Riforma UE del diritto d'autore, è scontro tra governo e FIMI

La proposta di riforma del copyright approvata dalla commissione Giuridica del Parlamento Europeo e prossima alla discussione in aula - il 2 luglio - sta facendo discutere governo e FIMI. Oggi, martedì 26 giugno, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, nel corso di un intervento alla Camera dei Deputati, ha criticato pesantemente la nuova proposta di direttiva targata UE: "La Rete oggi è davanti ad un grande pericolo: quello della riforma del copyright. Per me l'Unione Europea dovrebbe puntare sull'educazione e non su provvedimenti come la link tax, che sarebbe una 'tassa bavaglio'. La rete è al centro del cambiamento, e il cambiamento non può più aspettare", ha spiegato - come riferisce l'edizione online di Repubblica - il Vicepresidente del Consiglio del governo Conte, "Faremo tutto quello che è in nostro potere per contrastare la direttiva sul copyright al Parlamento europeo, e qualora dovesse passare decideremo se recepirla o meno".

A strettissimo giro la Federazione Industria Musicale Italiana ha replicato - per mezzo di un comunicato - alle esternazioni di Di Maio: "La direttiva sul copyright all’esame del Parlamento affronta nodi importanti per lo sviluppo dei contenuti online ed è un passo avanti nell’innovazione digitale", ha spiegato il presidente di FIMI Enzo Mazza, "È chiaro che se queste sono le posizioni del Governo, allora queste risultano a favore di Google e Facebook: saranno infatti queste piattaforme a beneficiare dell’incredibile voltafaccia dell’Italia sul diritto d’autore”.

Stringendo l'obbiettivo all'ambito musicale, il principale nodo da sciogliere nel dibattito tra governo italiano e FIMI riguarda essenzialmente l'Articolo 13 della proposta di riforma: supportato da diverse espressioni dell'industria musicale internazionale come IFPI (associazione di categoria globale della discografia) e Impala (consorzio che raggruppa le principali etichette indipendenti europee), questo punto della modifica alla legislazione attualmente vigente obbligherebbe le piattaforme che sfruttano il modello del contenuto generato dagli utenti - come, ad esempio, YouTube e SoundCloud - a firmare degli accordi di licenza con i proprietari dei contenuti, disinnescando così definitivamente lo status di safe harbour all'origine del fenomeno di value gap.

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