Roger Waters al Circo Massimo di Roma: il concerto visto con gli occhi del fan

Roger Waters al Circo Massimo di Roma: il concerto visto con gli occhi del fan

Quo Vadis Roger?

Roma è la città dei re, Roma è la città dei papi. Roma è la città di Roger Waters. 74 anni dopo la scomparsa di suo padre che non vide mai la Città Eterna liberata, il genio creativo dei Pink Floyd percorre idealmente i 50 chilometri che separano Via del Buon Riposo ad Aprlia dal Circo Massimo conquistando la terra brulla che fu delle bighe, dei Rolling Stones e di David Gilmour.

Impossibile paragonare il concerto di David del 2015 con quello visto sabato, sono due cose diverse. Il tempo è galantuomo e tiranno e, ironicamente, ha portato (di nuovo) Roger davanti alle folle oceaniche e Dave (per sua scelta) in luoghi spettacolari ma allestiti per pochi e affezionatissimi amatori (ben) paganti.

Ma chi sono io per giudicare? Del resto i miei antenati al Circo Massimo ci correvano con le bighe e, ne sono certo, avevano una superficie d’appoggio migliore del 98 % delle attuali strade di Roma…

Dopo lo stadio Flaminio (In The Flesh), quello Olimpico (Dark Side Of The Moon e The Wall), il bassista eclettico porta il suo spettacolo anche nel cuore della Capitale con il suo allestimento outdoor dell’”Us + Them” tour.

Le quasi tre ore di show possono tranquillamente riassumersi con la parola monumentali; chi c’era lo sa già, chi non c’era forse potrà farsene un’idea cercando di mettere insieme le clip caricate sul web e le opinioni raccolte in autorevolissimi contributi scritti  da penne eccellenti o da piccoli floydiani come il sottoscritto.

Tre cose non hanno funzionato sabato sera e, di queste, una non ha trovato spazio in nessun articolo che ho avuto modo di leggere: microfono spento all’inizio di “Welcome to the machine” con Roger inquadrato mentre canta un muto “Welcome my son”… Sono certo che il fonico addetto abbia passato un brutto quarto d’ora alla fine del concerto… Intorno a me non se ne è accorto nessuno e, quando ne ho parlato alla fine del primo set mi è stato risposto che la canzone non comincia con “Welcome my son”… Il che detto da uno che si professa come un VERO esperto mi ha fatto sorridere e non poco ma, lo sappiamo, chi sa tace e chi non sa insegna…

Gli altri due aspetti attengono all’organizzazione e ai controlli e sono alquanto divertenti nonché emblematici delle problematiche romane: 1 – Semaforo di Via della Greca acceso per tutto il tempo nonostante la via chiusa al traffico e il comando dei vigili a più o meno a 23 metri di distanza (dal prato A Gold potevi vedere le luci alternarsi dal verde al giallo e poi al rosso mentre ti godevi l’immenso schermo messo su per l’occasione); 2- una coppia “dispensatori” di cannabis che hanno imperversato per tutto il tempo importunando un po’ tutti (ma quanta ne devi vendere per rientrare di due biglietti da 145 euro cadauno???).

Al di là di questo lo spettacolo è stato ovviamente potente e mozzafiato anche in questa versione all’aperto che, forse, perde un poco di potenza sonora rispetto a quello al chiuso. La potenza visiva invece è moltiplicata almeno per tre o per quattro se si fanno le debite proporzioni del palco: immenso.

Lo svolgimento del concerto ha dimostrato, una volta di più, quanto sia ben oleata tutta la macchina e quanto sia affiatata la crew che accompagna il leader maximo il quale, prima dell’encore di chiusura, si è lanciato di nuovo in uno dei suoi appassionati discorsi. Molti estimatori di Katy Perry hanno storto il naso mentre io pensavo, sorridendo tra me e me, che Waters potrebbe permettersi persino di vendere pentole o multiproprietà in riva al mare semplicemente perché se lo può permettere! E’ inutile continuare a lamentarsi e a commentare più o meno sommessamente le performance del Genio Creativo dei Pink Floyd in quanto, pressoché da sempre, la sua musica e i suoi testi sono politica: qualcuno di voi rammenta il passaggio “Maggie what have we done?” giusto per citarne uno?

Restiamo umani era scritto sulla versione alla carbonara di Algie e, una volta di più, dobbiamo restare tali nell’apprezzare e comprendere il messaggio globale che Roger ci manda e che, spera, di lasciare nelle nostre menti tornando a casa. Se fosse solo musica sarebbe riduttivo. Se fosse solo musica ci sarebbero 14700 posti numerati, se fosse solo musica suonerebbe David Gilmour e le parole ce le metterebbe la moglie…

Il tour proseguirà ancora a lungo lontano dall’Italia ma, verosimilmente, il saluto di Roger rimasto solo sul palco a fine performance è l’addio definitivo al nostro Paese per sopraggiunti limiti di età; questo lascia un po’ di amaro in bocca a tutti ma, chi può dirlo, magari tra due o tre anni gli verrà voglia di un altro piccolo tour in stile Nick Mason (non vedo l’ora che arrivi il 20 settembre!).

Pertanto restiamo umani anche nel mantenere viva la speranza che un giorno ci incontreremo di nuovo.

We will meet again!

RESIST

Fabio FLOYD Flecchia

Dall'archivio di Rockol - l'Us+Them tour nella versione outdoor, a Lucca e Roma
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