Mercato 2004, la discografia italiana perde un altro 8 %

Mercato 2004, la discografia italiana perde un altro 8 %
In attesa del Grande Evento in grado di ribaltare le carte in tavola (si tratti della comparsa dei nuovi Beatles, dell’esplosione definitiva degli iPod, dei cellulari walkman che permettono di comprare e ascoltare musica ovunque, del file sharing a pagamento o della sconfitta definitiva della pirateria on-line), il mercato discografico è un osso con sempre meno carne intorno. Anche in Italia, dove i dati FIMI per il 2004 (certificati da PriceWaterhouseCoopers) segnalano un ulteriore calo del 7,9 % nel fatturato (280 milioni di euro, Dvd esclusi: erano stati 314 nel 2003 e 340 nel 2002) e del 12,67 % nelle quantità vendute (poco meno di 31 milioni di “confezioni”, contro 36 dell’anno precedente). Non è una grossa sorpresa, ma il dato resta drammatico: in soli tre anni sono andati in fumo 60 milioni di euro e oltre il 25 % dei posti di lavoro nel settore produttivo e distributivo.
Tra “merger”, tagli agli organici e tiri progressivi della cinghia, tutte le major discografiche hanno schiacciato a fondo il pedale del freno, congelando gli investimenti sul nuovo repertorio locale: fatto che, come la FIMI sottolinea, si riflette nel calo della sua incidenza percentuale sul giro d’affari, dal 48,67 % del 2003 al 46,13 % dell’anno scorso, contro il 49,50 % rappresentato dal catalogo e dalle novità discografiche provenienti da altri mercati. Rispetto al 2003, sottolinea l’organizzazione di categoria, il calo di vendite dei dischi italiani è stato del 20 %, quello dei dischi internazionali dell’11 %. Con i Cd album in calo dell’8,69 % e i singoli dimezzati sia in valore che in quantità vendute, le uniche note allegre arrivano dai Dvd musicali. Più venduti dei Cd singoli, un milione e settecentomila pezzi (crescita del 55 % sul 2003), ma non abbastanza da incidere significativamente su un bilancio rispetto al quale rappresentano ancora una quota marginale, 7,7 %.
I dati di PriceWaterhouseCoopers non li includono, ma FIMI aggiunge qualche considerazione a margine sui mercati della musica digitale e della telefonia mobile: nel 2004 gli introiti provenienti dalle piattaforme di distribuzione digitale avrebbero rappresentato l’1% circa del mercato tradizionale, e cioè intorno ai 2,80 milioni di euro. Ancora briciole, anche se il settore sembra in rapida evoluzione. Se ne parlerà tra qualche tempo: e intanto, come sottolineano in questi giorni i pezzi grossi della discografia internazionale (Andrew Lack di Sony BMG, per esempio: vedi News) bisogna prepararsi ad altri rigori e ad altre sofferenze.
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