Layne Staley: le canzoni simbolo di una delle voci più belle degli anni ’90 (1 / 12)

Layne Staley: le canzoni simbolo di una delle voci più belle degli anni ’90

Layne Staley ci ha lasciati il 5 aprile 2002 - era nato il 22 agosto 1967 - ed il mondo rock, da allora, è orfano di uno dei suoi migliori interpreti. Una carriera iniziata nel 1987 e coronata dal primo album degli Alice in Chains, “Facelift”, da cui venne estratto uno dei brani più intensi dell’intera discografia, ‘Man in The Box’.

Una personalità schiva e fragile, un leader silenzioso, una voce calda e sofferta, il nichilismo come stile di vita, consegnarono alla storia del grunge prima, e del rock poi, una delle figure più importanti e controverse di una generazione. Proprio in quel nichilismo una generazione intera aveva trovato i punti di riferimento: Eddie Vedder, Kurt Cobain, Chris Cornell, Mark Lanegan, Mark Arm e Andy Wood rappresentavano il meglio del rock mondiale alla fine degli anni ’80, e Seattle era l’epicentro di una rivoluzione musicale e culturale.

Layne Staley era la stella più oscura di tutte, il meno mediatico, il più riservato. Se il successo degli Alice in Chains era diventato planetario proprio grazie alla sua voce, (sei nomination ai Grammy Award e un premio all’MTV Video Music Award del 1993, per “Would”) l’uomo Staley sembrava da sempre vivere una vita da estraneo nella sua stessa band. Il regalo più grande che Staley potesse fare ai suoi fan, è stato regalare loro un “Unplugged in New York”: dipendente dall’eroina da anni e visibilmente stanco, riuscì a toccare l’apice con il suo canto sofferto.

Sarà l’ultima magistrale interpretazione in pubblico. La morte della sua compagna storica, avvenuta nel 1996, e la costante presenza della depressione non daranno mai tregua ad un uomo già fragile di natura. Intorno alla metà degli anni ’90 sono tanti i disperati tentativi di cure: durante una pausa dalla band, Layne incontra in una clinica di riabilitazione Mike McCready dei Pearl Jam e John Baker Saunders dei Walkabouts, e di comune accordo decidono insieme di curarsi mettendo su una band: i Mad Season. Il gruppo, che si avvale della collaborazione di Mark Lanegan, realizza un solo album, "Above", capace non solo di vincere un disco d’oro, ma di piazzare Staley sul podio dei migliori frontman rock mondiali. 

La sua voce non comparirà in nessun album della band di Jerry Cantrell e soci, visto che Layne decise prematuramente di uscire dalle scene. In realtà un ultimo, disperato tentativo lo fece Tom Morello dei Rage Against the Machine, quando nel 1999 assemblò quasi per gioco una band chiamata “Class of ‘99” coaudiuvato da Stephen Perkins dei Jane’s Addiction e da Martyn LeNoble dei Porno for Pyros. La band realizzò nel giro di pochi giorni la cover di "Another Brick in the Wall" (parte 1 e parte 2) dei Pink Floyd, destinata poi a diventare la colonna sonora del film "The Faculty" di Robert Rodriguez.

Sarà l’ultima volta che Layne entrò in una sala studio. Il corpo di Layne Staley venne trovato solo dopo una settimana del decesso, il 12 aprile del 2002. Rimarrà la sua voce, graffiante come una lama, e capace di squarciare anche i cuori più duri.

Lo ricordiamo, con le sue migliori interpretazioni, che trovate nelle pagine che seguono. Buon ascolto... 

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