvedimento, così come oltre duecento accademici provenienti da 25 centri di ricerca in tutta Europa. Una presa di posizione contro la riforma del copyright UE è stata presa anche da 145 organizzazioni europee e internazionali, tra le quali le italiane Associazione Nazionale Stampa Online (ANSO), Coalizione Italiana Liberta` e Diritti Civili (CILD), Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati, Roma Startup e Wikimedia Italy.

Mani tese: sono quelle allungate più volte tra le parti, ma mai in grado di portare a un'intesa. YouTube, per esempio, ha ingaggiato appositamente un veterano della discografia USA come Lyor Cohen per fare da pontiere tra le istanze di Big Tech e dell'industria musicale, varando piattaforme come YouTube Music e YouTube Charts, oltre che alla visualizzazione dei crediti nei video delle canzoni. D'altra parte, la discografia ha sempre negato di aver voluto intraprendere una crociata contro i big del Web. Lo stesso presidente di FIMI Enzo Mazza, in un suo intervento su HuffPost, ha negato di voler cercare lo scontro con la Silicon Valley, sostenendo che "è falso che sia in corso uno scontro tra vecchio e nuovo mondo. In questo momento, in realtà, le imprese che non accettano che l'evoluzione tecnologica abbia cambiato i parametri della messa a disposizione di contenuti online sono proprio aziende come Google e Facebook, aziende legate a un modello di ricavi che ha trasformato, insinuandosi tra le pieghe di una normativa non più aggiornata, i campi di grano dei contenuti digitali in un'immensa prateria senza controllo". "Abbiamo sempre pensato che esista una via migliore di questa, e che l'innovazione e la collaborazione siano le chiavi per un'evoluzione felice, diversa e sostenibile del settore creativo europeo", ha invece spiegato un portavoce di YouTube: "Sia per i consumatori che per i creatori di contenuti, è di vitale importante preservare i principi di accessibilità, condivisione e creatività sui quali si base la gran parte del successo del Web".