NEWS   |   Industria / 04/09/2018

Riforma UE del diritto d'autore, il 12 settembre l'ultima votazione. Enzo Mazza (FIMI): 'Giorno importante non solo per l'Europa'

Riforma UE del diritto d'autore, il 12 settembre l'ultima votazione. Enzo Mazza (FIMI): 'Giorno importante non solo per l'Europa'

Dopo la bocciatura dello scorso 5 luglio, l'Europarlamento tornerà a votare il prossimo 12 settembre una nuova versione del testo di riforma del diritto d'autore nella Comunità Europea. Il dibatitto, nato come prettamente tecnico, è presto diventato oggetto di discussione anche presso il pubblico generalista in seguito a spunti - spesso polemici - affiorati sul Web e su grandi testate generaliste. All'inizio dello scorso mese di agosto un'inchiesta della Frankfurter Allgemeine Zeitung aveva svelato il coinvolgimento di società direttamente legate ai giganti della Silicon Valley in un'operazione di mail bombing che ha avuto come bersaglio gli eurodeputati prossima alla votazione della riforma: una manovra di sicuramente anticonvenzionale che dimostra, tuttavia, come il tema - presso le parti in causa come presso l'opinione pubblica - sia sicuramente ancora tra i più caldi e sentiti.

Musicalmente parlando, il nodo della proposta di riforma riguarda l'Articolo 13 del testo, quello che - semplificando - potrebbe porre una soluzione definitiva all'annoso problema del value gap. Articolo che, spiega Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana, rispetto alla versione presentata (e bocciata insieme al resto della bozza) all'inizio dello scorso luglio, non è praticamente stato modificato, se non in piccoli dettagli.

In che termini è stato riformulato l'Articolo 13 della riforma, quello che risolverebbe finalmente la questione del value gap?

Dobbiamo anzitutto ricordare che la questione fondamentale che questa direttiva intende risolvere riguarda l’esistenza di una vera e propria discriminazione tra piattaforme che sostanzialmente offrono lo stesso servizio ma che hanno una collocazione giuridica diversa, secondo le normative create agli inizi degli anni Duemila. In pratica YouTube e tutte le piattaforme dove vengono caricati contenuti dagli utenti e che di fatto offrono un servizio di streaming musicale, rispetto a piattaforme come Spotify, Deezer, TimMusic o altre che ottengono contenuti previa autorizzazione, hanno potuto godere di una sorta di esclusione di responsabilità rispetto all’attività posta in essere dagli utenti che è diventata un elemento concorrenziale nel negoziare le licenze con le etichette musicali. L’articolo 13, così come uscito da un lungo processo legislativo che ha visto ben sei commissioni del Parlamento EU proporre emendamenti e compromessi, ha individuato un wording che consente di superare questa discriminazione e crea un level playing field equilibrato e coerente con l’attuale mercato dello streaming. Al voto del 12 settembre questo testo arriverà con alcune probabili limatura ma sarà sostanzialmente lo stesso che chiarisce il concetto di comunicazione al pubblico per le piattaforme UUC e le misure da adottare da parte di queste ultime.

Nel commentare il rinvio della riforma, a inizio luglio, aveva parlato di "vere e proprie fake news" a proposito degli argomenti della proposta: cosa non devono temere gli appassionati di musica dall'eventuale passaggio dell'Articolo 13?

Purtroppo il 5 luglio scorso i parlamentari europei sono stati oggetto di un vero e proprio mail bombing con messaggi che segnalavano gravi pericoli per le libertà digitali e per la privacy ma che nella sostanza hanno trasmesso una realtà artificiale che nulla aveva a che vedere con l’effettivo impatto della direttiva sui cittadini e sui consumatori. Si pensi, ad esempio, che Wikipedia ha addirittura oscurato il proprio sito in Italia lanciando un allarme rispetto alla sopravvivenza stessa dell’enciclopedia online quando tutti coloro che avevano una minima conoscenza del testo della proposta sapevano che Wikipedia era esclusa dall’impatto della norma europea. Dopo il voto del 5 luglio molti parlamentari ed anche i media si sono resi conto di essere stati oggetti di una vera e propria frode automatizzata, promossa in particolare da entità che sono risultate essere vicine a Google. Ora il quadro è più chiaro ma certamente la campagna anti copyright si muoverà nuovamente strumentalizzando gli effetti della normativa. Va anche detto che, ad esempio, il Garante Europeo per la privacy ha redatto un parere che non rileva contrasti tra la proposta legislativa e i diritti fondamentali del cittadino, smentendo anche qui una falsa notizia.

In che modo le associazioni di categoria musicali europee hanno provato - se non a fare lobbying - per lo meno a sensibilizzare gli europarlamentari? Riguardo la quota di delegati italiani, che tipo di risposte avete avuto?

L’iniziativa dell’industria creativa è stata molto efficiente e precisa non solo sul piano tecnico ma anche nel muovere gli artisti. Si pensi che prima del 5 luglio oltre 1600 artisti della musica hanno firmato una petizione, molti artisti si sono spesi in prima persona con messaggi ai parlamentari. In Italia per esempio Emma Marrone ed Ezio Bosso. Paul McCartney ha scritto una lettera personale a tutti i parlamentari europei. Un movimento importante ma che ha subito un’offensiva dalla Silicon Valley mai vista. Google a Bruxelles spende per lobby oltre 3,5 milioni di Euro, una somma non confrontabile con quelle a disposizione dei titolari dei diritti, ed inoltre controlla indirettamente molte realtà associative che sostengono questo colosso e Facebook. In ogni caso la maggior parte dei parlamentari italiani di tutti i principali schieramenti sono stati compatti con poche defezioni ma non è bastato perché altri Stati hanno subito le pressioni ed hanno votato contro. Ora tutto il settore si è attivato non solo per evidenziare le false notizie e le strumentalizzazioni ma anche per creare una formidabile campagna di sensibilizzazione che si muove dietro il concetto di Europeforcreators, con siti dedicati e azioni sui social media. Il tutto mentre il relatore del testo, Voss, cerca di individuare un ultimo compromesso per ottenere il definitivo via libera da Strasburgo.

Un'eventuale nuovo rinvio della riforma potrebbe davvero portarla su un binario morto? Nel caso, quali sarebbero le conseguenze per l'industria musicale?

Il prossimo 12 settembre sarà una data importante non solo per l’Europa. Rivedere il tema della responsabilità degli intermediari alla luce dell’innovazione nel settore musicale è un tema importante anche in USA, dove per ora è difficile rilanciare un progetto di revisione legislativa e quindi tutti guardano a Strasburgo. La mancata approvazione non consentirebbe un altro giro perché a maggio 2019 si voterà per il rinnovo del parlamento europeo. La coalizione delle industrie musicali, degli editori, del cinema, della televisione e perfino dei team di calcio è molto compatta. Domani, 5 settembre, a Bruxelles, insieme con gli editori librari italiani, Mediaset, Sky, il cinema italiano, SIAE e Nuovo Imaie incontreremo una delegazione dei parlamentari italiani prima del voto della settimana successiva e siamo tutti allineati nel difendere la proposta. Per l’industria musicale risolvere la questione del value gap è fondamentale ed importante anche per l’Italia. Proviamo ad immaginare che se a YouTube si applicasse lo stesso profilo giuridico di Spotify, l’effetto sarebbe di un immediato raddoppio del fatturato nel segmento dello streaming ad supported. Si può capire pertanto cosa significa adeguare la normativa per tutta la filiera musicale.