Il cantautore londinese James Blake è intervenuto nei giorni scorsi all’annuale simposio della Performing Arts Medicine Association. Il panel a cui ha partecipato riguardava il tema della salute mentale e del suicidio negli artisti.
Come riporta Billboard, Blake ha dichiarato di avere avuto problemi con la depressione e di avere avuto pensieri suicidi agli inizi di carriera a causa di un calendario concerti particolarmente intenso intorno al 2010 quando uscì il suo primo album:
“Venni strappato dalla mia vita normale in un momento in cui non ero ancora completamente formato”.
Blake ha continuato spiegando come il livello di interazione con le persone divenne superficiale e occasionale con il risultato che perse la sua parte emozionale e anche lo squilibrio alimentare viene ad assumere un ruolo che peggiora lo stato di salute mentale:
“Lo squilibrio chimico dovuto alla dieta e il deterioramento della mia salute sono stati un fattore enorme per la mia depressione e per lo sviluppo di pensieri suicidi. Ho sviluppato intolleranze dietetiche che mi hanno portato quotidianamente alla depressione esistenziale".
Contrariamente a quanto si possa comunemente credere questa sua lotta con la depressione non ha avuto un impatto positivo sulla sua vena artistica:
“C'è questo mito per il quale devi essere posseduto dall’ansia per essere creativo, che devi essere depresso per essere un genio. Posso sinceramente dire che l'ansia non mi ha mai aiutato a creare. E ho visto che distrugge il processo creativo anche dei miei amici".
Lo scorso maggio Blake si era già espresso su questo argomento postando un messaggio su Twitter dove si era scagliato contro l’etichetta affibbiatagli di essere un ragazzo triste:
“Ho sempre trovato quell'espressione malsana e problematica quando è usata per descrivere uomini che parlano apertamente dei loro sentimenti. Mentre non mettiamo mai in discussione le donne che discutono dei loro problemi, ciò contribuisce alla disastrosa stigmatizzazione storica degli uomini che si esprimono emotivamente. Viviamo già un'epidemia di depressione e suicidio maschile. Non abbiamo bisogno di ulteriori prove del fatto che abbiamo ferito gli uomini con la nostra domanda sul loro bisogno di essere vulnerabili e aperti. È sempre una buona cosa parlare di ciò che ti passa per la testa."