NEWS   |   Pop/Rock / 04/03/2005

King Crimson in standby, e Adrian Belew si fa in tre

King Crimson in standby, e Adrian Belew si fa in tre
L’elusivo Re Cremisi di mr. Fripp è temporaneamente in surplace, come spesso capita. Ma non è che Adrian Belew, chitarrista prodigio dei Crimson e, prima ancora, di Frank Zappa (il suo scopritore), di David Bowie e dei Talking Heads, se ne stia nel frattempo con le mani in mano. Anzi. La sua officina sforna non meno di tre dischi nuovi, “Side 1, 2 & 3”, destinati ad esplorare altrettante, diverse facce della sua multiforme personalità musicale. C’è in cantiere anche un nuovo album con i Bears, gruppo anni ’80 con cui si diverte di tanto in tanto ad organizzare una rimpatriata. Ci sono le collaborazioni frequenti con altri artisti, tra le ultime le partecipazioni ai dischi di William Shatner e Porcupine Tree. C’è stata anche, l’estate scorsa, una sua comparsata a un concerto tributo per il “Blonde on blonde” dylaniano, con alcuni protagonisti d’epoca, da Al Kooper all’armonicista Charlie McCoy, rimessi insieme sul palco da un promoter di Nashville (Belew, che risiede da tempo nella Music City del Tennessee, ha cantato nell’occasione “Just like a woman”).
“Side 1” intanto è già nei negozi (in Italia dal 28 febbraio) e vede al suo fianco l’eccentrico bassista Les Claypool (Primus, Frog Brigade, Colonel Calypool’s Bucket Of Bernie Brains e altre fantasiose incarnazioni) e il poderoso batterista dei Tool, Danny Carey. Un trio “power rock” in piena regola, come quelli che si usavano ai vecchi tempi: Cream, Jimi Hendrix Experience… “In effetti è a loro che ho pensato inizialmente” ci racconta Adrian (che all’anagrafe fa Robert Steven di nome). “Poi però ho anche provato ad andare in nuove direzioni. Prendi una canzone come ‘Ampersand’, tempi e scansioni ricordano piuttosto i King Crimson e il modo di cantare è più delicato, un po’ alla maniera dei Byrds: mi piaceva l’idea di sovrapporre armonie vocali squillanti su una base musicale molto aggressiva. L’idea del disco è nata quando ho trovato il modo di innestare loop ritmici sulle parti soliste in modo da suonare tutto in contemporanea, in pezzi come ‘Walk around the world’ o la stessa ‘Ampersand’ non ci sono sovraincisioni. La mia chitarra copriva già abbondantemente lo spettro sonoro, per questo ho pensato alla formazione a tre”. Di lì la scelta di Claypool e Carey. “Non avevo mai inciso con loro anche se sono amico di entrambi. Les era salito sul palco durante un paio di show dei King Crimson e io avevo fatto altrettanto in occasione di qualche suo concerto; gli stessi Crimson erano stati in tour per qualche tempo con i Tool. Ho il mio studio di registrazione, a Nashville, e come sempre avevo realizzato dei provini suonando da solo tutti gli strumenti. Sapevo però che per un disco come questo avrei avuto bisogno di qualcuno capace di suonare in modo più tecnico e avventuroso di quanto avrei potuto fare io: un bassista dallo stile unico e inconfondibile e un batterista che suona come un mostro. Mi sono venuti subito in mente loro”. Nonostante il fitto interplay tra i tre musicisti, gran parte del materiale di “Side 1” è frutto di una composizione a tavolino. “Sì”, conferma Belew, “in diverse occasioni ho fatto ascoltare a Les e a Danny le tracce che avevo già registrato perché ci sovraincidessero i loro interventi. Nell’ultima parte del disco ci sono titoli come ‘Pause’ e ‘Elephants’ in cui ho cercato di spingere sull’improvvisazione. Mentre ‘Matchless man’ mostra un altro lato di quel che si può fare con un trio. E’ un pezzo piuttosto meditativo: Danny suona soltanto le tablas abbandonando per un attimo il suo caratteristico stile selvaggio, Les sforna forse la sua migliore esecuzione del disco, ci sono parti di chitarra registrate al contrario e sovrapposte. Ultimamente ho usato approcci di scrittura diversi, ho scoperto nuove tecniche di esecuzione e nuove aree su cui lavorare ed è stato questo a suggerirmi di incidere tre dischi così diversi tra di loro. In tutto ho accumulato trenta pezzi che, sentivo, avrei dovuto tenermi per me invece di metterli a disposizione dei Bears o dei King Crimson”. Lo stile della band di Fripp echeggia spesso, però, tra le note di ‘Side 1”: “Già, questo disco si può considerare per certi versi la mia versione dei Crimson. Non è così per ‘Side 2’ e per ‘Side 3’, che sono due dischi dalla personalità molto differente: per questo ho voluto tenerli separati. Avevo provato a mettere insieme i primi due ma proprio non funzionava, si indebolivano a vicenda. E pazienza se ‘Side 1’, come del resto ‘Side 2’, dura poco più di mezz’ora: c’è tutto quello che doveva esserci, è un disco ad alta densità di informazioni. Desidero che chi lo mette sul lettore Cd non si senta esausto alla fine dell’ascolto e gli venga voglia di risentirlo da capo. 30 minuti mi sembrano il dosaggio giusto per questo tipo di musica”. Non è l’unico rimando al passato, per di più: la citata “Elephants”, per esempio, rinnova una vecchia passione del Nostro per i riferimenti al mondo animale…“E’ un soggetto che mi ha sempre interessato, e nel corso degli anni ho sviluppato un vocabolario musicale che simula i suoni della natura e degli animali. Gli elefanti sono probabilmente la specie che mi affascina di più per il fatto di essere così inusuale. Quasi quanto gli esseri umani… E quelle che sembrano canzoni sugli animali, comunque, parlano in realtà della condizione umana”.
Cosa si ascolterà su “Side 2”, un album che Belew definisce di “dj music”, è anticipato in qualche modo da un pezzo come “Beat box guitar”. “E’ proprio così, quella canzone fornisce un indizio sui contenuti del secondo volume. ‘Side 2’ è un disco pieno di loop, di batterie elettroniche e di synth pad, in cui la voce viene usata molto sporadicamente. Rispetto alla dance music che si sente normalmente in giro c’è qualche differenza, però. Ho cercato di non dimenticare l’aspetto melodico, pur senza ricorrere alla struttura tradizionale strofa/ritornello. E anche di dare risalto alla potenza degli assolo, con alcuni passaggi abbastanza selvaggi. C’è molta chitarra, ed è il mio disco preferito dei tre. ‘Side 3’ è molto più eclettico, un po’ una macedonia di cose che non trovavano giusta collocazione nei primi due capitoli: c’è Robert Fripp in una canzone, Mel Collins in un altro paio di brani, qualcosa anche con Les e Danny. Spero di farli uscire tutti nell’arco di dodici mesi: il secondo volume a giugno, il terzo entro gennaio dell’anno prossimo”. Intanto c’è il tour di “Side 1” in vista. E Belew, ricordando la lezione di Zappa, ha voluto reclutare due musicisti del giro nashvilliano sconosciuti al grande pubblico. “Le mie audizioni non sono durate quanto quelle di Frank, non potevo permettermelo. Il batterista (Mark Nemer) è una specie di giovane Danny Carey ancora tutto da scoprire, il bassista (Erich Hubner) è un incredibile virtuoso. Entrambi suonano regolarmente nell’area di Nashville ed erano adatti allo stile musicale che avevo in mente. Stiamo lavorando sodo per sviluppare una buona interazione musicale e sono sicuro che ci siano delle potenzialità molto interessanti, anche nella rilettura del mio vecchio repertorio”. Sul palco l’improvvisazione regnerà sovrana, promette Adrian, che è un grande estimatore della nuova scena jamband americana. “Mi piace la musica di Les Claypool, ovviamente, ma anche quella di gruppi poco conosciuti come Drums & Tuba. Quel che apprezzo della scena jam è il fatto che mette al centro la musica, l’abilità dei musicisti di improvvisare e di aggiungere qualcosa di nuovo e diverso ogni sera. L’attenzione è concentrata sulla creatività e non sullo stardom, e si tratta di una cosa molto salutare. Credo che la mia musica, così come quella dei King Crimson, si adatti bene a questo spirito, spero anche che avremo modo di suonare in qualche festival jam nel prossimo futuro”.
A proposito del Re Cremisi: novità in vista? “Io e Robert ci sentiamo regolarmente ogni settimana. Abbiamo cominciato a lavorare su qualche pezzo nuovo con un approccio di scrittura differente. Un passo alla volta, come sempre con i King Crimson. Fripp vuole prendersi un anno o due di sosta dai concerti per sviluppare queste idee, stiamo anche pensando a come sfruttare le nuove opportunità come il downloading, a come usare le nuove tecnologie senza dover tornare a sputar sangue per sei settimane ogni volta che ci ritroviamo insieme! Ah, Tony Levin è tornato nel gruppo e già solo per questo la band oggi suona in modo diverso”. E i Bears, sono un progetto abbandonato? “No, c’è un disco nuovo e quasi completato, basta che registri la voce su un paio di tracce ed è fatta. Forse è il nostro album migliore ma con tutti questi dischi in uscita non c’è fretta di metterlo fuori, probabilmente se ne parla per la primavera 2006. Quel gruppo incarna il lato ludico della mia attività, ci torno volentieri quando trovo il tempo di farlo”.
Gli appassionati hanno avuto modo recentemente di riascoltare il Belew primi anni ’80 sul live “The name of this band is Talking Heads”, finalmente pubblicato in Cd lo scorso anno. “Non l’ho risentito”, ammette il musicista del Kentucky, “ma ho ricordi molto piacevoli di quel periodo. La musica dei Talking Heads sembrava fatta apposta per me, anche perché mi lasciavano briglia sciolta permettendomi di dare sfogo al lato più pazzo e selvaggio del mio stile… E’ stato un periodo importantissimo della mia formazione musicale, e per me gli Heads incarnano il meglio della musica degli anni ‘80”. Il suo chitarrista preferito, confida, resta però Jeff Beck. “Ci conosciamo da tanti anni e quando possiamo facciamo in modo di vederci. Ho già avuto modo di suonare con due dei miei chitarristi preferiti, Fripp e Rob Fetters dei Bears, ma sarebbe fantastico incidere qualcosa con Jeff, un giorno. E’ un po’ come con Robert: abbiamo due stili parecchio diversi ma anche molto in comune”.
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