Fabio Treves compie 70 anni: i momenti più memorabili della sua carriera (commentati da lui) (2 / 12)

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[Fabio Treves e Frank Zappa - foto: Galimberti]

Di tutti gli incontri - e sono tanti - che ho avuto con grandi artisti, questo è quello che mi emoziona di più. Per me, a distanza di trent'anni, è ancora motivo di orgoglio. Non mi capacito di aver incontrato e suonato con Frank, invece è successo, grazie alla mia amicizia con Claudio Trotta, che dura ormai da 45 anni. Lui, che negli anni a seguire sarebbe diventato uno dei promoter più importanti del panorama nazionale, mi propose: "Vuoi venire con me a Monaco di Baviera a conoscere Frank? Devo incontrarlo in vista delle sue date in Italia". Io ovviamente accettai. Quando lo vidi per la prima volta i nostri sguardi si incrociarono e lì, come nei film, successe la magia: mi sembrava di aver incontrato un amico che avevo visto l'ultima volta due giorni prima in pizzeria. Anche lui mi guardò, e capì subito che non ero il solito fan, ma intuì che c'era molto, molto di più. Dopo lo rividi a Milano, al suo concerto, al PalaTrussardi. Lo avevo seguito anche alle prove per la serata e alla conferenza stampa. Lui, senza alcun preavviso, mi chiese: "Fabio, cosa ne dici se ti chiamo sul palco a fare un pezzo?". Io sapevo che durante i suoi show Frank - memore di una sciagurata serata al Madison Square Garden di New York in cui aveva ospitato John Lennon e Yoko Ono - era solito farsi accompagnare solo dai suoi musicisti, e quindi gli risposi: "Non prenderti gioco di me". Poi, subito dopo: "Certo che ci vengo. Sei il mio mito da trent'anni. Ma su che pezzo devo suonare?". "Non preoccuparti, io ti darò la tonalità" mi rispose "tu suona pure quello che ti senti"
E io, come mi sentivo? Avevo le gambe che mi tremavano. Di ospitate e di apparizioni importanti ne avevo già fatte tante, ma qui si stava parlando di Frank Zappa. Nella mia città. Anni dopo incontrai di nuovo Ike Willis [collaboratore storico della band di Zappa, ndr], che mi disse: "Credimi, Fabio: io e gli altri ragazzi del gruppo ci ricordiamo di te, perché in tanti anni di militanza nella band di Frank non abbiamo mai visto chiamare nessuno sul palco come ospite, a parte te". Ripensando a quella sera, credo di non aver fatto nemmeno una figura così meschina, perché una volta sceso dal palco fu sempre Frank a chiedermi: "Sei libero settimana prossima?". Io: "Sì, perché?". "Perché devo suonare a Genova", rispose: "Se vieni possiamo fare un altro pezzo". Lui, che è considerato uno dei grandi geni del Novecento, era una persona troppo bella, troppo avanti. Questa foto è stata realizzata in un famoso incontro in Comune a Milano, nel 1988.
Lui aveva un sogno, e me lo raccontò: "Ho già gli sponsor e gli agganci giusti. Per i Mondiali di calcio del 1990 [la cui partita d'apertura si giocò proprio a Milano, ndr] mi piacerebbe che il Comune mi concedesse la Scala per un concerto".
 "Frank, fidati: andiamo pure in municipio a chiedere, ma la Scala non te la daranno mai", replicai.
"E perché mai? Io sono Frank Zappa!".
"Tu sei Frank Zappa, suoni con l'orchestra filarmonica di San Francisco, sei un mito, ma Milano è Milano, e so come funziona, essendo consigliere comunale".
"Va bene, ma ti prego, organizzami un incontro col sindaco”.
Così mi feci latore di questa sua richiesta e riuscii a organizzare un incontro con il sindaco e l'allora assessore alla Cultura, ma alla fine le mie previsioni si avverarono, e la Scala gli fu negata. Non ci fu niente da fare. All'uscita dall'incontro nel cortile di Palazzo Marino ci aspettava un mio amico fotografo, Maki Galimberti, ora grande fotografo per il Corriere della Sera, che non ringrazierò mai abbastanza per averci scattato la storica foto qui sopra.
Questo episodio è stato citato da Zappa nella sua autobiografia ufficiale: Frank definì il sindaco un "socialista", l'assessore alla Cultura un "comunista" e me un "anarchico". E questo è uno dei complimenti più belli che mi siano stati mai fatti.

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