Concerti, Brian Wilson a Taormina celebra ‘Pet Sounds’: la recensione, la setlist

Concerti, Brian Wilson a Taormina celebra ‘Pet Sounds’: la recensione, la setlist

Taormina, Teatro Antico, 11 luglio 2018. In una calda serata d’estate alcune centinaia di fan dei Beach Boys sono radunate in attesa di celebrare uno degli album più osannati della storia della musica, “Pet Sounds”. Il maestro cerimoniere, Brian Wilson, che dei Beach Boys fu la mente, arriva puntualissimo alle 21,30; purtroppo la recente operazione alla schiena lo costringe a entrare sul palco con un deambulatore e aiutato dal suo staff, che con un po’ di fatica lo fa accomodare sullo sgabello davanti a un piccolo pianoforte senza pedali e col logo di una ditta locale; il suo abbigliamento è scarno, una leggera camicia azzurra, pantaloni di tuta e scarpe da ginnastica, con contorno di tutore alla gamba; Brian, 76 anni che purtroppo dimostra in pieno, resterà seduto per tutta la durata del concerto. Al suo fianco al centro del palco Al Jardine, un altro storico componente dei Beach Boys, anche lui 76enne ma decisamente molto più in forma del suo collega Brian. A contorno dei due, una band di dieci elementi, circondati da tastiere Hammond e Kurzweil, percussioni di ogni tipo e chitarre a non finire; tutti musicisti di altissimo livello, molti di loro polistrumentisti che passano senza soluzione di continuità da uno strumento all’altro ed eseguono inoltre dei cori impeccabili e che, diretti dal buon Brian, fanno rivivere al pubblico taorminese la magia degli anni ’60, senza necessità di coreografie se non quella naturale del teatro; a questo proposito Brian, prima di iniziare, saluta il pubblico facendo notare come quel teatro sia vecchio di duemila anni.

La prima parte del concerto propone una selezione di classici dei Beach Boys, eseguiti tutti in forma abbastanza breve e in qualche caso eseguiti uno di seguito all’altro senza lasciare spazio agli applausi; Wilson ha una voce flebile, che purtroppo ogni tanto cede, ma al pubblico va bene così perché sa che dietro ogni canzone c’è la sua firma e quindi più che del cantante è una celebrazione del compositore e del produttore che è riuscito a creare quelle melodie e quei suoni ai tempi rivoluzionari e oggi celebrati come concepiti dalla mente di un genio; genio che purtroppo risente di tutto quello che ha passato nella sua travagliata vita e quindi non deve stupire lo sguardo spesso assente o la mancanza di empatia o comunicazione gestuale col pubblico che gli sta davanti.

Ma come si diceva non è lui l’unico protagonista del concerto: dopo i primi brani cede il microfono a Matt Jardin, figlio di Al, per fargli cantare “Don’t Worry Baby”, mentre la successiva “Darlin’” è eseguita dal tastierista Gary Griffin; per gli ultimi due brani della prima parte invece i riflettori sono tutti per Blondie Chaplin, chitarrista di una parte della storia dei Beach Boys, che appare quasi come una guest star della band, poiché non partecipa a tutti i brani; il suo mini-show in cui è la voce principale nonché la chitarra solista inizia con “Feel Flows” e prosegue con “Sail On Sailor”, cantata da lui anche su disco.

La seconda parte è, come annunciato dalle locandine, dedicata all’esecuzione dell’album “Pet Sounds” per intero, compresi gli strumentali e gli effetti sonori finali. Anche qui Wilson non è l’unico protagonista vocale, poiché per alcuni brani cede il passo ai Jardine, padre e figlio, che duettano con lui o gli rubano totalmente la scena; non è raro infatti in questi momenti in cui non canta né suona, osservare Brian totalmente immobile, quasi isolato dalla grande festa musicale che si sta svolgendo intorno a lui; solo ogni tanto introduce brevemente il brano al pubblico o introduce chi sta per cantare, ma approfitta dello strumentale “Let’s Go Away For a While” per lodare la band, sottolineando che sono i migliori musicisti che abbia mai conosciuto, e ci sentiamo di dire che non esagera affatto; nella title-track strumentale “Pet Sounds” ritorna sul palco anche Blondie, stavolta al tambourine.

Alla fine di “Caroline, No” partono gli effetti sonori presenti sull’album, il treno e il cane, e si spengono le luci per alcuni secondi; forse sarebbe il momento in cui normalmente gli artisti abbandonano il palco e attendono di tornare solo se il pubblico chiede il bis, ma viste le condizioni fisiche di Brian, si continua d’ufficio e, riaccese le luci, vengono proposti altri sei grandi classici dei Beach Boys; il pubblico non riesce più a stare seduto, molti si alzano e ballano, altri vanno sotto il palco per godersi la festa più da vicino. Dopo “Fun Fun Fun” il party sembra finito, ma Brian vuole regalare al pubblico un ultimo momento, stavolta più intimo: una “Love and Mercy” che a differenza di tutte le altre viene eseguita con pochi strumenti, tra cui prevalgono piano e xilofono, e tutta la band fa i cori.

La festa è finita, Brian si fa aiutare per alzarsi e riprende il deambulatore, non raccoglie le ovazioni del pubblico, non lo saluta calorosamente e non presenta ad uno ad uno i membri della sua band (privilegio concesso durante lo show solamente a chi ha cantato da solista), ma ha comunque regalato ai purtroppo pochi presenti (si rileva un teatro riempito per nemmeno metà della sua capienza) un’ora e mezzo di musica senza tempo.

(Andrea Grasso)

 

 

SETLIST:

(Prima parte)

  1. California Girls
  2. Dance, Dance, Dance
  3. I Get Around
  4. Shut Down
  5. Little Deuce Coupe
  6. Surfer Girl
  7. California Saga: California
  8. Don't Worry Baby
  9. Darlin'
  10. Feel Flows
  11. Sail On, Sailor

(Seconda parte, 'Pet Sounds')

  1. Wouldn't It Be Nice
  2. You Still Believe in Me
  3. That's Not Me
  4. Don't Talk (Put Your Head on My Shoulder)
  5. I'm Waiting for the Day
  6. Let's Go Away for Awhile
  7. Sloop John B
  8. God Only Knows
  9. I Know There's an Answer
  10. Here Today
  11. I Just Wasn't Made for These Times
  12. Pet Sounds
  13. Caroline, No
  14. Good Vibrations
  15. Help Me, Rhonda
  16. Barbara Ann
  17. Surfin' U.S.A.
  18. Fun, Fun, Fun
  19. Love and Mercy
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