NEWS   |   Recensioni concerti / 21/07/2018

Bonnie Raitt e James Taylor, la recensione del concerto al Lucca Summer Festival

 Bonnie Raitt e James Taylor, la recensione del concerto al Lucca Summer Festival

Più di 50 anni del canzoniere americano eseguito da due grandi autori e interpreti, suonato dentro le mura medievali da due band di eccellenti musicisti di fronte a un pubblico entusiasta formato per il 30% da stranieri. Questo è in estrema sintesi ciò che è accaduto ieri sera al Lucca Summer Festival per il double billing di Bonnie Raitt e James Taylor. 

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Inizia la cantante californiana mentre la piazza Napoleone si deve ancora riempire. La Raitt è poco celebre qui in Italia, ma nel suo set di un'ora sfodera tutto il suo talento - nonostante un recentissimo intervento per farsi asportare un cancro al seno - spostandosi senza difficoltà tra blues acustico (“Devil Got My Woman” di Skip James) al folk, rock&roll (“I Believe I'm in Love With You” dei The Fabulous Thunderbirds) e i suoi eccellenti brani tra soul e rock (“Something to talk about”), con la sua voce dolce e graffiante e un'ottima tecnica chitarristica. 
La Raitt si ricostruisce addosso due storici pezzi pop anni '80 come “Need you tonight” degli INXS depurandolo del ritmo sincopato e trasformandolo in un country rock sofferente e “Burning down the house” dei Talking Heads che già nel suo dna conteneva un seme nashvilliano. La Raitt intervalla le canzoni con confidenziali racconti tipici dei cantanti country, come per la toccante “Angel From Montgomery” di John Prine dedicata a tutte le donne che vengono separate dai propri figli. Band rodatissima capace di passare dal reggae rock di “Have a Heart” al soul raffinato di “Nick of time” cantato insieme alla limpida voce di Arnold McCuller, una delle star che accompagnano James Taylor in questo tour. Ed è lo stesso Taylor a chiudere il generoso set di  Bonnie Raitt con un duetto su “Thing Called Love” di John Hiatt. 


Rapido cambio palco, e se prima era solo un quartetto ad accompagnare la Raitt, adesso ci sono ben dieci tra musicisti e coristi a supportare James Taylor che arriva solitario sul palco con il suo incedere gentile e umile, imbraccia una delle sue tante chitarre acustiche e inizia a cantare “Carolina in my mind” con l'ausilio del violino della corista Andrea Zonn da Nashville. In due ore viene presentato un catalogo di canzoni leggendarie in bilico tra l'intersezione nostalgica di allegria e malinconia: il 70enne cantante di Boston con oltre 100 milioni di dischi venduti, cinque Grammy e un periodo di vita oscurato da qualsiasi tipo di eccesso, oggi è un signore che ama profondamente la vita, le proprie canzoni e il pubblico a cui proporle al meglio. Per questo i suoi tour sono sempre pieni di eccellenti musicisti e session men il cui compito è arricchire con nuovi colori le già impeccabili canzoni di Taylor: così “First of may” acquista un groove latino con il lavoro precussivo di Michito Sanchez, “Country road” si trasforma in un blues,  “Steamroller” mette il luce il talento chitarristico di Michael Landau. Alla batteria c'è Steve Gadd che fa un lavoro di fino e sottotraccia, come quando accompagna la dolente “Fire and Rain” con una sorta di marcia funebre. “Walking man”, “Don't let me be lonely tonight” e “Sweet baby James” in fondo non hanno neanche bisogno di un lifting, ché sono dolci e meravigliosi anche così.


Taylor, come del resto anche la Raitt, non perde occasione di lodare l'Italia e Lucca e presentare le proprie canzoni con brevi storie autobiografiche, come quella volta a Londra nel 1969 c in cui cantò “Something in the way she moves” di fronte a Lennon e McCartney che cercavano nuovi cantanti per la loro etichetta Apple (ma forse c'è anche Harrison che poi riprese il titolo per l'attacca della sua “Something”). 

La band fa emergere il lato più black e soul di James Taylor, quindi “Shed a Little Light” diventa un gospel gioioso e “How sweet it is”, pezzo di Holland-Dozier-Holland originariamente composto per Marvin Gaye, mette in risalto la sezione fiati che vede al sax l'ex Blues Brothers band Lou Marini. 
Per la chiusura torna Bonnie Raitt per un omaggio alle radici del rock'n'roll con “Johnny B good” e “You can close your eyes”. Quasi tre ore di concerto che hanno incantato il pubblico del Lucca Summer Festival giocando con i ricordi, le canzoni che fanno parte del dna di molti e le emozioni. 

(Michele Boroni)


SETLIST
Unintended Consequence of Love        
Need You Tonight (cover degli INXS)        
Everybody's Crying Mercy (cover di Mose Allison)
I Believe I'm in Love With You (cover dei The Fabulous Thunderbirds)      
Devil Got My Woman (cover di Skip James)       
Have a Heart        
Something To Talk About       
Nick of Time (con Arnold McCuller)
Angel From Montgomery (cover di John Prine)
Burning down the house ( cover dei Talking Heads)        
Thing Called Love ( cover di John Hiatt) (con James Taylor)

JAMES TAYLOR
Carolina in My Mind
Country Road
Sunny skies
Walking man
First of may 
Up on the Roof 
Steamroller
Don't let me be lonely tonight
Handy man
Mexico
Something in the Way She Moves
Sweet Baby James
Fire and Rain
Shed a Little Light
Your Smiling Face
Shower the People
How Sweet It Is (To Be Loved by You)
Johnny b good (cover di Chuck Berry ( con Bonnie Raitt)

You've Got a Friend
You can close your eyes (con Bonnie Raitt)

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