NEWS   |   Recensioni concerti / 04/07/2018

Zucchero in Piazza San Marco a Venezia: ‘Farò di tutto per non rovinare questa bellezza’ – RECENSIONE E SCALETTA

Zucchero in Piazza San Marco a Venezia: ‘Farò di tutto per non rovinare questa bellezza’ – RECENSIONE E SCALETTA

Tre ore e passa di musica. Trentaquattro canzoni. Una band di 12 elementi fuori dall’ordinario, in grado di suonare di tutto e di più. Il chitarrista giapponese Tomoyasu Hotei e un coro gospel di 15 elementi come ospiti. E uno sfondo incredibile: la Basilica e il Campanile di San Marco. Ieri sera il tour europeo di Zucchero “The best live” ha toccato Venezia per la prima delle uniche due date previste in Italia. È stato un concerto speciale, un po’ per il luogo in cui si è tenuto, che ha riaperto alla musica live dopo sette anni, un po’ per il repertorio pieno successi e chicche, un po’ per l'atmosfera. Per l’artista emiliano, “un sogno”.

Il pubblico viene fatto accomodare sulle sedie – in piazza ce ne sono 5 mila. I primi boati arrivano alle 20.45, ma la musica non c’entra: sta tuonando. Zucchero e la band, la stessa del tour di “Black cat”, salgono sul palco allestito di fronte al Museo Correr alle 21. Piove e molti si alzano per addossarsi sotto il palco, in cerca di protezione. La security ci mette cinque, sei canzoni a fare indietreggiare la gente, ma oramai ha smesso di piovere. Sul palco non c’è scenografia: lo spettacolo è assicurato dai musicisti. Brian Auger, 79 anni in luglio, suona l’organo con la leggerezza di un ragazzo e canticchia fra sé e sé “13 buone ragioni” mentre le dita scivolano sulla tastiera. Per “Il mare impetuoso al tramonto…” arriva Tomoyasu Hotei con in braccio una chitarra con intarsi in madreperla. La potenza di fuoco e la versatilità della formazione che si destreggia fra rhythm & blues, pop, rock, jazz, funk e country, sono notevoli.

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Dopo 6 canzoni, Zucchero dà il benvenuto “a questa notte magnifica” e annuncia che faremo tutti assieme un viaggio a ritroso. Se il tour di “Black cat” era incentrato, nella prima parte, sulla riproposizione integrale dell’ultimo album, ora il cantante sta portando in giro una sorta di greatest hits. “Siete pregati di stare tranquilli”, dice rivolto al pubblico, “poi quando ve lo dico io scateniamo l’inferno”. Che si scatena, effettivamente, quando partono “Con le mani” e una versione molto funk di “Non ti sopporto più”, sostenuta dalla sezione fiati fatta accomodare su una piccola impalcatura. Una delle esecuzioni migliori è “Dune mosse”, intensa e raffinata al tempo stesso, interpretata benissimo e suonata meravigliosamente bene.

Continua tira e molla con la securuty, che impedisce alle persone di occupare i corridoi fra le sedie e il fronte del palco, e Zucchero lo nota: “Mettiamoci d’accordo, quando dico alzatevi li fate ballare sennò io lavoro per niente”. Brani da festa popolare si alternano a ballate dai toni più scuri e per “Madre dolcissima” salgono sul palco la cantante Cheryl Porter e i 14 elementi dell’Halleluiah Gospel Singers, tuniche bianche e paramenti rossi per un gospel-rock di grande effetto. Poi Zucchero si siede e attacca una parte più acustica non prima di avere detto che “è un onore avere a disposizione questo splendore, qualunque artista al mondo vorrebbe essere al posto mio”. Spiega che il tour estivo non era previsto, che avrebbe dovuto scrivere il nuovo album, ma che non ne ha voglia. E che Piazza San Marco è da tempo il suo sogno. “Farò di tutto per non rovinare questa bellezza”.

“Ora faccio le canzoni che piacciono a me”, dice e attacca un piccolo set quasi unplugged, una sorta di medley in cui i pezzi però non fluiscono uno nell’altro, ma vengono interrotti bruscamente a metà. “Odio i medley, per questo li tronco”. Infine, arriva “Miserere” in duetto con la voce registrata di Pavarotti. Zucchero presenta la band e le lascia la scena per il funk-jazz “Freedom jazz dance” cantato dalla chitarrista Kat Dyson e per una versione country di “Wake me up” di Avicii interpretata dall’altro chitarrista (e multistrumentista) Doug Pettibone. Il finale, con il coro gospel di nuovo in scena, prevede pezzi r&b fra cui “The letter” dei Box Tops, che Joe Cocker interpretò ai tempi di “Mad Dogs and Englishmen”. “Che dio ti benedica, Venezia”, dice il cantante, congedandosi.

Potrebbe finire così e invece la band risale sul palco. È quasi mezzanotte, ci informano che la musica deve finire quando suoneranno le campane. Zucchero presenta una delle sue canzoni preferite, “A whiter shade of pale” dei Procol Harum, che suonava quando frequentava la chiesa di don Tagliatella, a Roncocesi, e che con Auger all’organo va via che è un piacere. I rintocchi delle campane di San Marco accompagnano le ultime note. “Noi seguiamo le leggi, ma non così tanto”, dice Zucchero e perciò richiama la band per chiudere il concerto dopo 190 minuti con “A wonderful world”. Si replica stasera.

SET LIST:
Partigiano reggiano
13 buone ragioni
Il mare impetuoso al tramonto salì sulla luna e dietro una tendina di stelle… (con Tomoyasu Hotei)
Ci si arrende
Hey Lord
Voci
Con le mani
Non ti sopporto più
Dune mosse
Pane e sale
Vedo nero
Baila morena (con Tomoyasu Hotei)
Iruben me (con Tomoyasu Hotei)
Menta e rosmarino
Never is a moment
L’urlo
Chocabeck
Madre dolcissima (con Cheryl Porter & The Halleluiah Gospel Singers)
Così celeste (con Cheryl Porter & The Halleluiah Gospel Singers)
Un soffio caldo
Il suono della domenica
Hey man
Occhi
Miserere
Freedom jazz dance
Wake me up
Overdose d’amore (con Cheryl Porter & The Halleluiah Gospel Singers)
The letter (con Cheryl Porter & The Halleluiah Gospel Singers)
Solo una sana e consapevole libidine (con Cheryl Porter & The Halleluiah Gospel Singers)
Diamante (con Cheryl Porter & The Halleluiah Gospel Singers)
Per colpa di chi
Diavolo in me
A whiter shade of pale
A wonderful world

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